POLE POLITIK | Al Governatore dell’Emilia: «Quasi niente di quello che abbiamo chiesto preso in considerazione». E poi, nella riunione con le categorie (infuriate) e prefetto, annuncia di aver radunato il Cts col rettore per fare la sua proposta. Non escluse ordinanze
di Marco Brunacci
UMBRIA – La pazienza l’aveva persa con Bonaccini che le difendeva un decreto generico, tutto divieti e pochissime concessioni, alla fine sostanzialmente inutile per dare un senso all’uscita dalla crisi del coronavirus. Ma neanche utile per rimanerci nella crisi, con un qualche scopo che non fosse coprirsi e aspettare il miracolo.
E, secondo una ricostruzione. lo avrebbe pure garbatamente mandato ad approfondire il testo del decreto, che non rispondeva a quasi nessuna delle domande fatte dai governatori delle Regioni (e quindi anche da lui, Bonaccini). La presidente Tesei ci ha dormito sopra e quando sono arrivati da lei i rappresentanti delle categorie produttive che potranno riaprire le loro attività, secondo il decreto, il giorno del forse e nell’anno del mai, ha mostrato per intero la sua irritazione nei confronti del Governo. Non ci hanno preso in considerazione.
Alle domande non rispondono. Lasciano spazi vuoti che dovremmo riempire noi governatori. Adesso lavoriamo per far ripartire le imprese e poi, signori giuristi, ditemi che cosa posso fare con le ordinanze e lo faccio. Non per partito preso, il contrario: per difendere la mia regione e questo Paese che non capisce cosa stia succedendo. Quindi ha limato, con il capo di gabinetto Ricci e il portavoce Pistolesi, il comunicato, come si definisce nel linguaggio del bon ton istituzionale, “critico”, e dato che non vuol sentirsi dire che lei tira da una parte piuttosto che dall’altra, ha convocato il comitato scientifico, presieduto dal rettore Oliviero, con le menti dell’Università di Perugia che di sicuro (e per lo meno) non hanno niente da invidiare ai geni che vanno a dispensare apocalittiche previsioni in tv su cose che hanno dimostrato di non conoscere affatto.
Il percorso iniziato finirà con una proposta di cronoprogramma (forse in serata, al massimo domani) per le riaperture delle attività secondo il parere dell’Umbria e chi delle Regioni ci vuol stare, indipendentemente dai colori della politica politicante.Promette non fughe in avanti, sciagurati “rompete le righe”, ma, per la miseria, assunzioni di responsabilità sì. Perchè se no che li eleggiamo a fare (quelli almeno, come lei, che sono eletti) a scegliere e decidere se poi si nascondono sotto i cavoli fioriti dei pareri di 450 (sono gli esperti retribuiti delle task force governative) presunti illuminati (ma con un solo pediatra). E magari stavolta si scopre che se gli umbri hanno scelto una presidente di montagna, abituata alle salite, piedi saldi a terra e faticare e camminare, un passo dietro l’altro, ma senza mai fermarsi, può esser davvero utile.
Vediamo che succede. Vediamo perché i parrucchieri, con sacrosante precauzioni speciali, non possono aprire. Vediamo come mai con 4 regole su 5 delle linee guida, proposte dall’Umbria e apprezzate anche dall’Inail oltre che dai sindacati, i negozi, che hanno già avuto la merce di stagione che avevano ordinato e ora sono chiamati a pagarla, devono rimanere chiusi. Vediamo da che parte possono prendere i soldi le famiglie che non sanno dove lasciare i bambini se di baby sitter il decreto non parla. Vediamo un po’ come dire che tutti i cittadini rischiano i soldi loro, comprese le pensioni, se il Governo non trova i fondi necessari per finanziare – oltre a tutto il resto – i trasporti pubblici rimodulati in emergenza come è giusto che sia ai tempi del virus. Vediamo.
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