Esclusivo/Mons. Paglia: «La mia Terni era chiusa in se stessa, oggi ha nuove prospettive. L’Umbria è piccola, guardi a Roma»

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Alla Comunità Incontro di don Pierino presenta il suo libro “La forza della fragilità” e dialoga con Umbria7. «Arvedi imprenditore all’antica sta dentro la fabbrica ed è aperto al dialogo». «Telefonerò a Kyrill, non lo capisco. Quando eravamo a Mosca scoprimmo come era popolare San Valentino e il suo messaggio di amore»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Monsignor Vincenzo Paglia, 77 anni, e nessuno ci crede quando lo dici, è alla comunità Incontro di don Gelmini, ad Amelia. Presenta il suo ultimo libro (La forza della fragilità, Laterza) e mostra di avere l’energia di un giovanotto e l’entusiasmo di chi sa le cose del mondo ma è pronto a fare il possibile perché siano diverse.

Il primo applauso dei quasi 350 ospiti della Comunità se li prende quando annuncia: «Mi ha appena chiamato Renato Zero, vi saluta tutti e dice che la prossima volta che vengo qui, viene anche lui».
Poi dedica parole non di circostanza a don Pierino Gelmini: «Ci ha insegnato che avere un sogno e’ una guida per la vita. Lui il suo sogno lo ha realizzato». Racconta ai ragazzi: «Quando ero vescovo di Terni venivo qui il venerdì santo, ci arrivavo con il bastone e la mela».
Un segno: poveri viandanti su questa terra.
Come è cambiata la sua Terni?
«Quando c’ero io – e ci sono stato 12 anni – si viveva un momento difficile. La crisi delle Acciaierie era nel momento più critico. Non solo le Acciaierie ma tutto il tessuto industriale. Un momento difficile. Ma vorrei dire che anche la città viveva un malessere interiore. Era cupa, richiusa in sé stessa. Oggi è cambiato il destino delle Acciaierie e vuol dire tanto».
Vede per Terni un futuro di sviluppo.
«Vedo un nuovo proprietario delle Acciaierie che non solo ha idee chiare, ma e’ anche un imprenditore all’antica nella migliore accezione del termine. Uno abituato a stare dentro la fabbrica, come si diceva una volta, e col quale quindi si può dialogare».
Vede un’era Arvedi che apre prospettive importanti per Terni?
«Non solo per Terni, vorrei dire non solo per l’Umbria, ma per il Paese».
Quindi c’è motivo per essere ottimisti?
«Ci sono motivi. Anche l’arrivo di un vescovo che viene dall’esperienza di 10 anni alla guida della Caritas come Soddu, dice che ci sono elementi aperti al dialogo. Sul dialogo si fonda una società giusta, nella quale si può fare lavoro proficuo».
Dalle alte stanze vaticane segue ancora le vicende dell’Umbria?
«Sempre. L’Umbria è piccola, dovrebbe essere più vicina a Roma».
Per Terni è facile, è fisicamente vicina. Per Perugia meno.
«E già, proprio per questo Terni dovrà convincere Perugia».
Sorride, finisce prendendosi un grande applauso quando ricorda la tesi centrale del suo libro: «La fragilita è ciò che unisce, noi tutti lo siamo. Veniamo al mondo e abbiamo bisogno di tutto e di tutti. Chi sta facendo un percorso come il vostro – dice rivolgendosi alla platea – ha di che insegnarci».
Infine promette: «Telefonerò a Kyrill, non capisco la sua posizione, quando eravamo con lui a Mosca abbiamo scoperto quanto fosse popolare San Valentino e il suo messaggio di amore. Oggi non so cosa sia cambiato. Gli è stato ricordato che le Chiese servono il popolo non il potere. Gli telefonerò».

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