di Marco Brunacci
PERUGIA – «L’Università ci punta. Terni diventerà un polo con un suo spazio, obiettivi ambiziosi, potenzialità proprie. Derby con Perugia? Il contrario. Una crescita insieme e armonica, senza sovrapposizioni ma rendendo più attraente l’offerta».
Il professor Stefano Brancorsini è il top player dell’Ateneo per la sede di Terni e il profeta dell’aria nuova che tira.
«Il rettore Oliviero è il primo sostenitore dell’espansione su Terni. Già in questa fase stiamo lavorando con 2mila studenti, considerando tutte le nostre attuali attività. Narni sta funzionando come da attese e così Economia, Medicina è a numero chiuso e anche qui non ci sono problemi come per il corso di infermieristica. È stata confermata optometria, su ingegneria dei materiali dobbiamo rafforzarci».
C’erano state discussioni sul sito di Pentima, adesso tutto sta procedendo nel modo giusto?
«Stiamo lavorando con grande impegno. Cinque aule sono state realizzate e anche un laboratorio. Ha investito l’Università e abbiamo avuto la collaborazione della Fondazione Cassa di risparmio di Terni, che ha mostrato grande attenzione al progetto complessivo di sviluppo. Questa è per noi è un’opportunità importante perché è fondamentale avere un rapporto di fiducia col territorio. E sappiamo che la sensibilità della Fondazione per il nostro progetto è grande.
Ma qui la novità è che stiamo concludendo un protocollo d’intesa con gli enti locali per fare dell’area, nel più breve tempo possibile, un punto di riferimento per la nostra Università E mi preme sottolineare che il nostro lavoro è nel senso del riutilizzo e del recupero di strutture che sono parte del patrimonio architettonico di Terni, seguendo le indicazione del professor Berardi».
Non sempre si è lavorato in sinergia. Vero?
«Diciamo che il modo per raggiungere gli obiettivi e nel tempo più rapido possibile è sempre e solo quello di agire in maniera coordinata. Può essere capitato nel passato che – faccio un esempio – il Comune di Terni, per dare un aiuto e quindi assolutamente a fin di bene, abbia portato avanti un progetto suo che magari non era coordinato con il nostro o di altri soggetti. Questo può provocare allungamenti nei tempi. Ma il protocollo è destinato a cancellare questo tipo di inconvenienti e produrre una nuova fase di accelerazione. E siamo pronti a chiuderlo in tempi molto brevi».
Cosa manca secondo lei per far decollare definitivamente il polo ternano dell’Università?
«Guardi a me sembra che ci sia tutto. C’è la volontà dell’Ateneo e tutti ci stanno lavorando senza alcuna esitazione. Questo è il fondamento. Quindi l’intesa con Regione e Comune di Terni, e con la Provincia dove necessario, porterà di sicuro a velocizzare gli interventi. Ho detto di Pentima, abbiamo qualche difficoltà in più per l’area medica, ma anche lì stiamo operando, con i primi interventi. Ne seguiranno altri. L’apporto della Fondazione Cassa di risparmio di Terni è un ulteriore stimolo.
Quindi se devo dire cosa manca, rispondo: nulla, c’è tutto, Bisogna lavorare. Magari – ecco, questo sì – con un migliore coordinamento degli sforzi. Ma il futuro è pieno di prospettive e di occasioni che vanno colte e sono imperdibili. Basta determinazione, lavoro di squadra e altra buona volontà».
Foto Terni Digital Week


