I concerti dal vivo, le provocazioni, le fesserie e le censure. Loredana Bertè, pronta a partire con il nuovo tour, al Corriere della Sera, si racconta e lo fa a cuore aperto. I concerti? «Mi mancano come l’aria. La mia valvola di sfogo è il palco. Quando sono dietro sono terrorizzata, ancora oggi dopo 45 anni di carriera, e solo quando sento che sono padrona del pezzo mi calmo e i dubbi e le incertezze si trasformano in grinta: mi mangio il palco».
Le fesserie. La più grande? «Lasciare la mia carriera per seguire Björn (Borg, campione di tennis con cui è stata sposata dal 1989 al 1992, ndr) in Svezia. Credevo di farmi una famiglia ma non è andata così».
Le provocazioni? Una per tutte, quella a Sanremo 1986, quando si presentò sul palco con il pancione: «Di quello non mi pentirò mai. È stato un atto di liberazione, il grido di emancipazione di una donna. Una donna incinta non è malata, anzi è il momento in cui è più forte, dà vita a un altro essere umano». Le censure? Per le foto in cui posava nuda o i passaggi allusivi delle sue canzoni: «Oggi quelle censure fanno sorridere e impallidiscono davanti a certi testi odierni. Oggi la vera trasgressione è la normalità. Il problema è anche il pubblico: con tv e internet ormai si è assuefatto a qualsiasi cosa, per quanto estrema possa essere».


