La nuova stagione Città della Pieve 2022 locandina

Con “La Nuova Stagione” Fontemaggiore porta cinque spettacoli al Teatro degli Avvaloranti

Si inizia a fine mese con la storia di Elio Trenta

DI FRANCESCA CECCHINI

CITTÀ DELLA PIEVE (Perugia) – Pronta a partire la “Nuova Stagione” del Teatro degli Avvaloranti che, su direzione artistica di Fontemaggiore Centro di Produzione Teatrale con vicedirezione di Giacomo Testa, prenderà il via alla fine del mese.

«Quella che sta per cominciare – commenta Beatrice Ripoli di Fontemaggiore – non è solo una stagione di prosa per il teatro degli Avvaloranti, ma una collaborazione di ampio respiro, rivolta al futuro, in cui la cultura contemporanea sia il motore vitale di una vera rinascita. Non a caso abbiamo scelto di chiamarla “La Nuova Stagione”, scegliendo come simbolo il fiore dello zafferano, legato fortemente alla città, prezioso, delicato, ma tenace. Il progetto artistico pensato insieme all’amministrazione comunale è rivolto ad un pubblico ampio e diversificato: il Teatro degli Avvaloranti ospiterà non solo la stagione di prosa, ma anche una rassegna di teatro ragazzi per le famiglie e una per le scuole e laboratori teatrali rivolti a bambini, giovani e adulti».

CINQUE GLI SPETTACOLI IN PROGRAMMA
L’incredibile storia di Elio Trenta

Si inizia il 28 e il 29 gennaio alle 21.15 con “E.T. – L’incredibile storia di Elio Trenta”.
Sono tante le storie di eccellenze italiane sconosciute o ignorate. Personaggi visionari che hanno visto prima di altri il futuro e che hanno contribuito a tracciarlo con la loro inventiva e genialità per poi essere completamente dimenticati e cancellati dalla memoria collettiva. Ed Elio Trenta è sicuramente uno di quelli. Nato proprio a Città della Pieve nel 1913 e morto giovanissimo a 21 anni, ebbe comunque il tempo di inventare e registrare il primo brevetto del “rapportatore di velocità per macchine in genere” ovvero del cambio automatico. Divenne il suo chiodo fisso. Nonostante non fosse un ingegnere ma un caparbio ragazzino che lavorava nell’officina del padre, riuscì a teorizzare quella visionaria invenzione da solo, senza l’appoggio di nessuno. Lo spettacolo teatrale, nato da un’idea dell’attore Luigi Diberti (da lungo tempo residente a Città della Pieve) è un’occasione per conoscere questo giovanissimo sognatore, curioso, intraprendente e geniale. E lo fa partendo sì da elementi storici reali, per poi però concedersi una narrazione che lascia spazio alla fantasia ripercorrendo con magia la genesi di questa idea visionaria e la genialità di questo sconosciuto ragazzino umbro vissuto un secolo fa e morto troppo presto.
Regia di Francesco Frangipane, con Luigi Diberti.

Little boy

Il 26 febbraio alle 21.15 sarà la volta di “Little boy”, nome in codice della bomba di Hiroshima. Little boy, il fanciullino. Lo spettacolo mette in scena il carteggio tra Günther Anders, intellettuale engagé nella lotta al nucleare, e Claude Eatherly, il pilota americano che ha dato il via libera al rilascio della bomba su Hiroshima, internato in un ospedale psichiatrico a seguito delle difficoltà di reinserimento nella società civile. In “Little boy” gli attori tessono un’azione ambigua, vivace e surreale. Quattro personaggi (Günther, sua moglie, Claude e la sua dottoressa) si muovono in uno spazio spalancato sull’abisso di un’Apocalisse imminente; si confrontano, a colpi di lettere, sulla via da seguire per la salvezza dell’umanità. Investiti di una missione fatale, le quattro figure cercano risposte a dubbi funesti: la dedizione a una causa è materia da santi o da folli?
Adattamento e regia di Marco Di Costanzo, con Domenico Cucinotta.

Il dio del massacro

Il 18 marzo alle 21.15 ad andare in scena sarà “Il dio del massacro”.
Per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. Con uno humour corrosivo e una sorta di noncurante cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, Yasmina Reza, nata Parigi da padre iraniano e madre ungherese, ed oggi la più nota drammaturga in lingua francese, oltre che scrittrice e sceneggiatrice, costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore uno specchio deformante nel quale scoprirà, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.
Regia di Manfredi Rutelli, con Enrica Zampetti, Mihaela Stoica, Gianni Poliziani, Alessandro Waldergan.

La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza

Il 9 aprile alle 21.15 salirà sul palco “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza”.
Ciccio Speranza è un ragazzo grasso, ma leggero, con un’anima talmente delicata, che potrebbe sembrare quella di una graziosa principessa nordeuropea. Ciccio Speranza vive in una vecchia catapecchia di provincia dove si sente soffocare, come una fragile libellula rosa in una teca di plexiglass opaco. Ciccio Speranza ha un sogno troppo grande per poter rimanere in un cassetto di legno marcio: vuole danzare. Attraverso un linguaggio inventato, poetico ed ironico nel suo impasto di dialetti evochiamo una famiglia di provincia schiacciata dalla sua marginalità sociale. La storia di Ciccio è colma di disagio, giovinezza, identità e voglia di libertà. Attraverso un tutù rosa Ciccio volerà come una farfallaccia. Una storia sporca di fango, un sogno malconcio e bistrattato che non si arrende mai.
Regia di Ludovica D’Auria e Alberto Fumagalli, con Francesco Giordano, Giacomo Bottoni, Antonio Orlando.

L’apparenza inganna

Il 7 maggio alle 21.15 a chiudere il cartellone sarà “L’apparenza inganna”.
Una società è fatta di maschere che celano i lati oscuri di ognuno. In alcune situazioni però le maschere cadono e mostrano la vera natura dell’essere umano. Tuttavia si possono nascondere non solo i propri lati negativi ma anche quelli più delicati e sensibili. Allora i rapporti si invertono e in un mirabile gioco di contrasti il potente diventa ridicolmente debole e le persone fragili sorprendentemente coraggiose e piene di forza di volontà. Uno spettacolo che prendendo spunto da “Il revisore di Gogol’”, con ironia e leggerezza vuol mostrare la corruzione e la perdita di moralità come un male congenito della società in cui involontariamente ognuno di noi ci si adatta. Per coloro che portano la maschera il pericolo più grande è quello di perdere innanzitutto sé stessi. La compagnia ha al suo interno diversi attori e performers che da dieci anni seguono con dedizione il laboratorio tecnico di Biomeccanica Teatrale di Mejerchol’d tenuto dal maestro Claudio Massimo Paternò presso il Centro internazionale di Biomeccanica a Perugia.
Regia di Claudio Massimo Paternò, con Cristiano Calisti, Nicola Di Filippo, Fabio Furiosi, Ingrid Monacelli, Virginia Romagnoli, Emilio Rosolia, Paolo Salvucci, Raffaele Silvani.

Informazioni dettagliate, prenotazioni su ingressi e abbonamenti sul sito Fontemaggiore.

Sette spettacoli per il “Teatro di stagione” al Clitunno

pattuglia carabinieri Citerna

Arrestato presunto autore di danneggiamenti ad autovetture