POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Le 5 linee guida proposte al Governo e pronte a essere sperimentate. Grazie alla sinergia anche reagenti ad alta affidabilità e gel igienizzanti innovativi. Dall’intesa tra la presidente Tesei e il rettore Oliviero passa la strada per il rilancio
di Marco Brunacci
PERUGIA – Guardate che qui, se va avanti così, manca poco che arriviamo all’“I have a dream”. Che sta succedendo?
Che un po’ di cose funzionano e prende forma un “Modello Umbria” e, avendo un po’ più di coraggio nel proporlo, potrebbe perfino essere un test di navigazione nazionale.
Le cinque linee guida per la ripartenza delle imprese sono diventate le basi di discussione a livello nazionale, nell’ultimo incontro tra le Regioni e il premier Conte.
Dei numeri della sanità dell’Umbria abbiamo più volte detto, insistendo su rapidità e qualità della risposta nei morsi della crisi e sulla solidità del sistema che è uscito dalla grande emergenza e permette di affrontare il futuro con i cannoni delle terapie intensive spianati, con il giusto focus sulla medicina territoriale, con protocolli di terapie sperimentali fatti arrivare a domicilio, con il nuovo ospedale smontabile da metà giugno a Bastia.
Ma il “dream” arriva se, per davvero, istituzioni e Università riescono a lavorare insieme per porre le basi del rilancio della piccola regione e finire di limare insieme il “Modello Umbria”, per sperimentare qui le fasi successive alla 1 (sempre che siano sbagliate le più lugubri previsioni di questi giorni dell’Oms, come erano, per altro, già sbagliate tante loro previsioni dal post Cina in qua, e si possa ripartire).
Le basi ci sono, ora si tratta di costruirci sopra con costanza. In verità non si era mai visto: Università e le tre principali amministrazioni umbre, la Regione, e i due comuni più importanti, Perugia e Terni, che approfondiscono i temi, si confrontano e cercano insieme vie d’uscita. Un bel mix di scienza e pragmatismo, schizzando come fosse il virus il tossico chiacchiericcio della politica politicante.
L’Università in questo frangente sta tirando fuori idee e soluzioni pratiche da un suo straordinario cilindro che non sembrava così fornito. Scopre energie e vitalità in tutti i settori dove si accendono i focus.
Ecco allora professori che non si ritengono guide perché hanno i capelli bianchi e gli attestati alle pareti, ma perché non hanno mai smesso di imparare, verificare, confrontarsi e assumersi la responsabilità di insegnare. Giovani associati o ricercatori che non sono bravi perché sono giovani, ma sono bravi e in più giovani, con cariche di entusiasmo e benedetta ambizione che apre finestre in tante stanze polverose, scruta orizzonti finora non esplorati.
Questa è la fucina del “dream”, dalla collaborazione Università-istituzioni può nascere il futuro, in un microcosmo come l’Umbria che sembra fatto apposta per sperimentare, che ha i numeri, la storia, la geografia, l’ambiente, l’arte per essere un naturale campus a cielo aperto di ricerca e progettazione del domani.
Dal “dream” al contingente. In questa fase come può decollare un primo stadio del “Modello Umbria”?
Pronti: si chiede al Governo di sperimentare qui le 5 linee guida. Da subito. Prima di renderle operative nel resto del Paese.
Le prime mosse spettano alle istituzioni.
La presidente Donatella Tesei è chiamata a dire che le mascherine e i guanti per la ripartenza saranno il primo passo, decisivo. Per questo è necessario averne a disposizione tante, tantissime e per mesi. In questo clima, non è affatto una buona idea fidarsi di chicchessia che ti manda, magari con accurate descrizioni in cinese, scatoloni di dispositivi la cui qualità è complicato verificare.
Secondo: Tesei, subito dopo, si affretta a dire a tutti gli umbri che probabilmente, sperimentare, verificare, essere avanguardia, significherà avere qualche contagio in più (secondo l’ultimo report siamo a soli 4 in un giorno) ma ci sono mezzi e strutture per verificarlo subito, contenerlo e, se del caso, curarlo nel modo migliore.
Terzo. La presidente Tesei, che nella crisi si è conquistata la credibilità che oggi le viene riconosciuta, spiegherà, in tutti i modi a sua disposizione, che dall’Umbria comincia così a passare un po’ di futuro, non si subiscono più gli eventi, si prova a determinarli.
Pronti, ora tocca al rettore dell’Università di Perugia, Maurizio Oliviero. L’Ateneo, al pari della Regione, qui si gioca tutto. Ma il rettore ha un vantaggio: la sua “visione”, dal momento in cui è stato eletto, è tutta proiettata al futuro, a realizzare un progetto di rilancio.
Però non porterà al “Modello Umbria” illuminate riflessioni, ma solo concretezze.
Primo: sono serviti, e servono ancora, reagenti per i tamponi? L’Università ha risolto il problema, mettendo a disposizione, in quantità considerevoli, un prodotto ad altissima affidabilità (siamo al 95%, meglio di quasi tutti gli altri sul mercato).
Secondo: servono mascherine per far lavorare ma anche far uscire da casa gli umbri? Da quando arriva il disco verde, 4-5 giorni, e tanta piccola impresa umbra, sull’input diretto dell’Università, si riconverte ed è in grado – assicurano i tecnici – di mettere in produzione, entro la fine di aprile, dalle 200 alle 300mila mascherine al giorno. Tutte quelle che servono per traghettare gli umbri (e magari anche altre regioni) nei prossimi mesi di passione e di fase 2 e 3. La mascherina made in Umbria si chiamerà “S” che sta per Sociale e sarà garantita e verificata dall’Università stessa.
Non sfugge che, se per i reagenti si è mobilitata la meglio scienza, la via umbra alle mascherine, oltre che per il decollo del “Modello Umbria”, funziona come strumento per il rilancio dell’economia regionale.
Terzo fronte: l’Università è in grado di mettere sul mercato in tempi rapidissimi gel igienizzanti, decisivi nella fase 2, se viene rifornita dell’alcol sufficiente. La formula è già pronta. Oltre all’alcol utilizza acqua ossigenata, glicerina ma anche polifenoli degli scarti delle olive. Un rifiuto complicato da smaltire ma che è invece uno straordinario antibatterico. Un gel così aiuta le fasi 2 e 3 e permette di battere gli speculatori che vendono prodotti simili a prezzi stellari.
Quarto e ultimo fronte: l’Università mantiene alta la mobilitazione delle sue batterie di medici e ricercatori per combattere il virus nelle corsie di ospedale e nei laboratori di ricerca, infettivologia, immunologia, microbiologia e tutto quello che serve. Non hanno in tasca soluzioni miracolose, ma hanno contribuito in maniera determinante a mantenere molto bassa la letalità, in una popolazione tanto anziana come quella umbra.
Se questo percorso comune va avanti, stai a vedere che il “dream” comincia a prendere forma. Hai visto mai?
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