POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Lotta al virus, l’assessore alla sanità delinea la strategia che sta producendo i primi numeri interessanti: passo dopo passo, ma nella direzione giusta. Il test a Pozzo di Gualdo Cattaneo: c’era il virus e tanti cittadini da proteggere
di Marco Brunacci
PERUGIA – Il tampone-patente? Il tampone che ti dice se hai avuto il virus e hai sviluppato gli anticorpi e puoi tornare a lavorare tranquillo tu e tranquilli gli altri? Non è ancora all’ordine del giorno qui in in Umbria.
Il Veneto e altri vogliono accelerare ma in Umbria, visto che sembra essere abbastanza avanti rispetto al resto d’Italia, si vuol uscire presto e bene dall’emergenza, quindi ecco cosa si continuerà a fare: subito i 15mila quick test. Quindi, se c’è un problema specifico come a Pozzo di Gualdo Cattaneo si testa tutta la popolazione (la prima giornata di verifiche ha dimostrato che c’era il virus ma anche un gran numero di cittadini da difendere ed è stata saggia la decisione di bloccare la frazione), altrimenti si punta diritti a 125 mila test già previsti. Non tutta la popolazione ma un campione molto elevato, con un criterio che è già da ripartenza, nella speranza che sia prima possibile
Lo spiega bene l’assessore alla sanità Luca Coletto: «Noi partiamo dalle categorie che sono più esposte ai rischi. Quindi: tutte quelle sanitarie, la polizia penitenziaria, gli operatori delle case di riposo, il personale e i cassieri dei supermarket, i farmacisti e le forze dell’ordine in generale. Tutti coloro che hanno rapporti diretti col pubblico negli uffici essenziali. Così facendo si isolano quelli che possono essere i principali “canali” attraverso i quali potrebbe passare l’infezione. Se servirà altro, vedremo».
L’assessore Coletto è noto per essere concreto. Viene dal Veneto di Zaia, che i tamponi li sta facendo a tutti, anche se con il criterio dei cerchi concentrici, ma punta al risultato. E i numeri di questi ultimi giorni cominciano a essere interessanti
A questo va aggiunto che mancano ancora reagenti e solo ieri l’Aifa ha dato l’ok per l’auto produzione, per cui si può pensare di superare lo scoglio. E va aggiunto ancora che fare test su vastissima scala significa spendere molti soldi e la Protezione civile deve autorizzare (e qui è puntuale e quanto mai opportuno l’emendamento del senatore umbro Zaffini, appena presentato).
«Siamo ancora nel guaio», ci tiene a dire. Per cui il resto va da sé. Si fa quello che è indispensabile per gli ospedali, per chi sta in prima linea, per non gravare sulle terapie intensive, per monitorate potenziali falò dell’epidemia che possono essere le case di riposo. Anche se, qui va detto, l’Umbria le ha sigillate ben prima che si espandesse il virus e primi tra le Regioni (insieme al Veneto). E tra i riconoscimenti va anche indicata quella tenda di pre-triage comparsa davanti al Pronto soccorso di Perugia ben prima che si abbattesse il diluvio dei casi. E come si sa, tragicamente, gli ospedali, sotto il peso delle migliaia di ricoveri dei contagiati dal virus, sono diventati loro malgrado, nonostante molte precauzioni, anche propagatori di contagi.
Ma presto bisognerà pensare a una via d’uscita. Ci sarà un modello veneto per i malati, guariti ma ancora positivi: quindi non riportarli a casa ma tenerli in strutture, magari alberghiere, della Regione. Coletto: «Stiamo riflettendoci. Sarà necessario probabilmente trovare sistemazioni per gli ancora positivi. Alberghi? Direi di no, meglio strutture sanitarie. Danno più garanzie. Quando sarà il momento, questo servirà anche a dare respiro ai reparti ospedalieri che sono gravati in questi giorni da un lavoro enorme». Come dire: un passo alla volta, l’importante è mantenere la strada giusta. Una scelta condivisibile.


