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Inside/Acciaierie di Terni, nel piano al Mise un capitolo per il rilancio delle Fucine

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sdf di fatto non è più sul mercato, uno stop per i tanti pretendenti. È parte integrante del rilancio previsto dalla cordata Arvedi. Secondo indiscrezioni, dal Governo ci sarebbe un definitivo no ad acquirenti asiatici

di Marco Brunacci

PERUGIA – Inside sulle Acciaierie di Terni e sul loro futuro. Cityjournal da un anno e mezzo racconta quello che sta succedendo in realtà nelle trattative per la cessione della grande (e fondamentale per Terni e per l’Umbria) azienda dell’acciaio.

Cityjournal ha già spiegato che c’è un piano industriale in discussione al Mise, il ministero dello sviluppo economico, sul quale il Governo dovrà dare il suo parere. È un Piano presentato da una cordata che ha il suo campione italiano nel gruppo Arvedi e ha in un fondo finanziario internazionale specializzato la sua forza economica. Nella cordata entrerà anche lo Stato italiano, attraverso Invitalia, con una partecipazione che non supererà il 30%. Nel progetto c’è – come già scritto – una prospettiva di robusto sviluppo economico a partire dal 2023, sempre che, come tutto fa pensare, il closing dell’operazione avvenga tra fine anno e gennaio prossimo.
C’è anche – e questo è un particolare importante per i risvolti anche occupazionali che può avere – un capitolo dedicato al rilancio della Sdf, la società delle fucine. In questo momento il risvolto fondamentale di questa parte del piano industriale però è uno e uno solo: le diverse società interessate a questo settore possono tornare a dormire sonni tranquilli. Sarà la cordata che dovrebbe – salvo sorprese, per altro sempre possibili in queste trattative tanto complesse – acquisire le Acciaierie ad occuparsene.
I Centri servizi, ma con l’esclusione probabile del Tubificio, potrebbero invece finire, soprattutto quelli all’estero, al gruppo Marcegaglia, come già annunciato da Cityjournal.
Un secondo inside: è ora praticamente ufficializzata la determinazione del Governo italiano – la linea Draghi-Giorgetti – a non cedere a operatori asiatici le strategiche Acciaierie ternane. Il disco rosso per i cinesi, vale anche per i coreani, e a questo punto anche per gli indiani, ai quali resta però la responsabilità del recupero e sviluppo di Taranto, sempre con la partnership di Invitalia, in questa nuova ipotesi di una sorta di Finsider per il futuro del comparto in Italia.

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