Tesei vara la “fase 2”: riapertura graduale e in sicurezza dell’Umbria, iniziando dalle imprese

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sulla base solida dei risultati ottenuti nell’emergenza, il primo passo è già compiuto: la sanità potenziata e rimodulata. Ora si deve far ripartire l’economia. Da subito in pressing su Colao. E per i cittadini? Più avanti, ma ci si sta pensando

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pasqua finisce, il tempo di riprendere fiato ed eccoci al secondo passaggio di questa terribile crisi: la fase 2.L’Umbria è pronta a riaprire per gradi, nella massima sicurezza, partendo dalle imprese e dalla produzione, nella prospettiva non felice di dover convivere con un virus infido e capace di ogni nefandezza, dr Jekyll e mr Hyde, da averne paura e da tenere costantemente sotto controllo, ma sapendo che ci si muove sulla solida base dei risultati molto positivi ottenuti nell’emergenza sanitaria. La Regione Umbria non fa proclami ma ha delineato già da qualche giorno il percorso. Sarà, va detto subito, nello stile della presidente Tesei: non gridato, passo dopo passo, ma con un obiettivo ben definito da raggiungere prima possibile.

Si comincia con la sanità

Il primo movimento della fase 2, in realtà, è già quasi terminato. La sanità fa da battistrada. La prima mossa è stata il braccio di ferro col governo per i respiratori. Avere una rete di terapie intensive (oggi sono diventate 150) sufficiente, efficiente, distribuita con criterio, con i sanitari di qualità che ci sono, scienza e cuore e dedizione, vuol dire avere i mezzi per combattere la battaglia anche se dovesse tornare cruenta. Avere già i sacchi di sabbia alle finestre. L’ospedale ipertecnologico da campo arriverà a giugno. Ma è parte della soluzione.

Il secondo passaggio: spostare il peso dell’emergenza dall’ospedale al territorio. E’ stata la forza del Veneto, la debolezza della Lombardia. Avere eccellenti ospedali ma non una medicina del territorio capillare, preparata, rapida, è un grave limite. Gli ospedali sono indispensabili ma sono destinati a soccombere se non è il territorio che innesca la miccia della risposta positiva di tutto il sistema sanitario. La distribuzione a domicilio della “cura Oxford” è fondamentale in questa strategia. Come il ricorso alle limitazioni domiciliari per i casi non gravi, gestito con rigore prussiano e appropriatezza dal sistema umbro. Tutto questo eviterà che i reparti ospedalieri divengano di nuovo – in un futuro che si spera non verrà mai – pentole a pressione pronte a esplodere sotto il peso dei ricoveri.
Queste sono le fondamenta sulle quali ricostruire.

Dare una speranza alle imprese

Invece il primo piano della fase 2 riguarda l’economia. L’Ast ha riaperto. La Regione farà tutto quello che è in suo potere perché le imprese, che hanno la possibilità di mettere in campo sistemi di sicurezza adeguati, possano riprendere a produrre.
E’ in ballo la tenuta del sistema Umbria. L’orientamento è chiaro: verifiche serie sui dispositivi di sicurezza, quindi mascherine e guanti per i lavoratori, e sulla reale possibilità di lavorare (magari non a pieno regime) rispettando il distanziamento imposto. Su questo tema parte da subito il pressing sulla task force governativa guidata da Colao.
Sarà una svolta alla veneta. No, perchè se no chi lo sente poi Bori. Ma sicuramente fin da subito è questa la priorità della Regione.
Al proposito vanno fatte due considerazioni.
Prima: ci sono settori in Umbria (come il tessile) che sono autentiche eccellenze, che hanno nell’export la loro forza e nella capacità di reggere la competizione sul mercato mondiale la possibilità di creare ricchezza in Italia. E di pagare gli stipendi ai dipendenti. Possono essere ignorate se lavorano in sicurezza?
Seconda: la Confindustria tedesca ha mandato segnali espliciti alle tante aziende che lavorano per i grandi marchi della Germania (in Umbria tutto il settore dell’automotive): lavorate bene, vi aspettiamo, ma ricominciate. Alcune di queste aziende umbre hanno un solo cliente, se lo perdono è finita.
La Tesei ha comunque in mente di orientare verso il mondo delle attività produttive una cifra intorno ai 40 milioni del – per altro – magro bilancio regionale. Dal Governo si aspetta ancora che copra tutto il piatto della cassa integrazione (80 milioni e forse qualcosa in più) nel quale sono impegnati anche 21 milioni della Regione.
L’altro fronte invece non sarà quello delle garanzie per le imprese, perchè qui il Governo – almeno a parole – si è speso molto. Piuttosto la vicinanza al mondo produttivo nel breve periodo, nel momento cioè più delicato, nel quale si attendono finanziamenti solo promessi.
Per il commercio e il turismo la strategia sarà più sul medio periodo, ma qui la crisi è così nera che sarà necessaria una vera e propria opera di ricostruzione prolungata nel tempo.

Il lockdown e i cittadini

Per i cittadini schiarite in vista? Non sono previste al momento. Ma riflessioni dovranno essere fatte. L’Umbria ha combattuto un virus che è stato tanto di importazione ed è riuscita farlo circolare poco se non pochissimo, arginandolo in ogni maniera. Ha aperto i pre-triage davanti ai Pronto soccorso quando sembrava ancora solo un eccesso di zelo per non dire una stravaganza, ha sigillato le Case di riposo quando sembrava perfino un atto di insensibilità o perfino di arroganza. Ha retto i treni in arrivo da Milano dell’8 marzo, è stata capace di non importare le crisi cupe di Pesaro e di Rimini. Ha messo in campo una strategia lucida e aggressiva contro il virus e i numeri di oggi sono tutti lì a dire che è stata vincente. Regione benchmark in Italia. L’assessore Coletto ha ribadito anche a Pasqua: «Merito dei nostri sanitari e della nostra gente». Ma merito anche di un disegno razionale. Ne verrà qualche vantaggio per “liberare” qualche giorno prima dal lockdown gli umbri? Magari solo per dimostrare che la Regione benchmark deve essere messa poi in grado – quando verranno aperte le zone rosse vere d’Italia – di avere garanzie (app o non app) su chi arriva?

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