di Marco Brunacci
PERUGIA – Il futuro delle Acciaierie e quindi di Terni? Interessante. Molto interessante. Le indiscrezioni che circolano in queste ore, e che confermano tutte le anticipazioni di Umbria7, dicono che il progetto partito due anni fa sta raggiungendo, una a una, tutte le mete prefissate. Senza ansie, ma avanzando con passo sicuro in un settore strategico e così complesso come quello dell’acciaio.
E allora: il cavalier Arvedi sta preparando, in queste ore, il suo arrivo a Terni. Dovrebbe esserci lui in persona alla guida delle delegazione che inizierà la fase, tanto delicata, della transizione. Di sicuro ci saranno il nipote e i vertici del gruppo Arvedi.
La transizione non sarà rapida. La complessità delle questioni è evidente a tutti. A questo si aggiunge che, per la prima volta, la storica società Terni verrà gestita da un privato, italiano, con criteri da azienda privata italiana. Con tutto quel che significa: massima attenzione a logiche industriali e all’efficienza, meno stantii cerimoniali.
Si tratta di un ulteriore passaggio dopo quello, già tormentato, dalla proprietà pubblica alla gestione di una multinazionale. Ora un nuovo step. I passaggi di consegne si faranno nei i tempi e nei modi ritenuti necessari. Arvedi arriva per restare. Non c’è fretta. Si tratta di fare il lavoro nel modo migliore. E’ previsto l’arrivo di un management di fiducia dell’acciaiere cremonese, ma quando ci saranno le condizioni.
I nuovi vertici si conosceranno, ragionevolmente, non prima di settembre-ottobre. Ma si lavorerà da subito per la nuova Terni.
E’ possibile che ci sarà una holding – come da voci già riferite da Umbria7- al controllo delle diverse società. Ma è presto per dire.
La novità di queste ore è però rappresentata dal nuovo asse che potrebbe venirsi a creare, di qui a qualche mese, o forse anche prima, fra Terni e Taranto.. All’ex Ilva sta succedendo questo: sul ponte di comando è salito – indicato da Invitalia, quindi dal Governo italiano – Marcello Sorrentino, manager che arriva da Fincantieri. Nel capitale il socio col 60% è lo Stato italiano. Quando su questo sito si parlava della nascita di Acciaio Italia, questo si intendeva: il rientro in forze del pubblico nel comparto decisivo per gli equilibri economici internazionali. La nomina di Sorrentino è la conferma della strada che è stata intrapresa e dalla quale non si torna indietro..
Ma il passaggio successivo è quello che più interessa. Non è mistero che il socio di minoranza di Taranto, gli indiani di Arcelor Mittal, ritengano terminata la loro missione in Italia.
Nel board dell’ex Ilva, la confermatissima Lucia Morselli, che gode la stima dei soci privati come di quello pubblico, starebbe lavorando – secondo rumors accreditati – per far tornare in Italia quelle quote. E tutto sta girando, in queste ore, di nuovo intorno all’acciaiere con storia e competenze, tecnologie, visione e dinamicità, insieme agli indispensabili riferimenti in sistemi finanziari capaci di supportare i cospicui investimenti necessari e di reggere la sfida. Si torna quindi ad Arvedi che potrebbe, nel giro di qualche mese, diventare il socio di minoranza dell’ex Ilva (con il 40%) e quello di maggioranza della Terni.
Ecco allora un asse inedito che aprirebbe prospettive di crescita finora neanche sperate, con le garanzie del progetto Acciaio Italia, quindi intervento pubblico a supporto di un imprenditore privato di provata efficienza.
Un futuro molto interessante. Per le Acciaierie e per la città di Terni.


