POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La governatrice: «È più che mai il momento di un passo alla volta. Per la stagione che inizia sono ottimista: in tanti mi dicono che non vedono l’ora di tornare nella nostra Umbria». Nonostante statistiche assurde e opposizione grillante
di Marco Brunacci
PERUGIA – Tutto pronto per l’ordinanza del 24. La presidente Donatella Tesei ha approfondito i temi e ha gli elementi per anticipare il suo cronoprogramma, fissato con il suo staff e con il Comitato tecnico scientifico.
Manca un ultimo passaggio con i tecnici, manager, giuristi, esperti in pandemia, tutti di livello, dei quali si circonda, ma ormai le questioni sembrano definite: anche gli agriturismo potranno ripartire, con particolari attenzioni agli spazi comuni, e pure tutti gli ambulanti (quelli di alimentari già potevano operare). Anche in questo caso sarà importante rispettare norme igieniche sul mezzo usato, ma soprattutto garantire un corretto distanziamento sociale al momento della vendita davanti al mezzo.
Il 25 maggio potranno anche riaprire musei e spazi per la cultura. Di fatto tutta l’Umbria che lavora e produce è tornata in vetrina, per fare la sua parte contro la grande crisi economica che fa seguito a quella pandemica.
Un tema è rimasto nell’aria ed è molto sentito soprattutto nelle zone umbre “di frontiera”: nell’ordinanza si apriranno varchi, corridoi, con le altre regioni prima del 3 giugno, quando sarà il Governo a decidere i passaggi tra regione e regione?
Il ragionamento di donna Donatella non fa una piega: “Non penso che anticipare di qualche giorno il libero transito tra un Comune di confine e l’altro, da una regione all’altra, possa essere considerato un grande risultato. Possiamo alla fine tutti attendere il 3 giugno. Anche perchè ci interessava fare semmai un provvedimento uniforme di aperture, che al momento sembra complicato fare”.
Spiegazione: l’Umbria confina con due delle province che sono state tra le più colpite in Italia dal virus, quella di Pesaro-Urbino e e quella di Rimini. E non si poteva certo riaprire verso la Toscana o verso il Lazio lasciando chiuse altre “frontiere”. Quindi tutti aspettino un momento. Qualche giorno. Non sarà la fine del mondo.
La governatrice usa fino al fondo tutta la sua pragmatica filosofia così tanto intinta nella saggezza popolare: “Io sono sempre per un passo alla volta, da donna di montagna, ma ora sono persuasa che siamo nel momento per applicare questa convinzione più che mai. L’Umbria è ripartita. Il 95% sta lavorando. Vediamo cosa succede, analizziamo, seguiamo le situazioni, creiamo le condizioni per la ripartenza anche del restante 5% non per fare uno spot pubblicitario a chi governa ma per permettere a tutti di tornare a lavorare nelle condizioni migliori di sicurezza e per cogliere le occasioni. Non c’è motivo per mettersi a correre adesso”.
Di seguito: “Chiariamoci: le nostre strutture ricettive dovranno aspettare il primo week end dopo il 3 per vedere se c’è una qualche ripresa vera. Noi ce lo auguriamo e mettiamo in campo tutto quello che si può. Ma sarà la gente a dirci come va. Il turismo con i suoi problemi è uno dei temi fondamentali in questo periodo. Previsioni non ne faccio, ma voglio essere ottimiste e credetemi ho i miei motivi. In tanti mi stanno chiamando per dirmi: non vedo l’ora di poter tornare in Umbria. Noi pagheremo un giorno in albergo a chi viene, ma sono convinta che la spinta arriverà dai tanti che vogliono fare la loro vacanza nell’Umbria bella e sicura”.
Tanti auguri, presidente. Ci provi in ogni modo. Anche perchè qui in Umbria su altro non si può contare. Siamo piccoli e marginali. A colte si ha l’impressione che giochino al tiro al bersaglio. Se uno statistico alla Trilussa decide che passare da un caso di Covid a due è un pericoloso 100 per cento di incremento nell’epidemia, mentre si può andare sicuri per happy hours senza mascherina laddove si scende da 200 a 199 (ma perchè uno fa parte di una task force di presunti scienziati deve pensare che la gente ha l’anello al naso?), ti ammorbano in televisione allo sfinimento perchè nel frattempo geniali cronisti non hanno tempo di accendere il cervello e verificare, ma bevono – e riportano in brutte grafiche – l’assurda conclusione. E una volta che ce l’hanno in grafica non la buttano via finchè non torna almeno il colera.
Proviamo con l’opposizione interna? Quella seria è annichilita dalle stroboscopiche performance di quella grillante (grillina e urlante) che presenta un’interrogazione per intimare di acquistare i test seriologici e poi una per chiedere come mai sono stati acquistati e soprattutto dove (a una bancarella di tric e trac e mortaretti, no? Forse, magari, in un posto dove li vendono e nel quale non arrivi la lunga mano di mister Simpatia commissario Arcuri, il Requisitore Nero, sì?), convinti come sono che una disgrazia nazionale come il Covid sia un palcoscenico per esibire tutti gli espedienti imparati dalla scatola grande del Piccolo Oppositore, gioco per apprendisti stregoni.
Quindi di nuovo auguri, presidente. L’emergenza, qui, dati tempi e modi, è stata gestita come di più non si poteva. L’uscita dall’emergenza è un passaggio sui carboni ardenti. Ma in questi tempi terribili bisogna fare di necessità virtù e diventare pure fachiri.
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