Si fa l’ospedale antivirus made in Umbria, smontabile e ipertecnologico. Bankitalia ha deciso: lo finanzierà

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | È un progetto avveniristico, proposto dalla Regione, con i migliori accorgimenti che permetteranno di combattere le infezioni e il contagio, oggi e nel futuro, grazie alle più avanzate attrezzature. Costerà 3 milioni. Si parte subito

di Marco Brunacci

PERUGIA – La governatrice Donatella Tesei lo ripete come un mantra, come per esorcizzare un futuro imminente pieno di incubi: «Faremo ogni cosa possibile per stare al fianco delle imprese umbre che non licenziano».

Parliamo stavolta di economia, non di salute. Ma l’economia non è questione per pochi o molti che sia, è per tutti. In un mondo che si attrezza per superare onde mai così alte e minacciose dal Dopoguerra in avanti, l’Italia sembra la più timorosa, la meno risoluta, la più intenzionata a rispettare chi sa quali regole di bon ton economico, adesso che tutto è finito in frantumi per colpa di un infido virus (e della debacle della scienza che non è ancora riuscita a mettere in campo contromisure contro questo nemico che è mr Hyde e dr Jekyll, non fosse per qualche raggio di epidemiologia – ma quanti pavoni uno contro l’altro – e qualche buon medico pragmatico che ha salvato vite umane rischiando e sperimentando).
La lettura del provvedimento del Governo che dovrebbe dare fiato alle imprese è stato accolto con discreta freddezza a Palazzo Donini. Ma sbaglia chi pensa che sia questione di politica. E’ questione di economia spicciola.
Le obiezioni sono concrete: le imprese potranno avere finanziamenti (fino a 800 mila euro o a 25% del fatturato o al doppio del costo del personale) da restituire in 6 anni, ma non quelle che hanno un debito già giudicato dalle banche come deteriorato. E nei sei anni per restituirlo (con 24 mesi di preammortamento) non potranno essere distribuiti dividendi e ci saranno anche altre condizioni restrittive. Qui l’intento è quello di evitare che imprenditori spregiudicati ne approfittino, ma se i timori sopravanzano il coraggio vuol dire che non c’è proprio la consapevolezza dei provvedimenti da economia di guerra. L’ultimo comma del decreto sembra positivo senza se e senza ma: purtroppo, al momento, non si sa chi potrà godere del rinvio (agognato) dei tributi sia per aprile che per maggio.

E allora ecco che la presidente torna a guardare alle cartucce che ha in dispensa, quel po’ che può sparare prendendo dal bilancio della Regione (altri 40 milioni?) per “stare vicino alle aziende umbre che non licenziano”, che è e resta il suo preoccupatissimo mantra.
Per questo non è l’economia che fa gioire palazzo Donini in queste ore. Piuttosto la conferma, arrivata da Bankitalia, che la massima istituzione finanziaria italiana ha dato il via libera a un progetto che gli è stato presentata dalla Regione Umbria e che prevede l’ideazione e l’allestimento di un ospedale da campo dotato di strumentazione sanitaria per la gestione di pazienti Covid.
Il successo di palazzo Donini qui è stato totale: il progetto ha avuto il placet al massimo livello di Bankitalia (il direttore generale Franco), un riconoscimento alla qualità sia dell’intuizione che della programmazione che delle linee guida per la realizzazione.
Il costo sarà sostenuto interamente da Bankitalia e dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 milioni di euro. Sarà un ospedale avveniristico, smontabile, ipertecnologico, pronto per essere sistemato dove e quando c’è necessità. Un modello per l’assistenza del futuro in tema di lotta ai virus (non avere ospedali dedicati al contagio è stato uno dei guai più rilevanti dell’assistenza in questa crisi, con gli ospedali generalisti che, presi d’assalto, sono diventati nidi e veicoli di infezione). Volendo darsi qualche pacca sulle spalle in un periodo così pesante, ecco un po’ di genio umbro all’opera.

Comunque un segnale che impegnarsi a cercare e produrre idee, a progettare con senso delle prospettive future e con qualità, a volte, anche in questo Paese strano, viene riconosciuto e premiato. E alla fine di una giornata in grigio la Tesei può andare fiera pensando che un pezzo di futuro partirà dall’Umbria e che qui si realizzerà una delle armi da mettere in arsenale nella battaglia per la salute degli umbri e per chiunque ne avrà bisogno. Oggi e nei prossimi anni. All’economia ricominciamo a pensarci tutti domani

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