Residents wearing respiratory mask wait to be given access to shop in a supermarket in small groups of forty people on February 23, 2020 in the small Italian town of Casalpusterlengo, under the shadow of a new coronavirus outbreak, as Italy took drastic containment steps as worldwide fears over the epidemic spiralled. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

L’Umbria riapre, per le imprese un pacchetto da 20 milioni e rivoluzione digitale per sicurezza e business

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dopo la proposta Tesei per la ripresa del tessuto produttivo, in sinergia con sindacato e Università, che oggi coinvolgerà il Governo, arriva, dalla prossima settimana (inside), un troncone di interventi tutti regionali. Con tanta innovazione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Del piano per far ripartire l’Umbria, iniziando dalle imprese, abbiamo parlato nei giorni scorsi. Oggi verranno ufficializzate le linee operative.

E qui la Regione, Tesei in testa, ci ha messo tutto l’impegno, ha coinvolto il Comitato tecnico scientifico col rettore Oliviero in persona, ha messo e metterà in campo tutta la moral suasion di cui è capace, ma alla fine è il Governo che deve dare il via. Le imprese umbre scalpitano, hanno accettato di buon grado lo schema proposto: massimo della sicurezza insieme al massimo delle verifiche della sicurezza con il sindacato direttamente coinvolto. Ora non resta che attendere il segnale che arriva da Roma (per dirla tutta in molti già stanno lavorando, magari a regime ridotto e per una parte della produzione, quella che rientra nelle filiere già sdoganate).
Invece, rispetto a questo modulo della ripartenza, c’è un terzo troncone degli interventi diretti in favore delle imprese, cruciale non soltanto per la riapertura ma anche per il futuro dell’Umbria: finalmente una questione tutta regionale, della quale è utile anticipare qualche informazione.
Tanto più che, se le indiscrezioni vengono confermate, le misure che si stanno decidendo in queste ore diventeranno operative prima della metà della prossima settimana, almeno per quanto attiene alla prima tranche (per altro l’idea della Regione è quella di diluire nel tempo l’intervento, anche per meglio interpretare le esigenze che il mondo produttivo avrà tra maggio e giugno).

E allora: già dalla prossima settimana ci saranno – sostengono i tam tam – non meno di 20 milioni di euro tutti umbri a disposizione della ripresa. Una goccia nel mare? Dipende come questa goccia cade, la sua forza e l’intensità, e dai cerchi concentrici che riesce a sviluppare.
Le linee guida sono anche qui fissate: si tratta di agire sulla liquidità per le imprese, che è e resta il primo grande guaio di questa crisi, quindi sulla loro patrimonializzazione – ed è proprio qui dove si vedono i vizi antichi del sistema Umbria antevirus – e sulla digitalizzazione, un’ossessione dell’assessore Fioroni, ma che è anche la vera finestra sul futuro se si vuol provare a trasformare la crisi in una occasione di rinnovamento radicale. Se si vuol intravedere un arcobaleno nel fondo della tempesta.
LPD, visto che vanno di moda le sigle. E su questo filone si agirà in maniera spedita, aiutando gli imprenditori a “mettere a terra” tutto quello che arriverà dal Governo nazionale (non si sa ancora in realtà né quanto né come), invitandoli a interloquire con Gepafin, la finanziaria regionale, e poi conducendoli in un percorso dove si possono fare molte cose tranne una: licenziare personale, rinunciare alla sfida produttiva.
Questo troncone merita un ulteriore approfondimento in un altro “Pole politik”, ma è qui utile accennare a qualche idea sugli scenari e le possibilità che apre la digitalizzazione delle imprese, anche per il passaggio decisivo della attuale riapertura degli impianti in sicurezza.

La tecnologia digitale più avanzata è in grado di predisporre strumenti attraverso i quali i lavoratori possono in ogni momento sapere se sono alla distanza giusta rispetto al più vicino dei colleghi oppure forniscono informazioni aggiornate e immediate su dati basici (per esempio, la temperatura corporea) della salute dell’intero team operativo.
Il digitale utile all’Umbria (e che potrebbe perfino finire per avvantaggiarla rispetto alle grandi capitali) potrebbe fornire – per dirne solo una e facile – al comparto tessile la possibilità di avere show room e passerelle virtuali, con presentazioni in diretta che consentiranno nell’immediato di convincere i clienti e vendere capi, evitando rischiosi contatti (di sicuro non si potranno fare fiere o settimane della moda per qualche tempo), ma in futuro queste modalità si potrebbero affinare per risparmiare lunghi e costosi viaggi e investimenti incerti.

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