di Francesco Bircolotti
PERUGIA – Quando è arrivato il triplice fischio finale allo storico “Moccagatta”, a più di un tifoso del Perugia hanno iniziato a luccicare gli occhi. Perché dalla magica serata in terra piemontese le ultime risposte cercate sono diventate certezze.
Si volta definitivamente pagina, infatti, rispetto al discorso salvezza; si apre un nuovo capitolo nella consapevolezza che si può far male a tutti e che a prescindere da come finirà ci sarà da divertirsi fino alla fine. Le magie di Alvini, i colpi di fioretto di una squadra dove sono tutti titolari (dopo gli otto elementi di Cosenza, il tecnico ad Alessandria è arrivato a cambiarne nove dell’undici “abituale”) hanno consentito con una vittoria non certo facile (l’ennesima in trasferta) di issare la bandiera corsara e spiegare le vele, certamente verso l’ignoto ma senza paura e con la sfrontatezza giusta di chi non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.
A esattamente due terzi della stagione (mancano 13 delle 38 partite previste) sono i numeri a suggellare le imprese di un collettivo che sembra diventato la squadra da battere. Numeri che per forza vanno analizzati partendo dalle imprese consumate lontano dal “Curi”: 24 i punti conquistati sui 41 totali, squadra che ha perso di meno (una sola partita come il Brescia), terza formazione ad aver vinto di più (sei gare dietro Brescia ed Ascoli, sia pure in condominio con Pisa e Cremonese), 6 risultati utili consecutivi. Statistiche che sono la spina dorsale di un andamento complessivo da leader, nell’arco di una stagione dove i passi falsi e gli zoppicamenti sono stati soltanto una minima parte, anche quando magari la squadra non aveva – per dirla con le parole del tecnico di Fucecchio, che ha il grande pregio di aver sempre creduto nei suoi ragazzi – «quella capacità di leggere e saper gestire le partite o di colpire l’avversario al momento giusto come siamo ottimamente riusciti a fare prima a Cosenza e poi ad Alessandria».
E allora, nella crescita esponenziale di Angella e compagni è un privilegio poter sottolineare intanto il sesto posto (prima del completamento del turno infrasettimanale) raggiunto e soprttutto il trend positivo che vede proprio il Perugia in testa alla speciale classifica con 4 vittorie nelle ultime 5 gare disputate (prevalenza di pareggi per Lecce, Pisa e Brescia e con il Monza che vince sì, ma perde anche). Poi ci sono i gol subiti (21, terza miglior difesa) e la leadership in quei pareggi (11 insieme al Frosinone) che se è vero che già in passato privarono il Grifo di uno scudetto (nell’anno dell’imbattibilità, dietro al Milan) e di una promozione nella massima serie (quarto posto dietro Pisa, Bari e Lecce nella stagione ’84/’85) sono altrettanto utili a portare fieno in casina e tenere a costante distanza le dirette concorrenti della medio-bassa classifica. Quella che ormai il Perugia sembra guardare con il binocolo, anche se la graduatoria è comunque corta e non ammette frenate. Perché ora che l’appetito è venuto mangiando, ora che alla salvezza manca solo la matematica, ora che un po’ tutti credono nell’impresa di arrivare magari non in serie A, ma davvero in alto e perfino quantomeno a giocarsela, è chiaro che bisogna ancora cercare di migliorare e non cullarsi sugli allori, proprio come dice l’allenatore toscano. Parole al miele per i tifosi (encomiabili quelli che nonostante le assurdità del calendario hanno macinato in due settimane 2.500 km) che tornano a respirare l’entusiasmo dei tempi migliori. Sempre con equilibrio però, figlio delle scoppole del recente passato, che ha il merito di guardare in modo disincantato ad eventuali e malaugurati passi falsi nel trittico di partite all’orizzonte. Benevento e Lecce in casa con l’inframezzo della trasferta di Brescia fa alzare l’asticella tanto della pericolosità quanto dell’adrenalina: dagli esami di maturità si passa direttamente alla prova di laurea. Dai prossimi dieci giorni di fuoco sapremo dove è diretta la nave dei pirati biancorossi.


