In Umbria arrivano 800 milioni del Pnrr. Sos di Giannangeli (Cna): «I grandi pensino ai piccoli (Comuni e imprese) o si vanifica l’intervento pubblico»

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Uno studio dell’associazione delle realtà industriali più piccole lancia l’allarme: se non si spalmano sul territorio i finanziamenti si perde un’opportunità irripetibile. La Regione chiamata ad aggregare. Pensando anche ai fondi strutturali europei

di Marco Brunacci

PERUGIA – Sono 800 i milioni che arrivano in Umbria via Pnrr e non sono pochi. «La Regione ha fatto un eccellente lavoro», dice il direttore generale di Cna Umbria, Giannangeli, ma c’è sempre un ma.

Nel lavoro esemplare fatto fare da Cna Umbria su tutte le voci del Pnrr (e sul quale è utile riflettere in una puntata a parte), ecco il nodo, diciamo, politico, della questione.
Al di là dei tecnicismi, delle problematiche che appassionano pochi addetti ai lavori, il nodo che sta per affrontare l’Umbria è questo: i grandi player prendono tutto il piatto degli aiuti pubblici per lo sviluppo e diventa difficile spalmare gli effetti benefici del Piano su tutto il territorio e su tutte le imprese, con il rischio concreto che qualunque rialzo del Pil diventi un arido numero, non ricchezza distribuita.
Per quanto riguarda il territorio: la Regione fa la parte del leone, il resto se lo dividono i Comuni più grandi. Ai piccoli cosa resta? Neanche le briciole, se non si trova uno strumento per coinvolgerli nei progetti. La rigenerazione urbana ha un patrimonio di fondi ingente. Se viene concentrato in poche municipalità, si fanno lavori che non danno gli effetti sperati nel miglioramento dell’ambiente e del decoro urbano nel suo complesso. E si finisce per scontentare i più o comunque non dare la percezione dell’importanza dell’intervento pubblico a gran parte della popolazione.
In secondo luogo – e magari è qui che c’è l’interesse diretto di Cna Umbria, associazione di piccole realtà industriali, ma che si incrocia con l’interesse generale – sui bandi sarà facile o facilissimo per i grandi gruppi presentare un progetto loro, che sia Arvedi a Terni per l’acciaio o Colacem a Gubbio per il cemento, non lo è affatto, anzi è proprio off limits, per la stragrande maggioranza delle imprese umbre, che hanno per altro in grande maggioranza meno di 10 dipendenti.
Soluzioni per l’evidente squilibrio? «La Regione prenda iniziative per aggregare, mettere insieme i grandi con i piccoli, al fine di distribuire l’intervento sul territorio e sulla totalità delle imprese, ognuna nel suo comparto», è l’idea di Giannangeli. E si parte mettendo subito al lavoro la task force per la progettazione e poi in campo tutte le forze.
Con un pensiero anche al post discussione sul Pnrr, quella sui fondi strutturali. Il discorso è lo stesso, il pericolo identico: lasciar fuori la stragrande maggioranza delle imprese vanifica lo sforzo pubblico. E’ il momento di discutere insieme e aggregare. Le imprese più strutturate facciamo da guida per i comparti, le altre seguano. Altrimenti lo sviluppo della regione diventa una chimera. Che è il monito di Giannangeli, dati alla mano.

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