di Marco Brunacci
PERUGIA – «In politica si vive il giorno per giorno, mai così tanto come in questo momento. Quello che è chiaro oggi, domani può non esserlo più. Il primo appuntamento in Umbria è a Terni: Lallo Latini ha fatto bene, ha la gente dietro di sé, mi sembra naturale riproporlo. Per il resto la mia idea è sempre più quella che ha consentito al centrodestra di sostituire il centrosinistra nelle principali amministrazione dell’Umbria: noi siamo chiamati a rappresentare le esigenze della gente, quella che si riconosce nei partiti che compongono la coalizione ma anche di chi non si riconosce in nessun partito o anche in altri schieramenti. Si vince e si governa con il consenso più ampio possibile, interpretando bene le legittime esigenze della gente. La chiave per farlo? Ascoltare tutti. Questo non significa dire di sì a tutti. Significa farsi carico della fatica di governare».
Appena uscito dal Covid, più magro di sempre, un’immagine da asceta del Palazzo ancora più definitiva, cita il suo gatto e in fondo si muove allo stesso modo, lento, felpato, mai un sussulto, Andrea Romizi, giovane sindaco di Perugia da percentuali record, oggi al secondo mandato, e coordinatore regionale di Forza Italia, si concede a una chiacchierata, lui così avaro di dichiarazioni e di interviste. La prima dopo un sacco di tempo.
Era questo il segreto del Romizishire?
«Guardi che questo termine lo ha usato lei. Noi abbiamo lavorato per avere un consenso ampio tra i cittadini e i cittadini ci hanno dato ragione dopo il primo mandato. E abbiamo continuato ad ascoltare e lavorare».
Ok, il 60% col quale ha vinto resta una cifra impressionante in una città rossa da sempre. Però ora c’è chi dice che è già un ricordo.
«Lei è così sicuro di questo? Ho continuato ad ascoltare gente, tanta gente. Continuo ad andare dove posso, a incontrare cittadini normali. Non ho impressioni negative».
Scusi, ma in tanti raccontano che la politica si fa con accordi tra gruppi sociali organizzati, con qualche elite, perfino con questa o quel centro di potere. Falsità?
«Non quando hai le persone dietro di te. Se perdi la gente, allora magari si finisce per appoggiarsi a questo o a quello. Ma è una sconfitta».
Non pensa che il Romizishire sia finito, intendendo quel tipo di consenso ampio e le grandi speranze di cambiamento? Che ne so, magari, come dicevano i vecchi maestri marxisti, è finita la spinta propulsiva.
«Tanti mi dicono di andare avanti e io continuo a lavorare con lo stesso slancio. Cosa sarebbe cambiato rispetto a prima?».
Va bene, parli adesso da coordinatore regionale di Forza Italia. Al summit di maggioranza lei non c’era perché malato ma sulla sanità hanno picchiato in tanti, compreso Nevi che la sostituiva.
«La sanità è un tema delicato, molto sentito. Sulla pandemia è stato fatto un buon lavoro. Forse dopo non si è esercitato il sacrosanto dovere dell’ascolto. Si può perdere la strada se non ci si confronta».
Dicono che i direttori della sanità, a partire da quello generale della Regione, si occupino troppo di far tornare i conti – e ci mancherebbe – però poco delle esigenze sanitarie che sono prioritarie. Più commercialisti che medici, per dirla con una battuta.
«Salute e bilanci non possono essere contrapposti. Se c’è da cambiare qualcuno, lo farà la presidente della Regione, Tesei».
Nel summit è stata proposta una holding per economia, turismo, agricoltura. È favorevole?
«Chiariamo bene a cosa serve. E poi decidiamo. Un percorso è stato avviato».
Inutile chiederle se è favorevole al rimpasto di Giunta.
«Decide la presidente Tesei. Se posso dire: i partiti non dimentichino che devono governare per far fronte ai problemi e alle esigenze. Ci sono anche esigenze legittime di riequilibrio, ma vengono dopo».
Lo sa che dicono in giro? Che Fratelli d’Italia potrebbe accontentarsi di avere il candidato sindaco del dopo Romizi a Perugia. Le risulta?
«Non mi sembra che questo sia emerso in nessun tavolo. Se verrà chiesto, ne parleremo».
Allora, prima che si sorprenda troppo, le riferisco anche il seguito di questa voce: c’è chi sostiene che un candidato di Fratelli d’Italia identitario, comunque di bandiera, a Perugia finirebbe per essere perdente.
«È un capitolo che deve essere ancora aperto. Lei insiste ma non posso discutere di cose che non esistono».
Ma la necessità di aggregare fasce più ampie possibili di cittadini vale anche per la Perugia del futuro, no?
«Questo è ovvio».
A sinistra hanno aperto le ostilità, ha niente da rimproverarsi, in coscienza, come sindaco?
«Mi lasci dire: sinceramente il mio rammarico è quello di aver seminato tanto in questi anni e vedo che è così difficile veder crescere le piantine. Un po’ per i tempi tecnici, un po’ perché c’è qualcuno che si mette di traverso, un po’ per la burocrazia. Ma nessuno, in coscienza, potrà rimproverarmi di non aver lavorato tanto per la città».
Il nuovo bus (Brt) arriva prima che lei finisca il mandato?
«Entro metà 2024. E sarà un cambiamento radicale nei collegamenti. Sono 14 i progetti scelti in Italia. Perugia tra questi. Una gran bella cosa».
Progetti che stanno partendo?
«Glieli dico quando sono partiti. MI rimprovera per questo, ma io insisto sulla stessa linea». Ride.
Via, dica almeno il primo cambiamento che i cittadini vedranno nelle prossime settimane.
«Stia attento a guardare verso Fontivegge. Siamo arrivati al nocciolo del progetto».
Finalmente siamo alla domanda clou: che farà Romizi da grande? Politica nazionale, politica regionale, un ritorno da Cincinnato alla toga di avvocato?
«Vuol sapere la verità? Non ci penso quasi mai».
No, non può dire così. Chiediamo noi: vuole andare in Parlamento?
«Quando si voterà sarò in pieno mandato da sindaco».
Niente altro. Su corso Vannucci tira il vento degli etruschi che porta il sole nel cielo e un freddo penetrante. Sono in pochi che accettano la sfida, ma il principe del Romizishire non manca di salutare nessuno, non perde occasione per rispondere a un sorriso, di scambiare due parole con chi chiede. Segno che è ancora il signore gentile che la sua città riconosce. Se è così amici e avversari sono avvisati: da qui ricomincia una nuova storia. Altro che fine del Romizishire, parte la fase due, la “dottrina Romizi” buona per tutta la regione. Tornate sopra e rileggete dal principio.


