Il “modello Umbria” di riapertura è pronto, si riparte in tre mosse (3 S e una T)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La sanità (S) potenziata nell’emergenza sarà la base. Le aziende ai nastri di partenza già dalla prossima settimana con gli accordi col sindacato (S). Il nodo dei cantieri. Tecnologia, scienza e sensori sul territorio per far ricominciare i cittadini in sicurezza (S). E poi c’è il fattore Tesei (T)

di Marco Brunacci

PERUGIA – La riapertura dell’Umbria in tre mosse. Sabato si tirano le somme. Ma intanto si chiariscono gli scenari. Se la Lombardia vuol ripartire con le 4 D, il modello Umbria fa leva su 3 S (e una T che sta per Tesei).

Allora: la base sulla quale si costruisce il “modello Umbria” è la S di Sanità. I numeri sono numeri, la tempesta virus che è venuta dal nord si è abbattuta qui come altrove e il sistema Umbria ha retto, come prima retrovia, e hai voglia a chiedere perchè ci si è dimenticati del ruolo dei callisti o non si sono mandate le truppe a presidiare il delta del Menotre.
L’assessore Coletto – forse per merito del suo non estimatore Bori, che gli ha imputato tutto e il contrario di tutto, dall’aver svenduto la sanità umbra al Veneto e nel contempo di non aver fatto come il Veneto – ha tenuto fede a un piano razionale, studiato con la presidente Tesei e con i suoi tecnici (e i vituperati consulenti), a partire dal dg Dario.
Il risultato? La sanità dell’Umbria ha giocato d’anticipo sui pre-triage e sulle case di riposo, non ha importato le crisi delle zone rosse vicine di casa, Pesaro e Rimini, ha gestito l’onda alta dell’emergenza dopo i treni dell’8 marzo arrivati da nord e, infine, in corso d’opera ha spostato il centro di gravità del sistema sanitario dagli ospedali al territorio.
I numeri sono numeri, l’Umbria è regione benchmark, stavolta non per la gestione come un tempo, ma per l’emergenza: il tasso di letalità (morti per numero di contagiati) è il più basso in assoluto in Italia, i contagi ridotti al minimo rispetto ai tamponi fatti, una strategia di ricoveri legati all’indispensabile per evitare che gli ospedali diventassero focolai e invece un controllo rigoroso, in stile prussiano, e un’appropriatezza di intervento con i tanti sintomatici lievi o asintomatici tenuti in isolamento domiciliare. I clinici umbri hanno aggiunto la loro competenza, cuore e scienza, nell’assistere, curare e sperimentare farmaci. Stendendo l’ultima rete di protezione per i pazienti colpiti.

Nel mentre Coletto e Dario si occupavano del terribile contingente, Tesei si accapigliava su tutti i tavoli nazionali possibili immaginari per ottenere più respiratori per aumentare le terapie intensive. E proponeva il progetto di ospedale da campo ipertecnologico, smontabile e perfetto per affrontare le emergenze da infezione, ottenendo il sì di Bankitalia. Ponendo le basi della sanità umbra del futuro e della ripartenza del dopo virus.
Conclusione: il virus è arrivato da fuori, è stato arginato e ha girato meno che altrove. Ma il passato conta come esperienza, vale piuttosto il presente e più ancora il futuro: una sanità più forte e rimodulata può combattere meglio eventuali colpi di coda dell’infido virus che è dr Jekylll e mr Hyde. Una sanità che ha sul territorio le forze per individuare il virus, circoscrivere eventuali focolai, accendere la risposta del sistema sanitario, e che, alla fine, può contare su ospedali attrezzati come si deve.
Sulla S di sanità, e sulla sua affidabilità, si reggerà la richiesta di ripartenza dell’Umbria.

Seconda mossa e un’altra S, quella di Sindacato. Si dirà: come, un governo di centrodestra che c’entra col sindacato? C’entra eccome: mai la Tesei ha cercato uno scontro, mai ha voluto estrometterlo dai tavoli di confronto. Ora saranno loro a controfirmare la ripartenza delle imprese in Umbria. Nei prossimi due giorni, in attesa della presentazione del modello Umbria attesa entro il fine settimana, si limeranno ancora i protocolli e le intese. Ma le fondamenta sono gettate da giorni: riaprono le aziende che garantiscono ai lavoratori mascherine e guanti e spazi per operare con le distanze giuste. Lo schema è chiaro: la Regione detta le regole, dopo confronto con le varie task force governative, le imprese si impegnano a creare sicurezza ma sono i lavoratori direttamente, attraverso il sindacato, a vigilare, a considerare sufficienti o inadatte le misure adottate. E, in questo modo, l’impresa si munisce del passaporto per tornare a produrre.
Quando? Le eccellenze umbre scalpitano. Il tessile, da Cucinelli agli altri big del cachemire, da Fabiana Filippi a Lorena Antoniazzi, come pure la Spagnoli. hanno un mercato estero da difendere. Come l’automotive o l’aerospazio. Ogni giorno perso è un colpo al cuore del made in Umbria e della relativa occupazione. E’ ragionevole pensare che le aziende saranno ai nastri di partenza già entro la prossima settimana. E’ pensabile che il Governo le fermi? O che la task force di Colao, creata per combattere l’impoverimento del tessuto produttivo italiano, dica no?Il nodo dei cantieri edili è il più spinoso. Il percorso però sarà lo stesso.

Terza mossa con l’ultima S, quella di Sicurezza ma anche di Sinergie e pure di Scienza. Per ripartire l’Umbria metterà in campo tutto quello che serve per la sicurezza, prima quella dei lavoratori poi di tutti i suoi cittadini. Saranno tenute nel massimo conto le indicazioni del Comitato tecnico scientifico presieduto dal rettore Oliviero, con i suoi docenti in maggioranza rispetto ai rappresentanti della Regione.
Avranno il loro spazio i quick test come quelli di sieroprevalenza. Tutto quel che serve per non far tornare a circolare il virus.
Nel modello Umbria di ripartenza avrà un ruolo la tecnologia (digital man, assessore Fioroni, studia e sperimenta a 360 gradi), in sinergia, per l’appunto, con tutto il resto, pur di aumentare la sicurezza nel mentre si riapre. App e non app.
Insieme alle 3 S, c’è una quarta lettera, la fondamentale T. La presidente Tesei tiene saldamente insieme l’intero progetto. Si gioca tutto su questa ripartenza e non se lo nasconde. Ha già mostrato che – da “lady di ferro” come dice chi la vuole la Thatcher umbra o da “donna di montagna” come preferisce lei – non è tipo che si sottrae alle sfide o che delega responsabilità. E’ pronta a verificare il progetto, passo dopo passo. E a condurlo in porto, con la determinazione e caparbietà di sempre. Due giorni e arriva pronto in tutti i dettagli. E’ davvero vietato sbagliare.

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