di Marco Brunacci
PERUGIA – Il cablogramma dal fronte sud è arrivato nella stanze alte del Broletto, quartier generale della sanità umbra: «Il direttore dell’Azienda ospedale di Terni è sotto attacco». Possibile? «Sì, tutti lo sanno e loro lo dicono». Il chiarissimo dottor Chiarelli? Sì, lui. Ma il fatto sorprendente è che nessuno sembra impegnato nella sua difesa. Ci sarà un apicale che ha perso mezz’ora di sonno, un funzionario solidale che si è mobilitato? Non risulta.
Dal nord dell’Umbria solo cortesi prese d’atto. Allora non resta che scendere nella trincea ternana per capire. Nessuno ufficialmente parla, l’Azienda pare apprezzi solo la riservatezza, e allora bisogna osare fin dietro le “no fly zone”, superare i check point, via col passo del giaguaro oltre le barelle a protezione, spingersi fino agli anfratti dei corridoi trasformati in garitte per capire chi sono i contestatori che tengono «sotto attacco» – come dicono – il dg facendo uscire missive, report, informazioni che nei film di 007 chiamano classificate pur di scatenare almeno un qualche eritema al direttore generale (qui anche nel senso di comandante in capo nell’attacco in corso).
Cosa gli imputano gli irriducibili talebani che si annidano nelle retrovie delle sale infermieri e che puoi trovarti di fronte dietro ogni angolo del vecchio ospedale in attesa di radicale rimodernamento (centinaia di milioni di investimento in arrivo)?
Ascoltate cosa dicono: «Grande lavoratore il direttore, per carità, ma perché tanti posti letto sono ancora destinati all’emergenza Covid mentre dovevano essere già tornati al loro uso originario?».
E, si sa, posti letto che tornano ai reparti di origine significa che l’attività di routine può ripartire a pieno regime, con tutti i ricoveri programmati e gli altrettanti programmati interventi.
I carbonari si occultano dappertutto fino nei meandri delle sale macchine: «Il direttore ha fama di essere ottimo organizzatore, ma è il modello giusto quello applicata al Pronto soccorso?».
Gli dai attenzione e dopo non li fermi più: «L’impegno del direttore non si discute ed è lui che deve prendere decisioni, ma perché tutte queste voci su professionisti esterni per le nomine (che ancora si fanno) , quando qui c’è chi ha dato di tutto e di più in questa fase della pandemia, così difficile. Possibile che un direttore competente – per parere unanime – non prenda in esame il valore di quelli che hanno combattuto insieme con lui e con successo la battaglia del Covid?».
Mah, diranno il vero? O saranno solo voci senza fondamento. E però provate voi a frenare questi attaccanti più testardi di Mbappè finché non segnano il gol: «Ha tante qualità il direttore ma perché, con tre anni di contratto qui in Umbria, deve dare l’impressione di avere lo sguardo a Roma almeno quanto a Terni?».
Non aiuta il fatto che il parlare all’esterno dell’Azienda sia così tanto sgradito, infatti c’è già chi pensa di ricorrere ai tazebao. Esagerati? Si, magari, anzi di sicuro.
Fatto sta che il direttore dell’Azienda ospedale di Terni è «sotto attacco» e nessuno sembra muoversi per difenderlo. Tranne Umbria7, ovviamente.


