POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Con il 91,1% dell’utilizzo la macchina vaccinale umbra fa il miglior risultato in assoluto. Ma, al di là delle classifiche, il nodo resta il numero esiguo delle dosi. Qui ci si attende il cambio di passo, annunciato da Figliuolo per maggio
di Marco Brunacci
PERUGIA – Alla fine c’è stato il sorpasso. Al 17 di aprile l’Umbria ha avuto 256.465 dosi di vaccino e ne ha somministrate il 91,1% (233.715), superando il Veneto che è rimasto al 91%. E facendo meglio dell’Emila Romagna (89,3%). In fondo ci stanno Liguria e Friuli che girano intorno all’85%. Nelle zone alte della classifica anche Regioni (come la Puglia) che però sono in una situazione epidemica molto seria per cui la vaccinazione è anche un modo per tentare di contenere i contagi.
L’Umbria invece ha voltato pagina rispetto alla tempesta delle varianti di febbraio, non solo nei numeri dei vaccini. I ricoveri sono in calo costante e netto, i decessi sono limitati, le terapie intensive a livelli che non destano più alcun allarme (e sono ben al di sotto della famosa soglia critica del 30%). La curva degli attualmente positivi, dopo qualche tentennamento (dovuto alla scuola riaperta?) è tornata a scendere in maniera decisa. Poco importa se qualche giorno c’è un pugno di casi in più, per altro determinato da situazioni locali (prima Cannara, poi Città di Castello e ancora Gubbio e Valnerina che da certe imprudenze non sono ancora venute fuori).
Il risultato della campagna di vaccinazione non è insomma un successo isolato (è facile immaginare che ci potranno essere variazioni su una classifica di questo tipo, tenendo presente che non siamo qui a una gara di Formula 1, in palio c’è molto di più di un podio ma la via d’uscita da una terribile pandemia).
La presidente Tesei (ora che ha superato l’iperattivo e ipercomunicativo Zaia chi la ferma più?) aveva fatto un giro di media nazionali per spiegare che l’Umbria era in grado di mettere in strada una macchina competitiva qualora fossero arrivati i vaccini a sufficienza. Ecco la dimostrazione. Non è un caso che proprio ieri sono state consegnate 2.300 dosi di Pfizer: arrivate e iniettate. Segno anche che le polemiche di qualche giorno fa (come sottolineato da City journal in più di una circostanza) erano falò di chiacchiere, con nessun fondamento.
Il commissario regionale per il Covid D’Angelo, low profile, ma infaticabile nel cercare soluzioni di prospettiva e nel più oscuro lavoro quotidiano, aveva più volte detto che non è scalare la classifica delle Regioni l’importante, ma riuscire a rispondere alle aspettative della gente, che sono giustamente elevate in un momento tanto delicato. E in ogni occasione ha trovato modo di sottolineare come sia necessario che arrivino più vaccini e che ancora ce ne siano invece pochi per le potenzialità delle Regioni in generale ma dell’Umbria in particolare.
E qui sta il nodo: l’Umbria ha dato un esempio di risposta efficace alla crisi delle varianti, è stata all’altezza della situazione quando si è trattato di mettere in piedi una Fase 3 all’insegna dell’emergenza, è stata infine rapida (al di là del primo o secondo o terzo posto in classifica) quando si è trattato di raggiungere risultati nelle vaccinazioni. Ma servono più vaccini se si vogliono raggiungere risultati che valgono la svolta.
Adesso c’è poco da giocare con i numeri: sta al Governo e al commissario nazionale Figliuolo far arrivare molte più dosi. IL numero degli immunizzati in Umbria è elevato in termini assoluti, ma l’Italia è ancora indietro e anche l’Umbria non può dover riprendere ogni tanto fiato nelle vaccinazioni perché non ci sono antidoti a sufficienza. Il 30 giugno è la vera dead line per salvare la stagione turistica. E bisogna correre ancora di più.
Qui serve un altro cambio di passo, ma tutto a carico del Governo nazionale. Poche storie.
Ps. Va solo ricordato, infine, che una sola questione è ancora in ballo, in Umbria come nel resto d’Italia: ci sono resistenze al vaccino da parte di over 80. Qui non è questione di iniettare, si tratta di convincere. Un altro lavoro mica facile. Forza mister D’Angelo.
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