POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il Dipartimento si riunifica (col decano Puccetti) e si delineano già due partiti. Ma il rettore Oliviero si gode il record di immatricolazioni, l’endorsement del ministro Manfredi e lancia la nuova dg Vivolo. E vuol comporre ogni dissidio
di Marco Brunacci
PERUGIA – Non a tutti è chiaro ma l’Università di Perugia ha superato un test delicatissimo con un successo oltre le attese, che apre una nuova stagione: le immatricolazioni sono aumentate del 45%, il ministro Manfredi in persona (il più silenzioso e concreto di tutta la squadra dell’altrimenti chiassoso Governo Conte) ha benedetto la svolta, e ora si aprono prospettive.
E un ruolo non secondario, nella stagione che si apre, toccherà alla nuova direttrice generale, Anna Vivolo, 44 anni, un dirigente di riferimento tra i più importanti del Ministero, arrivata con un bagaglio di conoscenze ed esperienze grande così e pronta a rimettersi in gioco. Sta a lei liberare dall’incombenza della gestione il rettore Oliviero, che a questo punto deve rendere operativa la Fase 2 dell’Ateneo, senza più alibi: finire di rodare autonomia e riconoscimento del merito, promuovendo e accettando sfide nelle eccellenze scientifiche, alzando l’asticella, nella prospettiva dell’ultimo balzo verso l’internazionalizzazione (quando il Covid finirà di essere il protagonista del destino nostro e delle nostre relazioni).
Nel mentre si vola alto, ci sono sempre però incombenze da svolgere che tengono però tutti con i piedi a terra. Il passaggio sul quale puntare i riflettori adesso è il nuovo Dipartimento di Medicina, riportato alle antiche origini dopo essere stato smembrato, senza che nessuno ne abbia mai capito il motivo e il senso.
La nuova-antica Medicina torna a rivivere ufficialmente, dopo il passaggio ufficiale in Senato accademico, e dopo i tanti annunci. Dal primo novembre si raduneranno di nuovo insieme i componenti degli attuali tre dipartimenti. E dovranno decidere chi li guiderà. Non sfuggirà che questo significa che è servita su un piatto d’argento la prima grana della nuova stagione..
Bisogna eleggere un direttore di Dipartimento. I docenti di questa area sono noti per essere di sicuro bravi ma di avere anche una conseguente, alta considerazione di se stessi. Metterli d’accordo sulla scelta di un leader, che non spacchi la neofacoltà, che non incrini il clima voluto dal rettore Oliviero e direttamente ispirato al De Rerum Natura di Lucrezio, quello nel quale il lupo e l’agnello prendono tutte le sere l’aperitivo insieme dpcm permettendo, è francamente complicato.
TEMPI E MODI PER L’INVESTITURA
Ci si riuscirà? Intanto, tempi e modi per l’investitura sono questi: la prima riunione, a novembre, viene presieduta dal decano che è il professore Puccetti (a proposito: si sa in giro che è uno dei dieci migliori ricercatori al mondo nella sua scienza? si stanno mobilitando all’Università – visto che è prossimo alla pensione – per dargli il posto che merita come maestro illustre per le prossime generazioni?).
Dalla riunione in poi si accettano candidature. Se i tam tam non rullano invano sembra che due partiti si stiano delineando dietro altrettanti candidati: Nello Ambrosio (area medica), ma soprattutto Vincenzo Talesa (medicina sperimentale). Ambrosio ha avuto una esperienza da direttore sanitario a suo tempo che non è rimasta nella storia dell’amministrazione dell’Umbria, ma ha anche – raccontano i tam tam – un consenso limitato alla sua area.
Talesa, di contro, ha la forza compatta degli sperimentali ma pesca con successo anche nell’area chirurgica. Se si va alla prova di forza, tutto fa pensare che i Lloyds di Londra preferirebbero assicurare un successo del gran leader della Medicina sperimentale (che ha seguìto come un sol uomo Talesa in tutte le scelte che ha fatto, anche nell’opposizione dura a Moriconi).
Sarebbe utile però, uno scontro, per carità il più possibile sereno e trasparente, ma pur sempre uno scontro, nell’era aurea di Oliviero, rettore che un altro po’ e ti compare a Palazzo Murena col saio francescano?
Probabilmente no, per un paio di motivi: intanto, chi dirigerà il Dipartimento in questa fase lo farà solo per un un anno e mezzo poco più, essendo necessario uniformare poi la data dei rinnovi con gli altri dipartimenti. In secondo luogo, dovendo ricostruire, come dire, il profilo burocratico-amministrativo del riunificato Dipartimento, il lavoro del nuovo direttore sarà ingrato e in tutto dedito alla più trita quotidianità.
Val la pena a questo punto scatenarci una campagna bellica?
IL RICORSO AI LLOYDS DI LONDRA
Meglio un altro scenario. Ipotizziamo: il rettore, con o senza saio, magari dopo aver avuto conferma dai Lloyds di Londra su quale candidatura delle due abbia minori possibilità di naufragio, convinca ad evitare la conta.
Un pronostico di City journal? Eccolo: l’ottimo professor Talesa potrebbe essere indicato all’unanimità come nuovo direttore e l’ottimo professor Ambrosio potrebbe veder riconosciuto un suo ruolo.
E in prospettiva? Prende sempre più piede – ma qui siamo ancora molto lontani dalla meta – la candidatura di un docente come Auro Caraffa, che somma meriti clinici a grande capacità di ascolto e mediazione, e a una saggezza, magari dovuta anche all’equilibrio che dona l’età, che è quel che serve per un incarico così delicato ed è tanto difficile trovare sul mercato in questo momento. Ma qui siamo a una fase successiva. E City journal non vuol inoltrarsi anche nel campo delle profezie.
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