POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | La regione viene retrocessa da mercoledì per i numeri della terapia intensiva che dovrebbero cambiare entro pochi giorni. La Tesei segnala miglioramenti sui guariti. Resta la preoccupazione per la “questione anziani”
di Marco Brunacci
PERUGIA – Dopo una giornata di riflessioni, si immaginano tormentate, non si sa con precisione sulla base di cosa, ma di sicuro in virtù di infallibili algoritmi, attivati da menti elevate che non sono tenuti a spiegarsi con la gente comune, ecco una nuova classifica: l’Umbria da zona gialla diventa arancione, insieme all’Abruzzo, alla Basilicata, alla Toscana, alla Liguria.
Da mercoledì niente ristoranti e niente bar, niente passaggi da comune a comune senza autocertificazione, però sì ai parrucchieri, restano aperti i negozi tranne i centri commerciali nei festivi e prefestivi. Per le scuole eravamo già al massimo della chiusura e ci restiamo. Chi lavora lontano da casa si deve portare il panino appresso ma non può consumarlo in strada o negli spazi comuni degli uffici. La governatrice Tesei in tv è apparsa remissiva. I dati sono dati, perfetto. Se i dati (quali?) cambiano si torna in 48 ore gialli o si diventa rossi o blu o di quale altro colore?
Se si è capito bene pare che decisivo per l’Umbria sia stato il livello raggiunto dai ricoveri in terapia intensiva rispetto ai posti a disposizione. La governatrice in tv, da Sky, ha affermato che l’Umbria cerca di tenere aperto anche il resto della sanità, non solo l’antiCovid, ma l’algoritmo non pare interessato a questa eventualità. Ha poi annunciato che l’Umbria arriverà a giorni ad attivare 127 posti di terapia intensiva. Se – come tutti ci auguriamo – i numeri dei ricoveri rispetto ai posti letto miglioreranno, in 24-48 ore verrà ristabilita la zona gialla? Tesei ha anche sottolineato che sono aumentati i guariti in maniera da alimentare qualche speranza per il prossimo futuro. Non ha detto invece che l’Umbria è una regione di anziani, prima in Italia con la Liguria, che si è salvata nella grande ondata di marzo del Covid per aver sigillato a tempo di record le Rsa, cosa che non è stata possibile, proprio per le modalità con cui il contagio si è dipanato, nella seconda ondata. E ragionevolmente questo resterà il grande problema dell’Umbria di oggi e di domani, che legittima ogni preoccupazione.
Ma il vero algoritmo che sta dettando le regole sembra piuttosto quello del panico, una strategia mediatica, che non sembra avere avversari, con effetti semplicemente opposti a quelli sperati. Il tambureggiamento su “tutti potete ammalarvi gravemente” non ha convinto i giovani a evitare di incontrarsi, ma soprattutto a essere responsabili e a prendere precauzioni nei confronti delle persone anziane e deboli a rischio alto e vero, però ha riempito i pronto soccorso di malati, veri e presunti, gravi e non gravi ma angosciati, spesso disperati, più o meno con ragione, esattamente come non doveva succedere. Questa sorta di “trance” da Covid ha infatti un solo effetto: aumentare a dismisura i contagi ospedalieri, peggiorare drasticamente l’assistenza, far perdere di lucidità un’intera classe medica che infatti chiede il lockdown in ogni dove per poter respirare e magari riprovare a far funzionare quei farmaci che hanno dato risultati utili laddove i risultati si potevano ottenere (non in presenza di situazioni largamente compromesse con patologie gravissime e multiple).
Ps: inutile sottolineare ancora una volta che l’unica indicazione di buon senso (cercare di limitare gli spostamenti e i rischi delle persone anziane) proposta con una frase sbagliate dal governatore della Liguria Toti ha sortito l’unico effetto di far perdere il posto di coordinatore delle Regioni al povero Toti. Meglio, evidentemente, il panic-algoritmo uguale per tutti.
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