POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il Governo pensa a durare, si blinda con il lockdown più lungo del mondo puntando sulla paura e minaccia le Regioni. Solo la Tesei riesce a farsi ascoltare e Speranza “apre”. Da qui l’oppositore Fora spinge l’intesa
di Marco Brunacci
PERUGIA – Cari umbri, il 18 tutti dal parrucchieri. Iniziate a prenotare. Per il 25 appuntamento al ristorante (col plexiglass tra i tavoli o all’aperto ben lontani l’uno dall’altro anche allo stesso tavolo). O al bar per l’aperitivo (mascherina, guanti, distanziamento sociale, foto di Conte che ti guarda dall’alto col labiale che ti dice: fosse per me il Crodino col Gorilla lo prendevi).
Il 25 pronti in tiro anche per andare dall’estetista. L’1 si può varcare la soglia degli alberghi finora chiusi. L’8 partono anche i mercati degli ambulanti, con il percorso obbligato davanti alla bancarella e il distanziamento sociale. Uno per volta per panino e porchetta.
Ecco la mediazione che sta prendendo forma dopo gli incontri tra le Regione Umbria e il Governo, con la Tesei che è riuscita a ritagliarsi uno spazio suo, di leader moderata, non aggressiva alla Santelli, attenta alla sicurezza, non faziosa.
Comunque. Per buona sorte dell’umanità, e quindi di questo Paese in quanto parte dell’umanità, gli americani pensano a trovare una cura contro il virus, gli inglesi il vaccino, qui invece si sono specializzati nella scienza di quanto possono allungare il lockdown, puntando sulla legittima paura della gente. Il Governo non sente storie: il lockdown arriverà fino al 18, con l’eccezione delle imprese (ma è un’eccezione? a New York, per decisione di governatore democratico e sindaco democratico di sinistra, contro il consiglio di Trump, le imprese hanno sempre in larghissima misura sempre lavorato, ma non lo dite alla Cgil e a Sgalla, che sono a un passo dal sogno di prendersi una rivincita sul capitalismo). Così l’Italia batterà, impresa storica, almeno un record del mondo: il lockdown più lungo, i primi a entrare e gli ultimi a uscire. Perché ci sono più morti che altrove? No. Perché ci sono più contagi? Nemmeno.
Magari però avrà ragione il Governo e tutto finirà in peste. Di sicuro, però, quando si riaprirà, fosse anche a novembre, sarà comunque il momento più difficile da gestire per l’aumento certo dei contagi, con tutte le inevitabili incertezze e difficoltà. Quale è l’utilità di rinviare la prova sine die?
In questo contesto, quindi senza alcun motivo di ragionevole speranza, l’Umbria ha fatto il suo. Un bel documento, presentato al Governo e alle altre Regioni, nel quale spiega, al fine di ripartire il 4 o l’11, di aver calcolato tutti i rischi, lavoratore per lavoratore, e le possibili opzioni di prevenzione. Non è servito a molto. Ma almeno il ministro Speranza ha dato un segnale. Bene Tesei che non fa le ordinanze di sfida al Governo, prepara documenti dettagliati, si occupa della sicurezza con dati (di sicuro però non presi nella stessa fucina di menti superiori che ha stilato il documento, secondo il quale, se si apriva prima del 18, in Italia ci sarebbero state 151 mila terapie intensive, e attendiamo con ansia, se qualcuno sopravviverà, di sapere come è stato raggiunto il terrifico risultato, usando quale metodo di calcolo condiviso nella comunità di ricerca internazionale o sulla base di quale letteratura scientifica), dopo aver curato la gestione dell’emergenza virus in maniera da diventare Regione benchmark per l’Italia.
In Umbria intanto l’oppositore leader, Andrea Fora, ha fatto presente che il documento della Giunta è una bella cosa, che ci poniamo così nelle condizioni di diventare Umbria zona verde d’Italia. Ripartiamo un po’ prima e ci candidiamo a diventare bella e sicura per la prossima stagione turistica. Non fosse altro, un nuovo riconoscimento per la presidente Tesei e un segnale di corretta dialettica maggioranza-opposizione per il bene della gente.
Da qui nasce la possibile mediazione con il ministro Speranza di cui abbiamo detto sopra. Vediamo come va.
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