Covid-19, più guariti, meno ricoverati, contagio arginato: i numeri promuovono l’Umbria tra le regioni migliori nella lotta al virus

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ecco la tabella che dice che finora il sistema sanitario ha retto e la gestione della crisi da parte della Regione ha superato l’esame. E l’Umbria può candidarsi a essere tra le prime in Italia a riaprire se si seguirà la linea degli step per territori

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’evoluzione del contagio in Umbria. Una tabella, stilata con i dati di Protezione civile e Regione, per dire che l’Umbria ha gestito l’emergenza coronavirus come una delle migliori regioni italiane. E diventa, anche stavolta, benchmark per le altre.

Si candida inoltre a essere una delle prime in Italia a ripartire, quando si deciderà, e sempre che diano retta alla teoria della riapertura per step regionali, come ragionevolmente proposto dall’epidemiologo che ha ottenuto i risultati migliori in questa crisi, l’ex docente dell’Università di Perugia, Andrea Crisanti, oggi consulente-stratega del Veneto. Il sistema sanitario ha retto, il governo regionale della Tesei ha tenuto la barra dritta e si è mostrato all’altezza della sfida, i sindaci hanno messo in campo determinazione e fatto vedere l’empatia che li lega agli amministrati, la gente umbra è stata protagonista con uno straordinario carattere.

I risultati sono raccolti in una tabella che fotografa la situazione a tutto il 4 aprile sera, quindi uno spaccato rilevante della grande emergenza.

Guardate la tabella che riportiamo e seguite i nostri ragionamenti. Prima di tutto due chiarimenti: quando è scritto “1210 positivi” si intende la somma dei positivi attuali (che sono per l’appunto, come poco sotto riportato nella tabella, 927) più il numero dei deceduti (41, saliti proprio domenica a 43) e quello dei guariti. Secondo: si distingue nella tabella tra “guariti” e “clinicamente guariti”. I primi sono quelli che oltre ad essere guariti hanno anche due test che lo dichiarano. I clinicamente guariti sono ancora in attesa del secondo test di ulteriore conferma.

Allora: le cifre complessive del contagio fanno capire che siamo lontani da certi tristi record di alcune regioni italiane, ma indubbiamente anche qui il virus è circolato, passando di zona in zona, di paese in paese. Ma non ha mai avuto modo, e questo va detto subito, di mettere radici, visto che appena i test hanno rilevato numeri sproporzionati rispetto alla media (21 casi su meno di 500 abitanti a Pozzo di Gualdo Cattaneo) la Regione ha fatto scattare una chiusura totale che ha dato i suoi risultati: un’altra decina di contagiati sono stati isolati e il resto della popolazione ha evitato guai.

Detto questo vanno sottolineate, con quel po’ di ottimismo che si può avere in una tragedia di queste proporzioni, certe percentuali. Il numero dei morti (41 diventati 43 proprio domenica) racconta di altrettante umane tragedie, ma in termini di statistica significa che i decessi, in Umbria, per ogni 100 positivi attuali (quindi i 927 di cui si diceva) è del 3,4 per cento. Il che dimostra che la risposta sanitaria ai livelli di terapie intensive e di medicina specialistica ha funzionato molto meglio che altrove (la media nazionale è addirittura del 12,3). Ma di sicuro il dato migliore è quello dei 221 ricoverati. Soltanto 211 (sono ulteriormente diminuiti nell’ultima giornata, non riportata nella tabella). Il che significa 22,8 ogni 100 positivi attuali rispetto alla media nazionale del 37,4.

Subito dopo viene l’unico numero in controtendenza ma facile da spiegare: quello dei ricoveri in terapia intensiva rispetto ai ricoverati in generale (20,9 rispetto a 12,1 nazionale). L’Umbria ha scelto di ricoverare in ospedale solo coloro che hanno sintomi rilevanti e lasciare a casa coloro che hanno pochi sintomi o niente sintomi. E questo grazie a una rete sul territorio senza smagliature, che ha mostrato una gestione perfino spigolosa, ma capace di imporre limiti rigorosi non facili da far rispettare. A questo va aggiunto che l’età media dei pazienti umbri, in linea con l’età media della popolazione, è molto elevata.

Rilevante e rassicurante anche la percentuale dei guariti (20 rispetto al 16,8 nazionale), mentre il dato dei positivi per ogni 10mila residenti svela come al contagio si è posto un argine, tenendo presente che è arrivato da fuori: 10,5 rispetto al 14,6 nazionale.

Una fake news viene smascherata dall’ultimo dato della tabella: il numero dei tamponi non è affatto basso. Ovviamente in termini assoluti non è rilevante, ma in termini relativi pone l’Umbria tra le prime 4-5 regioni col maggior numero di tamponi rispetto alla popolazione. E la strategia continua – come riferito nel precedente articolo di Cityjournal – con la scelta dei quick test ad ampio spettro sulla popolazione, fino a 125mila in un mese, e che dovrebbero permettere di individuare altri positivi asintomatici per poter far riaprire l’Umbria in (relativa) sicurezza.

D’altra parte la strada non è mai senza rischi, in un percorso impervio nel quale la scienza ha mostrato, a guardare bene, di essere di scarso aiuto. Solo l’epidemiologia ha dato qualche indicazione utile, per altro non univoca. Per il resto, forse si dovrà riflettere in futuro, quando tutto sarà finito, magari tra mesi e mesi, quando sarà arrivata una cura meno incerta o finalmente un vaccino o il virus avrà deciso di indebolirsi pur di non estinguersi, sulla debacle della scienza. E verranno apprezzati – come ricordo non negativo di questo periodo – i numeri della buona amministrazione e della civiltà e della dedizione della gente.

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