POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il rilevamento mensile diviso per Regioni dice che la maggioranza ha recuperato tutti i suoi spazi nell’elettorato dopo la pausa di febbraio (crisi delle varianti) e apre una riflessione nella minoranza, bloccata sotto il 36%
di Marco Brunacci
PERUGIA – Tre premesse fondamentali:
- i sondaggi valgono sempre per quel che valgono
- il sondaggio (Bidimedia) che prendiamo in esame però ha la peculiarità di essere l’unico fatto una volta al mese esclusivamente sulle intenzioni di voto, divise per regioni
- il campione è omogeneo e, diciamo così, non si adatta a eventuali committenti del sondaggio stesso, e non segue particolari eventi ma ha una cadenza temporale calendarizzata
- naturalmente, lungi da essere vangelo, il sondaggio qui riportato comunque ha indicato trend verificabili, in salita o in discesa, rispetto a difficoltà delle varie amministrazioni regionali in Italia. Il governo dell’Umbria ha pagato in termini di consenso – per passare dal generale al particolare – le difficoltà nell’affrontare la crisi delle varianti a febbraio (le intenzioni di voto erano scese al 53%, per risalire leggermente a marzo – al 54% – quando sono stati presi i primi provvedimenti del governo regionale per arginare il contagio).
Fatte queste premesse, Cityjournal torna a commentare Bidimedia, dopo aver atteso qualche ora perchè fosse discusso e metabolizzato dalla classe politica umbra (da Fora, CiviciX, a Leonelli, neo responsabile del partito di Calenda, alcuni in Umbria si sono già espressi).
Gli ultimi numeri sono questi e li vedete riassunti nel grafico qui sopra: l’Umbria è diventata la regione guida del centrodestra in Italia, dopo essere stata per tutto il Dopoguerra una delle tre più “rosse” del Paese.
Nel rilevamento al 10 aprile l’Umbria, con un gradimento che schizza al 57%, ha superato il Veneto che si attesta al 55 e che, a sua volta, è raggiunto dall’Abruzzo e tallonato dalle Marche, mentre in Lombardia il centrodestra resta in netto vantaggio rispetto al centrosinistra ma è di poco sopra al 50, proprio come – a sorpresa – nel Lazio.
Ognuno di questi dati andrebbe commentato, ma basta una riflessione sul Veneto, per dire dei fisiologici limiti dei sondaggi: la lista di Zaia ha portato sulla sua persona consensi che, invece, a livello nazionale, sono orientati verso il centrosinistra. Ecco spiegata la differenza tra quanti hanno votato alle ultime regionali per il governatore e il livello (più basso) di gradimento del centrodestra.
Questi dati confermano una prima riflessione comparsa su City journal già a gennaio: qui c’è stata una sorta di mutazione genetica dell’elettorato, passato dal rosso al verde (leghista) con una trasmigrazione che ha ragioni ancora da studiare e capire, ma che hanno certamente radici profonde. Come profonde erano state, fino a poco tempo fa, le radici umbre della filiera Pci-Pds-Ds-Pd.
Ma la domanda ora è: dal 57% di consensi a favore del centrodestra si può tornare indietro? Difficilmente in tempi brevi, anche se per la verità, in queste ultime fasi della politica, il consenso elettorale ha dimostrato di essere fluido come non mai. Con picchi inattesi cui fanno seguito altrettanto improvvisi precipizi.
Ma detto questo, non sfugge a nessuno che il sondaggio Bidimedia non sia tanto (o almeno non solo) un tributo alla nuova maggioranza di governo umbra e alla sua leader Tesei, che comunque può andarne fiera, quanto piuttosto una sirena d’allarme per l’opposizione.
ll fatto che il centrosinistra resti bloccato sotto il 36% è una gran brutta pagella per chi lo guida. Con numeri del genere, la bocciatura sembra inevitabile.
Ecco perchè il sondaggio dovrebbe piuttosto aprire una riflessione sul modo di fare opposizione – forma e contenuti – e sulla reale capacità di capire le esigenze della società umbra in questa transizione così complessa e delicata. E magari passare – sarà troppo? – anche per una sana autocritica, dopo tante esibizioni urlate e grillanti di questi ultimi mesi.
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