POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Attesa per oggi la decisione di task force e Governo. Un altro terreno di scontro quello dei centri estivi allargati per i bambini, fortemente voluto dalla Tesei. L’Umbria chiede anche negozi tutti aperti se in regola con le linee guida per le imprese
di Marco Brunacci
PERUGIA – Allora: i governatori della Regioni italiane, di ogni colore politico, attendevano come un oracolo il pronunciamento della task force e quindi del Governo Conte. Attesa inutile. Ma oggi, domenica 26 aprile, non possono essere un’altra volta lasciati senza un briciolo di linee guida per ripartire.
I 69 della task force sembrano avere 690 idee diverse a testa. Di sicuro ogni volta che ne esce qualcuna, viene la voglia di affidarsi al primo che passa piuttosto che al massimo esperto.
La linea del Piave dell’Umbria – se viene oltrepassata si buttano subito in pressing sulle Prefettura e la Tesei ha dimostrato di essere una gran brutta cliente per tutti – è rappresentata dai cantieri. Quelli della ricostruzione (ma anche gli altri) devono ripartire. Prima di subito. Sono soldi già stanziati. Producono un immediato effetto moltiplicatore.
Poi ci sono le questioni più spicciole. I negozi, per l’Umbria, possono riaprire tutti, basta che abbiano i requisIti e siano in grado di rispettare almeno le prime 4 delle 5 linee guida che valgono per le imprese. Compresi i termoscanner all’ingresso.
Anche i bar possono riaprire usando i tavolini esterni distanziati come previsto dalle norme antivirus e non dando servizio al bancone o all’interno.
I ristoranti sono un vero terreno di scontro. Il delivery è già ammesso (servizio a casa). L’asporto no. E su questo insiste l’Umbria, con altre Regioni. Si può e si deve fare, per dare un futuro a un settore finito nella polvere col lockdown, ma è tanta parte della proposta turistica italiana.
Tesei qui ha promesso battaglia. Poter prendere appuntamento con il ristorante, mettersi in fila, prendersi il cibo ordinato e portarlo in ufficio o a casa per consumarlo (non certo su una panchina) è un modo per ridare una speranza a un intero settore.
I parrucchieri. Ecco un’altra linea di frontiera. Se i centro estetici necessariamente saranno gli ultimi a riaprire, non si capisce perché i parrucchieri, con tutte le misure di protezione del caso, dalle mascherine ai guanti al camice adatto e se si vuole perfino agli occhiali da reparto Covid, non possano operare.
Sui parchi e su quello che possono fare i bambini (per esempio la possibilità di anticipare i centri estivi, organizzati in maniera diversa nel rispetto della battaglia antivirus, come chiede Tesei) ci si attende un chiarimento.
Curiosità invece per le mascherine per tutti noi. Saranno obbligatorie solo per i locali chiusi o anche per andare in strada? Il rebus sarebbe già sciolto non fosse che l’Oms aveva deciso all’inizio della crisi del virus che non servivano, preferendo il distanziamento sociale. La soluzione? Mettiamo nella task force un celebre cornetto, quello del “due gusti meglio che uan”, e facciamo che sono obbligatorie tutte e due le cose. E passiamo tutti al punto successivo. Può essere un’idea?
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