La Regione costa 20 milioni in meno e parte un bonus bebè. Dal turismo segnali di ripresa e i visitatori restano qui più giorni

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Assestamento di bilancio con la spending review che ha dato risultati oltre le attese, ma poi c’è sempre il pozzo senza fondo degli autobus (e del sindacato corporativo a difesa). Tesei sugli aiuti ai nuovi nati: un segnale importante

di Marco Brunacci

PERUGIA – La notizia che arriva dall’assestamento di bilancio della Regione, di solito un uggioso conto economico di piccoli scostamenti nelle entrate e modeste liti su impieghi di qualche euro? Eccolo qua: la spending review è arrivata a 20 milioni di euro. Vuol dire che l’Ente funziona con meno soldi. Bene, si può fare ancora di più e questa giunta regionale ha intenzione di farlo. Lo dice e lo dimostra. Questi sono fatti, non chiacchiere.

Fin qui le belle notizie, meno belle quelle sugli impieghi perché praticamente sono spese obbligate: la Regione ha dovuto buttare altri 11,3 milioni nel pozzo senza fondo dei trasporti pubblici (allo Stato costano 100 milioni, alla Regione altri 26 e il sindacato corporativo del settore ha il coraggio di piangere e lamentarsi invocando il servizio che ormai di pubblico ha solo il fatto che pesa sulle tasche di ogni famiglia per dare benefici limitatissimi alla collettività), altri 6 milioni invece per la restituzione del bollo auto (norma nazionale).
Solo il resto è la manovra vera e propria: 400 mila euro per dare 500 euro ai nuovi nati (sono per 800 sui 2.400 del 2020).
Poi ci sono altri 250mila euro per la protezione civile, già aiutata lo scorso anno per mantenere elevate le prestazioni così utili nei momenti difficili. 250 mila euro di sostegni all’Università che stanno diventando un volano per la ripresa soprattutto di Perugia, perché aiutano l’Ateneo a rimborsare rette ed elargire borse di studio, incrementando il numero degli studenti. Infine un’altra voce che è l’ennesimo aiuto a una struttura che da anni fatica a sopravvivere: il Briccialdi di Terni (gli ultimi 150mila euro).
Come si vede alla notizia bella della spending review, si aggiunge in definitiva solo quella bella dei soldi per i nuovi nati. Un piccolo aiuto, ma un aiuto. Soprattutto un segnale, al quale però la governatrice Tesei teneva moltissimo. E con ragione. Si tratta di convincere gli umbri a uscire dall’inverno demografico che tanto spaventa tutti quanti. E ogni sforzo possibile va fatto.
Un’altra notizia bella sarebbe quella dell’inizio della cura dimagrante del servizio pubblico con autobus. Ma siamo lontani dal risultato. Per una piccola richiesta di tagli (3.5 milioni) è scoppiato il finimondo. Tutti devono pagare per i vantaggi di pochi, pochissimi.
Ultima considerazione sull’assestamento di bilancio: qualcuno si chieda cosa sarebbe successo se non ci fosse stata la spending review. Risposta: subito nuove tasse (anche per pagare il conto al sindacato corporativo dei trasporti).
Dal bilancio al turismo, visto che si è in piena estate. I primi sei mesi hanno vissuto di lockdown e di smarrimento. Ma il mese di giugno è stato molto positivo. Ci sono dei segnali ai quali è giusto aggrapparsi con tutta la forza. Da quel che si riesce a sapere, nel mentre tutti incrociano le dita e fanno il tifo per i mesi di luglio e agosto, abbiamo un milione secco di visualizzazione online degli spot dell’Umbria. E poi Valnerina, laghi, borghi, Perugia, agriturismo tra le parole più cercate su Google.
Giugno è andato bene: +27% rispetto al 2020. Presenze più che raddoppiate. Non solo ma – dato importante – la permanenza media nelle strutture umbre è aumentata del 20%, come anche gli scontrini medi dei ristoranti.
Luglio e agosto del 2020 sono stati record assoluto e ragionevolmente sarà difficile fare altrettanto quest’anno. Ma anche un risultato meno eccezionale potrebbe dare il senso di una ripresa del settore così tanto delicato per l’Umbria, anche se sul Pil incide meno di quanto si pensi.
Ps. La governatrice Tesei, con la Tombesi, commissario prefettizio, ha voluto visitare l’ospedale di Spoleto. E’ arrivata scura in volto, con dieci minuti di anticipo, ed ha voluto parlare con il personale, ha chiesto, ascoltato, colloquiato. Gli operatori sono convinti che l’ospedale stia ripartendo? Non si sa, ma di sicuro la governatrice è uscite sorridente, che provava a convincere un industriale spoletino di riferimento come Monini a investire di più in Umbria, a credere nella ripresa, a creare più posti di lavoro. Magari anche l’ospedale non era quel problema che si è voluto raccontare in questi mesi.

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