di Marco Brunacci
PERUGIA – Terni e le sue preziose acciaierie. Gli inside di Cityjournal di un anno fa, nel frattempo confermati più volte, con piccole modifiche durante il percorso, prevedono ora un ulteriore, decisivo aggiornamento: il ministro dello sviluppo economico Giorgetti ha messo nero su bianco che il dossier acciaio in Italia è strategico per il Paese e va risolto come una questione unitaria che riguarda Taranto ma anche Piombino e Terni.
ENTRA LO STATO
Il modello è quello attuato a Taranto – sembra evidente – come annunciato da City journal. Quindi ci sarà l’ingresso dello Stato nell’azionariato, qualcosa sul genere della Finsider degli anni passati, ma senza che lo Stato si faccia imprenditore, piuttosto lasci spazio al privato con le sue competenze, per agire secondo logiche di mercato. Un mercato che, in particolar modo per l’acciaio, è mondiale e deve rispondere a standard di produzione e criteri di gestione precisi.
Con la benedizione esplicita di Giorgetti, le operazioni possono essere così accelerate. Abbiamo già detto del modo in cui è stata trovata la soluzione per Taranto e i lettori possono andare a verificare. Ora invece qualche novità sul fronte di Terni.
NOVITÀ PER TERNI
Se non ci saranno improvvisi impedimenti, per la verità non probabili ma pur sempre possibili in una materia così delicata e che investe interessi tanto grandi, i destini delle acciaierie di Terni del futuro saranno nelle mani di un gruppo pubblico-privato, nel quale però il pubblico non deterrà più del 30%, ragionevolmente attraverso Invitalia, come a Taranto, garantendo così solidità e partecipazione nei grandi investimenti necessari per la riconversione green dei siti, senza però essere invasivo.
La gestione tecnica toccherà – stando ai nuovi rumors – a un Fondo costituito per l’occasione da grandi player mondiali dell’acciaio. Si dà per certa la presenza di una multinazionale svizzera, mentre ancora si discute se entreranno gli indiani di Mittal, i giganti di Taranto, magari attraverso la loro controllata francese. La discussione è in corso perché da questo dipende la permanenza o meno, con una quota di minoranza, dei tedeschi di Thyssen per garantire equilibri nelle quote mondiali di acciaio.
UN NUOVO FONDO
Questo Fondo, che garantirebbe altissima competenza nel settore specifico, dovrebbe avere una quota – se si ascoltano gli stessi rumors di prima – pari al 52-55 per cento. Abbastanza per garantirsi una solida maggioranza, ma, come dire, pronta all’ascolto e alla più ampia collaborazione sia con il socio pubblico che con quello che ormai tutti indicano come il partner privato italiano più accreditato ad entrare, quindi il gruppo Arvedi. Al quale verrebbe riservata quindi una quota del 15-18%.
I NUOVI VERTICI
La trattativa sarebbe a un punto così avanzato (con chiusura possibile, se non ci sono impedimenti, già a fine anno) che girano già nomi per i nuovi vertici delle rinascenti acciaierie ternane. Una donna – non la Morselli, come già detto da City journal – ma nordeuropea in qualità di amministratore delegato, insieme a una sorpresa umbra come presidente.
Ancora qualche mese e si vedrà.


