di Marco Brunacci
PERUGIA – Il closing dell’operazione resta previsto per i primi mesi del prossimo anno. Ma forse potrebbe esserci un’accelerazione se in autunno verranno rimossi gli ultimi ostacoli. Si parla già comunque di un piano industriale che dovrebbe decollare nella seconda metà del 2022, con novità positive per l’occupazione. Non solo potranno essere evitati ulteriori sacrifici, ma dovrebbero esserci più posti di lavoro.
Da un anno e più Cityjournal riporta informazioni sulla cessione delle Acciaierie di Terni che trovano puntuali conferme.
Le ultime notizie dicono che la strategia silenziosa del ministro Giorgetti sta consentendo di superare le difficoltà che finora si sono parate davanti (ma ci sono altri scogli insidiosi da evitare): lo Stato entrerà con una quota non superiore al 30% nell’azionariato delle Acciaierie, che verranno acquistate – salvo clamorosi, ma sempre possibili stop – da una cordata che ha il suo campione italiano nel gruppo Arvedi, che agirebbe insieme a un fondo internazionale specializzato in grado di reggere il peso finanziario dell’operazione e i previsti investimenti green, indispensabili in questa fase di ripensamento e riposizionamento della produzione dell’acciaio.
Si starebbe limando, come accennato poco sopra, il piano industriale, con risvolti importanti per la città di Terni e per l’Umbria, con la promessa di una fase di sviluppo delle Acciaierie, fino a progettare il ritorno del magnetico, al quale la Terni rinunciò per una serie di scelte sciagurate a inizio degli anni Duemila. La presenza nella cordata del gruppo Arvedi, da sola, è una garanzia in questo senso.
Ora però c’è da chiudere una fase di turbolenze, che in trattative così complesse non sono mai utili: il gruppo Marcegaglia, con prese di posizioni e manifestazioni di interesse continue, non molla il dossier Acciaierie. Eppure, almeno da quel che risulta a City journal da mesi e mesi e sempre che le informazioni siano corrette, di spazi per il gruppo non ce ne sono.
Dopo gli assalti delle ultime settimane si sarebbe però aperto – a quanto dicono indiscrezioni, ovviamente da confermare – solo uno spiraglio: quello dell’acquisto dei Centri servizi.
Il gruppo Marcegaglia sarebbe interessato a quelli sparsi per l’Europa ma anche a quelli in Italia, a partire dal famoso Tubificio.
Da quel che trapela, per evitare che il gruppo esca da questa battaglia con le ossa rotte, ci sarebbe, da parte dei tedeschi di Thyssen come pure del Governo italiano, l’intenzione di dare il disco verde a questa richiesta.
Marcegaglia per altro ha una vocazione industriale più vicina ai Centri servizi e un altro ostacolo sarebbe così rimosso verso la ripartenza delle Acciaierie.
Ma anche qui c’è una questione aperta e molto delicata: è possibile immaginare uno sviluppo robusto di Terni che non abbia tutte le frecce di cui dispone al suo arco?
Ecco allora che si fa strada l’ipotesi di una cessione a Marcegaglia dei Centri servizi europei, non anche di quelli in Italia e soprattutto non del Tubificio. Una soluzione di buon senso sulla quale si starebbe in questi giorni discutendo.


