L’Umbria è zona rossa per Rt e numero di casi, ma per evitarla oggi si gioca la sua carta “segreta”

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Contro i numeri, il protocollo E (emergenza): interventi subito decisi nelle zone più a rischio tra le “macchie di leopardo” dell’Umbria del contagio, coprifuoco alle 21, scuole chiuse in presenza, il permesso per la spesa una volta sola al giorno, controlli in vie e strade

di Marco Brunacci

PERUGIA – Quando è uscito il numero (459) dei nuovi casi positivi al Covid, tutta la sanità regionale ha capito che la zona rossa per l’Umbria, da sabato o da domenica e per 15 giorni, è irreversibile.

Magari sarà anche l’unica in Italia. L’indice Rt, che da sempre è un nemico giurato delle piccole regioni con piccoli numeri – ma stavolta come fai a dargli torto – la condanna. Condanno certa anche le terapie intensive (oggi 64), che non sono a livelli record ma non si abbassano ai livelli prescritti, anzi.
Nel frattempo ritardano le stanze prefabbricate delle terapie intensive che dovevano – come da accordo con il commissario Arcuri – arrivare a metà febbraio ma non se ne vede l’ombra.
Se qualcuno si desse da fare per mettere in funzione l’ospedale da campo donato dalla Banca d’Italia magari potrebbero già succedere delle cose, ma qui non si capisce perché – qualche ragione dalle parti di Fratelli d’Italia ce l’hanno – nella sanità regionale capitano momenti di black out decisionale.
E bisogna allora fare appello alla Tesei: intervenga, presidente.
In realtà la zona rossa può ancora essere scongiurata – così pensano alcuni tra i più volenterosi tra i governanti regionali – facendo presente al governo nazionale (o a quello che resta in funzione) che la situazione dell’Umbria è davvero a macchia di leopardo, diversa da zona a zona, addirittura all’interno del medesimo comune: la situazione di Perugia è emblematica, ci sono frazioni, nel suo ampio territorio (terzo in Italia per estensione) che hanno numeri del contagio da Codogno dei tempi peggiori (per buona sorte non in fatto di decessi, a dimostrazione che la sanità umbra cura e cura bene i suoi – però troppi – malati).
Questo non basta? Ovvio. Ma importante è quello che segue: rispetto ad ogni situazione di criticità sono stati presi dei provvedimenti che sono anche più severi rispetto a quelli di una zona rossa nazionale. Quali? Scuole chiuse in presenza, dalle elementari alle superiori (dopo sacrosante insistenze i sindaci hanno dato retta. Con 24 ore di ritardo, ma lo hanno fatto). E poi il coprifuoco anticipato alle 21. Controlli rigorosi su strade e piazze, ma anche della polizia locale sui passaggi tra comuni. E ancora: la spesa solo una volta al giorno per ogni famiglia. Resterebbe da chiudere solo i pochi negozi non essenziali, i quali magari avrebbero più vantaggi dalla zona rossa perché oggi così assai poco frequentati e domani, con la zona rossa, in fila per avere i ristori.
L’Umbria si giocherà le sue carte già giovedì. Venerdì la sentenza.

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