DI ELENA CECCONELLI
TERNI – Dopo dieci anni dal loro primo disco in inglese, i Crayon Made Army tornano con nuova musica e una direzione artistica rinnovata. La band umbra – composta da Fabio Marchi, Filippo Micciarelli e Michele Rotelli – inaugura infatti una nuova fase della propria storia scegliendo l’italiano come lingua narrativa. Un ritorno alle origini che non rinnega il percorso costruito negli anni, ma lo trasforma in una nuova visione musicale. Dopo l’esordio discografico prodotto da Paolo Mauri, storico collaboratore di artisti come Prozac+, Cristina Donà e Afterhours, i CMA hanno attraversato un lungo periodo di ricerca artistica.
Un decennio lontano dal formato “album” tradizionale, ma estremamente fertile dal punto di vista creativo. In questi anni la band si è dedicata alla composizione di colonne sonore per cortometraggi, musica per spettacoli teatrali, progetti per sfilate di moda e lavori di scrittura musicale pensati per dialogare con le immagini.
Il nuovo corso: da questo percorso nasce una raccolta di nuovi brani che segna l’evoluzione narrativa dei Crayon Made Army. Al centro ci sono la parola, la quotidianità e il tempo che trasforma le relazioni. Per dare forma a questo nuovo suono, la band ha scelto di lavorare insieme a una nuova generazione di creativi umbri. Il progetto è infatti frutto di una sinergia con giovani artisti e producer del territorio, trasformando l’Umbria in un vero e proprio laboratorio creativo. Le canzoni, nate sulle rive del Lago Trasimeno, sono state prodotte ad Amelia da Diego Ruco e missate da Alessandro Quadraccia, grazie al supporto e alla struttura di Trip in Music.
Il primo capitolo di questo nuovo corso si intitola “Pixel”, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 21 marzo 2026. Il brano racconta la normalità fragile di una relazione contemporanea: frammentata, iperconnessa, intima e distante allo stesso tempo. “Pixel” è uno sguardo consapevole su come siamo cambiati nell’ultimo decennio, osservato attraverso lo schermo della modernità. Il ritorno dei Crayon Made Army segna così un riallineamento con la propria identità artistica. Una storia che continua, con “Pixel” come primo capitolo.
Dopo dieci anni dal primo disco in inglese, cosa vi ha spinto a tornare a scrivere in italiano? È stata una scelta naturale o una vera svolta artistica? Dopo dieci anni dal nostro primo disco in inglese, il ritorno all’italiano è stato un percorso molto naturale. In questo decennio abbiamo sperimentato molto: colonne sonore, collaborazioni con performer, progetti per sfilate di moda. Nel frattempo, le nuove canzoni e i provini hanno avuto il tempo di maturare. Tornare alla nostra lingua madre ci è sembrato il modo giusto per esprimere nuove atmosfere ed emozioni, raccontando in qualche modo la crescita artistica e personale di questi dieci anni.
II nuovo singolo “Pixel” racconta una relazione frammentata e iperconnessa: quanto c’è di autobiografico e quanto di osservazione della società di oggi? In “Pixel” convivono entrambi gli aspetti: c’è un’osservazione della società contemporanea, vista anche attraverso gli occhi della nuova generazione, ma c’è soprattutto un riflesso di come siano cambiate le nostre relazioni nel tempo. Crescendo, ci siamo ritrovati a osservare famiglie, legami e amicizie in trasformazione, e questo ha influenzato il testo del brano. “Pixel” racconta proprio come le relazioni interpersonali si evolvono, anche in relazione alle tecnologie che ormai permeano ogni aspetto della nostra vita.
Negli ultimi anni vi siete dedicati molto a colonne sonore, teatro e scrittura per immagini. In che modo queste esperienze hanno influenzato il vostro modo di scrivere canzoni oggi? In realtà i Crayon Made Army nascono già da progetti sperimentali: i primi contatti risalgono all’università, quando lavoravamo solo su esperimenti di scrittura musicale. Così, anche dopo il primo disco, è stato naturale tornare a quelle radici, creando colonne sonore, tappeti sonori e strutture pensate per dialogare con altre arti, in particolare le arti visive. Abbiamo lavorato all’adattamento di Henry Naylor per uno spettacolo teatrale e composto per la Barcelona Bridal Fashion Week. È stato un percorso fluido e senza difficoltà, un’estensione naturale del nostro modo di fare musica.
Nel comunicato parlate di una collaborazione con una nuova generazione di creativi umbri. Che tipo di scambio si è creato tra voi e questi giovani artisti e producer? Siamo stati fortunati perché Fabio, una delle voci dei Crayon Made Army e vocal coach, ha la possibilità di rapportarsi con realtà musicali giovani. In questo percorso ha incontrato nuovi producer e musicisti emergenti, come Diego Ruco alla produzione e Alessandro Quadraccia al missaggio e mastering, collaborando anche con la realtà musicale di Trip in Music ad Amelia. L’incontro è stato naturale, ma al tempo stesso molto stimolante: vedere come le nuove generazioni fossero affascinate da un tipo di scrittura musicale che appartiene alla nostra esperienza ci ha dato nuova energia e ispirazione.
Il progetto è nato tra il Lago Trasimeno e Amelia: quanto conta il territorio umbro nella vostra identità artistica? Il territorio umbro per la nostra band è sempre stato fondamentale. Abbiamo scritto le prime canzoni tra le campagne della provincia di Terni e lungo il Lago Trasimeno, in provincia di Perugia. Nei nostri primi dischi i testi parlavano spesso di questo rapporto tra uomo e natura, lasciandoci ispirare dai cambiamenti delle stagioni. Per esempio, il nostro primo disco è nato quasi interamente durante un mese trascorso in una casa sul lago. Il legame con il territorio ha quindi da sempre influenzato profondamente la nostra musica e le atmosfere dei nostri brani.
“Pixel” è solo il primo capitolo: questo nuovo corso porterà a un album? “Pixel” è solo il primo capitolo di questa nuova ondata di brani. Abbiamo già diverse canzoni pronte, che probabilmente pubblicheremo a distanza l’una dall’altra e, perché no, in futuro potremmo riunirle in un EP o in un album. Chissà, tutto è ancora aperto.


