di Marco Brunacci
PERUGIA – «Voglio sbilanciarmi: in Umbria ci sono le condizioni per essere ottimisti. Ma solo se si riparte da un vero Patto per il lavoro. Ora come ora c’è troppa precarietà. Ci sono troppi contratti a tempo determinato, tanti part time, e tutto si risolve in bassi salari, che diventano basse pensioni. Il governo regionale ci ascolti e le imprese prendano atto che senza una seria contrattazione di secondo livello, quello aziendale, si bruciano occasioni e si perdono anche i giovani migliori e più preparati».
Ma il tasso di disoccupazione in Umbria è diminuito al 6,6% nel 2021, molto meglio rispetto alla media nazionale e alle percentuali delle regioni vicine,
«È un buon risultato ma ottenuto soprattutto senza risolvere la questione della precarietà. Per questo serve un Patto per il lavoro che si regga su un ritorno alla concertazione vera, seria, non uno sterile rituale».
Angelo Manzotti ha finito di scrivere le tesi che proporrà al congresso regionale della Cisl, previsto per giovedì e venerdì prossimo, che dovrebbe riconfermarlo alla guida della confederazione. Indica strade più che filosofie, butta sul tavolo proposte invece di analisi forbite, cerca soluzioni e le vuol trovare nel confronto e col dialogo..
«Non noi facciamo politica, vogliamo fare sindacato nel modo migliore. Parliamo con tutte le amministrazioni locali e chiediamo quello che è necessario per i lavoratori. Se diciamo che si deve tornare a una vera concertazione, fatta di confronto franco e proposte, pensiamo per esempio che la giunta regionale non ha tenuto in nessun conto le nostre osservazioni sul Piano sociosanitario e non è una buona cosa. La nostra idea-guida per altro non può non essere condivisa se si ha a cuore il futuro dell’Umbria: per passare dalla sanità centrata sugli ospedali a quella del territorio serve assumere personale. A tempo indeterminato.,Ci sono più di 100 milioni da spendere per il Pnrr sanità. Si può fare molto, Deve essere fatto bene».
Che voto dà alla giunta regionale di centrodestra che ha interrotto un periodo pluridecennale di guida della sinistra e del centrosinistra?
«Per me il voto è 6. Ma adesso deve superare due test fondamentali. Uno è il piano sociosanitario. L’altro è quello dei progetti del Pnrr. L’occasione anche qui è straordinaria e irripetibile e in Regione lo sanno bene, non mi sembra però che si vada ancora alla velocità giusta, come fanno altre Regioni».
I motivi che la inducono ad essere ottimista restano anche nonostante questa fase di instabilità e di incertezza, con la pandemia che non finisce e con la tragedia della guerra sulla sfondo?
«Come dire: il mio è un ottimismo della volontà. Le incertezze sono enormi ma si devono intanto cercare migliori soluzioni a problemi concreti e precisi: non va bene, per esempio, limitarsi a dare un prestito alle famiglie in difficoltà per far fronte al caro bollette. Si può fare di più e meglio. Non bastano gli aiuti alle aziende per il caro energia. Ma se cambia l’atteggiamento di chi amministra rispetto alla situazione in atto, e se ci saranno poi le schiarite che tutti aspettiamo nello scenario internazionale, io vedo imprese che hanno retto la pandemia e che sono in grado di fare nuove performance positive».
C’è un caso Terni nel contesto umbro. Come vede l’arrivo di Arvedi, l’annuncio da parte della Regione della nuova centrale a idrogeno e degli altri progetti?
«L’arrivo di Arvedi è uno dei motivi di ottimismo. Il fatto che abbia invitato il sindacato nel consiglio di amministrazione è un fatto molto importante».
Non potrebbe essere solo un modo per ottenere meno conflittualità, dando in cambio un riconoscimento formale?
«No. Se viene riconosciuto un ruolo al sindacato, la bassa conflittualità può essere la conseguenza. Ma la strada del confronto e del dialogo è questa qui».
Sull’idrogeno cosa dice?
«Che è una scelta giusta e mi convincono gli altri progetti., Ma qui dico ancora alla giunta regionale: fate più in fretta».
E allora tre consigli firmati Cisl alla Regione, per passare magari dal 6 di oggi a un 7 di domani e non finire nell’insufficienza.
«Il Patto per il lavoro è centrale e lo abbiamo detto. Un altro atteggiamento in sanità è indispensabile e sono due. Mi sembra doveroso aggiungere che l’Umbria, insieme alla sua eccellente manifattura e alle imprese di qualità, ha una grande risorsa che è la filiera arte-cultura-turismo. Serve però un progetto per sfruttarla meglio. Il progetto deve partire dall’idea che il limite fondamentale dell’Umbria turistica resta il suo isolamento, la mancanza di infrastrutture adeguate per raggiungerla. Non è un problema di strutture ricettive. Si sta facendo tanto? Diciamo che qualcosa si sta facendo. Ma ancora siamo lontani dalla meta».


