di Marco Brunacci
PERUGIA – Entro fine mese si rinnovano le cariche dentro Banca Centro e, in questi frangenti, non è difficile che ci siano dimissioni da interpretare (come quella del leader della componente umbra della banca, Pecetti) e magari qualche tensione, come ventilato da qualcuno.
Il presidente di Banca Centro (lo è anche di Gepafin, una delle Finanziarie regionali) Carmelo Campagna parte spedito, senza un tentennamento: «Tensioni? E perché? Stiamo lavorando, come sempre, a soluzioni condivise. Ci possono essere istanze diverse e si deve trovare una composizione nell’esclusivo interesse dell’istituto, cercando l’unanimità di intenti, come abbiamo fatto nel passato e vogliamo fare per il presente e il futuro».
Ma quando ci sono territori diversi da rappresentare (Banca Centro è il risultato di una fusione umbro-toscana) non è facile trovare soluzioni (e magari liste per il nuovo consiglio) che siano di piena soddisfazione per tutti.
«E invece è quello che proviamo a fare. Quando parlo di mediazione tra diverse istanze però non dico una sorta di applicazione del manuale Cencelli. Il nostro unico faro – come detto – deve essere l’interesse generale della banca».
Presidente, scusi l’insistenza, però visto che ci sono rappresentanti dell’Umbria e della Toscana dentro Banca Centro non è difficile immaginare che una parte tiri un po’ di più per un territorio e una per un altro.
«Sarebbe del tutto sbagliato pensare che una banca possa adottare criteri che non siano solo quelli della massima professionalità e del merito. Semplicemente perché – se non fosse così – non faremmo del bene a nessuno dei territori nei quali la Banca è radicata».
A fine febbraio si potrà valutare lo sforzo del presidente e vedere se l’equilibrio è raggiunto.
Va detto solo che Banca Centro è oggetto di attenzione particolare perché, nel piano del credito, tratteggiato dalla giunta regionale già nel suo primo anno di mandato, era considerato uno dei tre asset del credito sui quali poteva contare l’Umbria, dopo le importanti nozze toscane della vecchia Banca di Mantignana, a sua volta partita dalle porte di Perugia per arrivare ad avere un ruolo fino a Terni. E per questo motivo anche in Regione seguono queste vicende, sapendo quanto è importante il ruolo del credito per la buona salute delle imprese e per lo sviluppo economico.


