La sede di Confindustria a Perugia (foto unimpiego.it)

Nuova presidenza Confindustria, gli “storici” cercano il loro Alunni, da Margaritelli a Urbani. Senza sfidare Cucinelli

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Mentre inizia l’ultima fase dell’attuale leadership, parte il percorso per la prossima scelta (si farà a primavera), con molte variabili e un monito: l’associazione, per continuare a essere interlocutore centrale, non può spaccarsi. Il ruolo, ora rilevante, delle nuove generazioni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il 3 dicembre è prevista l’assemblea di Confindustria Umbria, non in presenza, secondo le accortezze imposte dalla pandemia, ma sarà il primo test per il dopo-Alunni. In verità manca ancora del tempo alla scadenza del presidente regionale, ma è costume degli industriali cercare le alleanze e i nomi giusti in anticipo, soprattutto per evitare che si arrivi a scelte che provochino traumi.

Il motivo è sotto gli occhi di tutti: una Confindustria (relativamente) unita rappresenta un interlocutore importante dei governi, a livello nazionale come locale, anche se non più privilegiato, come poteva succedere qualche anno fa, prima che grandi gruppi decidessero di uscire dall’associazione, ma, qualora si divida oltre i limiti di qualche fisiologica controversia e si mostri litigiosa, perde altre quote di autorevolezza, con un inevitabile danno per i vincitori come per i vinti dell’eventuale contesa.
E allora lo stato delle cose: non che il presidente Antonio Alunni, che è sulla strada della seconda metà del suo secondo e ultimo mandato, abbia la sindrome dello yogurt, ma la scadenza degli impegni portano inevitabilmente a concludere il lavoro fatto più che a iniziarne di nuovi. E a tornare a pensare un po’ di più alla propria realtà aziendale che a progetti per gli anni Tremila.
Del presidente Alunni, che verrà sostituito alla fine del prossimo anno, c’è chi ha criticato il carattere (a volte non accondiscendente), c’è chi il fatto che non rappresenti un gigantosaurus delle aziende umbre (ma lo sapevano quando lo hanno eletto), chi certe scelte del suo mandato (ha puntato su un bilancio eccellente, con 1,5 milioni di euro di utili, piuttosto che impiegarli in un piano per i consociati in difficoltà per la pandemia), ma ha dimostrato capacità di leadership, imposto un’immagine di livello – e solo il Signore sa quanto sia indispensabile l’immagine al giorno d’oggi – di imprenditore smart proteso verso ogni innovazione ed infine è stato coerente nell’imporre una mentalità di azienda nella gestione dell’associazione.

IL FUTURO DIETRO L’ANGOLO

La decisione sul futuro – dicono i rumors che cominciano a levarsi dalle storiche stanze di via Palermo – verrà presa non prima di primavera. Ma alla decisione si arriva dopo un percorso. E il percorso è largamente cominciato.
Intanto, la “linea storica” dell’associazione, legata ai comparti più tradizionali dell’impresa, ha i numeri per far valere la forza di una maggioranza al riparo di ogni rischio di conta. E comunque, vista l’aria che tira, non si sa mai.
Fatto che gli “storici” sono alla ricerca di un “loro” Alunni, capace di essere leader rappresentativo e magari senza i difetti che gli imputano.
Volete sapere nel toto-presidente su chi insistono i tam tam più accreditati in questo momento? Uno dei fratelli Margaritelli (Andrea ma anche, perchè no, Luca), seconda generazione del Listone Giordano. Come immagine funzionerebbero e bene (“Tecnologia e innovazione” è il loro slogan), dal punto di vista della politica confindustriale hanno interamente colmato quel gap che divideva la famiglia dai leader degli “storici” (sarebbe stata superata ogni incomprensione soprattutto con Carlo Colaiacovo). Garantiscono insieme autonomia e collegialità, un po’ di gioventù e una presidenza di prospettiva. Smart sì ma con i piedi piantati a terra nel ciclo dell’edilizia, quindi in uno dei comparti tradizionali di Confindustria e sul quale in tanti puntano per un rimbalzo non effimero dei numeri del pil dell’Umbria.

IL FATTORE “NEXT GENERATION”

Una soluzione logica – pista battuta non da pochi – sarebbe Gianmarco Urbani, grande dinastia dei nobili dei tartufi, che avrebbe, insieme ai molti fattori a suo favore, due limiti però non da poco. Tifa anche lui per la Ternana (insomma, scherzi a parte, si tratterebbe di togliere a Perugia per un altro mandato la guida degli industriali umbri), e poi ha uno stato di famiglia che è un invito a nozze per i suoi avversari: sua moglie è assessore di punta della giunta regionale a guida Tesei e ogni suo atto passerebbe al microscopio di ogni oppositore, pronto a gridare al conflitto di interessi.
Secondo osservatori accreditati, nessuna delle due obiezioni è però insormontabile. Una: Gianmarco Urbani è residente a Scheggino che dista da Terni poco meno che da Perugia, e comunque se Mencaroni, come quasi certo, diventa presidente della nascente Camera di commercio unica regionale fin da gennaio prossimo, l’equilibrio tra le due province è garantito. Seconda obiezione: Confindustria è un sindacato di imprenditori, chiamato a fare gli interessi degli associati. Un assessore regionale deve, per missione, sovrintendere agli interessi dell’Umbria intera. Chi vuol (e chi deve) vigilare, vigili. Conclusione: la candidatura Urbani resta in piedi. E di sicuro l’asse Colaiacovo-Urbani, con la nuova generazione in campo (Cristina Colaiacovo, alla guida della Fondazione Cassa di risparmio, si sta dimostrando al momento all’altezza delle migliori aspettative), è uno dei più antichi e solidi dell’Umbria.

OUTSIDER E SOLUZIONI CONDIVISE

Vogliamo a questo punto tirare in mezzo anche Nicoletta Spagnoli? Sì, ma proprio per dovere e perchè a tutti viene in mente, da sempre, come l’outsider per eccellenza.
Invece il nome più ricorrente (ma non per questo favorito) come prossimo presidente è invece quello di Paolo Bazzica, attuale leader della sezione territoriale di Confindustria di Foligno, che garantirebbe un alto livello di pace sociale interna, ma se si va su una scelta territoriale non si può saltare il presidente della Sezione di Perugia, Mariotti, mentre se si insiste sulla pace sociale in Confindustria, l’impareggiabile resta sempre l’ex presidente Campanile, bonario ma vivacissimo settantenne alla guida di un gruppo che macina utili.
Era circolato con insistenza nelle settimane scorse anche il nome di Mario Filippi Coccetta, gran bella realtà aziendale del cashmere umbro, da poco cavaliere del lavoro, ottimi rapporti in Regione. Ma c’è chi fa presente che scegliendo una candidatura di questo genere sarebbe come mettere un dito nell’occhio del grande leader degli “innovatori” (se abbiamo deciso che altri sono gli “storici”), Cucinelli, principe del Brunelloshire e re umanista del cashmere. Sondare il suo umore sarà indispensabile prima di scegliere. Che sia defilato si può accettare, ma nessuno si augura di averlo apertamente contro, magari pure con una candidatura alternativa a quella degli “storici” che abbia la sua benedizione.
Si torna alla considerazione iniziale: già Confindustria ha i suoi problemi di rappresentanza, se si spacca diventa un triste, inutile vascello alla deriva. I naviganti probabilmente sono comunque condannati a una reciproca, cristiana sopportazione.

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