di Marco Brunacci
PERUGIA – La corsa a sindaco di Terni? Presto per parlarne? Mica no: adesso si studiano i profili, si cercano le alleanze con uno sguardo ai potenziali avversari, ci si pesa e soppesa e si tirano le prime conclusioni.
Da qui alla primavera del 2023 possono succedere mille cose, ma intanto, come auto di formula 1 che si avvicinano alla griglia di partenza, i candidati potenziali fanno aumentare i giri dei loro motori.
Il sindaco uscente, Leonardo Latini, leghista ecumenico, espressione sofferta sempre di più in questi primi anni di mandato che in qualche frangente è sembrato una via del calvario, ha deciso: è pronto a ricandidarsi, sempre che il centrodestra non faccia obiezioni. E i partiti di centrodestra hanno combinato discreti disastri in altre zone dell’Umbria nord e non si sa mai.
E se Latini parte comunque la pole position al momento è sua. Saranno tutti d’accordo dentro la Lega e fuori, in particolare tra i Fratelli d’Italia, un po’ seccati di essere trattati a livello regionale come cugini di terzo grado della coalizione.
Ma, stando ai ben informati, Latini non deve guardarsi tanto da quelli fuori al partito ma da quelli dentro la sua Lega, ancora con una buona dote di voti nel Ternano, meno nel perugino.
E allora: di Enrico Melasecche tutti sanno e lui non ne fa mistero: diventare sindaco di terni la considera una sorta di missione. L’assessore regionale lo sta facendo con risultati dei quali anche gli avversari più agguerriti non possono che prendere atto.
Invece sul perché l’irriducibile Enrico voglia comunque e sempre e solo fare il sindaco di Terni questo bisogna chiederlo al dottor Freud più che agli esegeti della politica.
Ma il multiforme a scoppiettante carattere dell’intramontabile Enrico difficilmente farà cambiare idea ai vertici della Lega. La domanda allora è questa: Melasecche continuerà per la sua strada e si candiderà, a prescindere, in una lista sua o alla fine mollerà in un soprassalto di buon senso?
Ma, stando a osservatori accreditati, la tentazione dei vertici leghisti potrebbe essere quella di puntare su una donna di polso come la vicesindaco attuale, Benedetta Salvati. Percentuali di successo? Al momento, non elevate.
Se poi si ascoltano le voci della città non puoi escludere altri due potenziali candidati, anche se hanno tante altre cose da fare e non sembra davvero che vogliano rinunciarci.
La prima è di zona centro-centro, forte personalità più che di schieramento, con un importante passato in politica e un presente da manager: Eros Brega.
L’altra voce dice della candidatura (zona centro-centrodestra) di Paola Agabiti Urbani, assessore regionale con tante deleghe e relativi impegni e leader della lista Tesei alle ultime elezioni.
Candidature di fantasia? Ok, ma nessuno sa come si fermano le voci quando si diffondono in una città vitale e ad alto tasso di partecipazione come Terni.
Sul fronte del centrosinistra invece i candidati te li devi proprio andare a cercare. Il Pd è sicuramente pronto per un futuro radioso, ma il presente è gramo. In consiglio comunale la pattuglia è ridotta. Difficile anche capire a chi andare a chiedere chi farà il candidato sindaco.
Affidandosi alle voci, non c’è alternativa all’evergreen Fabio Paparelli, giovane dentro, ultimamente ritratto mentre arrivava alle elezioni del presidente della Repubblica in monopattino e giacca scozzese psichedelica.
Un’alternativa? Francesco Filipponi è capogruppo Pd in consiglio comunale ma già questo è un ruolo non facile. Per dirne una: ultimamente ha lodato il ritorno del Magnetico all’Ast grazie al gruppo Arvedi, ma lo sapeva che la produzione del Magnetico fu abbandonata quando il centrosinistra era signore indiscusso (e ascoltato dalle imprese) della città?
L’unica alternativa immaginabile a Paparelli, sempre al momento, potrebbe essere il duro e puro Thomas De Luca, che su ogni argomento resta duro e puro a prescindere anche dalla fragilità del suo Movimento 5 stelle che sembra sempre più un cioccolante vascello che rischia di essere inghiottito dal mare in tempesta.
Fino ad oggi, questo è il quadro. Più avanti, chissà. Sorprese? Possibili. Ma non sembra questa l’aria.


