PERUGIA -Strade, nodino di Perugia, collegamenti di Terni, ferrovie, come cambia l’Umbria. La parola a quel fiume sempre In piena che è l’assessore regionale Enrico Melasecche.
Eccolo, parola per parola. Ma non perdetevi quello che dice sua ipotizzata
candidatura a sindaco di Terni. Per la prima volta forse Lallo Latini può dormire tranqujllo.
L’emergenza di sempre per l’Umbria è l’isolamento infrastrutturale. Con le opere impostate in che percentuale e’ da considerare risolto?
«Opere di questo tipo per loro natura (progetti di fattibilità tecnico economica, finanziamenti, conferenze di servizio, autorizzazioni varie, gare di appalto, incremento costo materiali, cantierizzazioni, ecc, ecc) duravano anche decenni. Il nodino ad esempio il prossimo anno celebra il ventennio. Il nuovo corso della politica regionale, grazie anche alle semplificazioni assentite dagli ultimi governi, sta riducendo notevolmente i tempi biblici dei vari passaggi. Considerato che la collocazione dell’Umbria, per ragioni geografiche e storiche, è quella che conosciamo, abbiamo l’imperativo categorico di perseguire l’abbattimento delle distanze che ci impediscono di raggiungere tutte le aree del Paese. Sono convinto che quanto fatto in questi due anni, documenti alla mano, sia un risultato assolutamente straordinario che toccheremo con mano negli anni che verranno mano a mano che l’azione in corso continuerà a stringere giorno per giorno i vari player che agiscono sul fronte ferroviario e stradale. Potrei azzardare che siamo ad un 65% ben impostato con percentuali che saliranno all’80% a fine legislatura. Certo abbiamo ancora partite importanti e battaglie da fare di cui la Presidente Tesei è perfettamente consapevole ma non dispero di poter dare entro breve qualche altra buona notizia. Il tutto in una visione di grande pragmatismo, lasciando da parte le favole inutili di chi pensa che gli umbri credano ancora a Babbo Natale».
La partenza dei lavori dello strategico nodino di Perugia era attesa a ore. Ci sono altri ritardi?
«Nonostante venga dato un certo spazio mediatico ai vari pseudo ambientalisti, peraltro in una miscellanea di teorie diverse anche in contrasto fra di loro, come quella della bretellona di 20 km che triplicherebbe consumo di suolo e costi, gettata nella discussione per impedire qualsiasi soluzione, la progettazione definitiva in corso, assegnata alla Cooprogetti di Gubbio con i relativi indispensabili carotaggi non ha subito ritardi significativi. Ribadisco, a conforto di tutti i cittadini che credono nel progresso della scienza e della buona amministrazione, che un certo terrorismo volto a far caciara che rivendica presunte vittorie di carte bollate non ha alcun fondamento per la semplice ragione che le risposte date anche recentemente dai vari Ministeri, MIC, MITE e MIMS, costituiscono esattamente quanto sta facendo l’ANAS e di cui la Regione è perfettamente consapevole. Nessuno vuol fare prevaricazioni nè sotterfugi. Quanto ai tempi è prematuro ipotizzarli in quanto il progetto definitivo ci verrà consegnato entro pochi mesi e solo allora potremo fare stime».
Ma si va lenti, no?
«A memoria, il progetto preliminare prevedeva l’inizio dei lavori a partire dal secondo semestre 2003 e la conclusione nel secondo semestre del 2008, totale 5 anni. Tuttavia poichè si è ridotto l’impatto, passando da una sezione autostradale Tipo A ad una extraurbana Tipo B, i 5 anni si riducono a 4 con l’inizio dei lavori possibilmente nel 2023. Ma si potrebbe lavorare anche ad aperture parziali monodirezionali in modo da acquisire ancor prima i vantaggi certi che solo qualche terrapiattista nega. Esattamente il contrario delle pestilenze e delle invasioni di cavallette che alcuni evocano. La vergogna, perchè di vergogna si tratta, è che sono trascorsi circa venti anni senza che la politica sia stata in grado di affrontare con serietà il problema portandolo a soluzione e la situazione è peggiorata notevolmente, come le avvisaglie per l’incremento ulteriore del traffico non lasciano ben sperare. Per questo faccio un appello a quella stragrande maggioranza silenziosa di umbri perchè è venuto il momento di far valere i propri diritti di cittadini e di automobilisti….oltre che di fruitori della Sanità pubblica, perché impiegare circa quattro ore per andare da Assisi al Silvestrini e tornare a casa per fare una chemioterapia, dichiarazione di qualche giorno fa di una signora disperata, costituisce una inciviltà gravissima».
Restiamo sulle strade: Due Mari e collegamento di Terni con Civitavecchia (indispensabile per supportare il rilancio dell’Ast da parte degli Arvedi) sono opere il cui inizio si perde nella notte dei tempi. Gli umbri dovranno avere ancora tanta pazienza? Saranno ancora chimere?
«Molti sogni nei miei cassetti di assessore regionale sono per altri chimere. Non inizio per abitudine battaglie per le quali le probabilità di successo non sono almeno il 60/70%. Il raggiungimento degli obiettivi dipende poi dalla bontà delle idee, dalla forza di portarle avanti, ma anche dalla capacità di coesione che attorno ad un progetto si riesce a coagulare. L’unanimità sarebbe l’ideale ma capita anche di dover sostenere con autorevolezza certi progetti perchè diversamente una pubblica amministrazione rischia le sabbie mobili. Sono in fondo un romantico della politica perchè diversamente non farei quello che faccio fra difficoltà non indifferenti ma ho il piacere di constatare che i cittadini sono meno popolo bue di coloro che li ritengono tale. E’ noto l’aforisma di un noto filosofo “Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”».
Ma Civitavecchia?
«Per il raggiungimento del Porto di Civitavecchia la Regione è in prima linea e, grossa novità, dovrebbe partire entro pochi mesi il primo stralcio già finanziato, per superare il collo di bottiglia dell’abitato di Monte Romano mentre si procede alla progettazione della variante degli ultimi dieci km circa fino al porto. Sono ottimista per le acciaierie ma anche per molte imprese che gravitano su quel porto».
Sulla Fano-Grosseto?
«Stiamo lavorando intensamente con le Marche e la Toscana e dovremmo firmare a breve un protocollo d’intesa per la creazione di una cabina di regia che supporti il Commissario Ing. Simonini; nel corso del recentissimo confronto dei tre governatori e dei tre assessori alle infrastrutture è stata fissata una road map per impegnare al massimo l’ANAS nella progettazione degli ultimi lotti ed il MIMS nel loro finanziamento ma senza gravare nelle quote di competenza delle singole Regioni considerato che si tratta di una direttrice di interesse nazionale.
Sta correndo inoltre la Tre Valli al punto tale che la richiesta di commissariamento, di cui ho letto di recente, creerebbe a questo punto solo problemi senza apportare alcun vantaggio».
Ora le ferrovie: i tempi di ripartenza della ex Fcu e cosa dobbiamo attenderci.
«È già in cantiere, assegnata ad un noto studio umbro, la progettazione per la verifica delle opere d’arte, ponti, viadotti e gallerie da riattivare sulle due tratte Sansepolcro-Città di Castello e Ponte San Giovanni-Terni. Procedono alacremente i lavori sulla metropolitana di superficie di Perugia verso Sant’Anna la cui tratta dovrebbe essere inaugurata entro pochi mesi. Vi lavora una primaria impresa di Perugia. La stazione di Ponte san Giovanni, nodo importantissimo in cui incrociano sia la FCU che la Orte Falconara, è un cantiere molto importante in corso. Tra pochi mesi iniziano i lavori per la velocizzazione della Città di Castello-Ponte San Giovanni che consentiranno di abbattere gli attuali tempi assurdi, anche se abbiamo da poco inaugurato una corsa veloce del mattino ed una di ritorno del pomeriggio saltando le stazioni più piccole. Il finanziamento del PNRR di 163 milioni, oltre ai circa 50 precedenti, fin qui inutilizzati, ci consentono di essere ottimisti perchè entro la data fatidica del 2026 tutta la dorsale tornerà in funzione, con treni però elettrici e moderni, con l’interoperabilità con la ferrovia nazionale, quindi passando da 16 a 18 tonnellate per asse, peso standard di tutti i treni oggi in produzione. Quindi riapriamo con un salto di qualità e di sicurezza indiscutibili, con ambizioni di trasformarla in ferrovia anche con valenza turistica, con alcune stazioni tradizionali trasformate in nodi per innervare i territori di migliaia di nuovi turisti».
Alta velocità, bene la Roma-Ancona, bene Orte ma Perugia continua ad avere un solo collegamento con Milano. E’ vero che e’ gia decisa una fermata nella Media Etruria e anche quale sarà la stazione di riferimento da raggiungere da Perugia? Che tempi si prevedono?
«Rimango incantato nel vedere la bellissima e funzionalissima Medio Padana di Reggio Emilia, con quella struttura aerea di Calatrava che la rende come una sorta di apparizione miracolosa soprattutto di notte o quando c’è nebbia. Anche e soprattutto l’Umbria ha bisogno come l’ossigeno di coronare il sogno finora proibito dell’Alta Velocità perchè passeremmo dalla coppia di treni costosissimi da Perugia per Milano, oltre a quella da Orte, ad una decina di Freccia Rossa quotidiani verso nord che verso sud, con l’onere di raggiungere quelle stazioni in pochi minuti, in auto, autobus veloce o, ove possibile, in treno. Sgomberiamo però il campo dagli equivoci: chi continua a blaterare di Freccia Rossa da far entrare nelle ferrovie regionali e fermare a tutte le stazioni intermedie da Terontola a Terni, sostiene posizioni da giapponesi nell’isola deserta inconsapevoli di una guerra finita da un pezzo. Ai tavoli ministeriali queste chiacchiere costituiscono solo barzellette che non fanno ridere e nessuno le prende da tempo più in considerazione a maggior ragione dopo che il covid ha appesantito di qualche miliardo i bilanci del gruppo Ferrovie dello Stato».
E quindi?
«Quindi abbiamo viceversa il dovere di conseguire il massimo del possibile, obiettivo non facile ma raggiungibile se lavora bene la politica delle regioni contermini Umbria, Toscana e Lazio, puntando quindi alla Media Etruria (da individuare successivamente il punto più adatto) e la Medio Umbro Laziale (nome provvisorio) ad Orte. Noi ci stiamo lavorando con convinzione. Tempi? Poichè non si tratta di una cifra esorbitante riterrei possibile conseguire questi risultati a livello decisorio entro pochi mesi, proseguendo poi l’iter progettuale, finanziario e realizzativo, a condizione che non si ricominci a litigare fra comuni per accaparrarsi la pelle dell’orso prima di averlo catturato. Sulla Medio Etruria gravitano Perugia, Arezzo e Siena con tutti i territori circostanti, su Orte sono interessate Terni, Orvieto, Viterbo e Rieti. Qualcuno chiede di poter collocare la stazione AV in Umbria, dove la direttissima lambisce il nostro confine occidentale. La risposta è semplice, l’Umbria non ha da sola la minima possibilità di ottenere una stazione AV perchè non ha i numeri quindi un bacino demografico/economico tale da attivare un’utenza che giustifichi l’investimento e soprattutto un numero di utenti minimo, quindi nè il Governo nè il Gruppo Ferrovie supporterebbero mai tale proposta».
Dicono che per questa stazione di Medio Etruria ci sia Farneta in pole position, ma i toscani vanno convinti? Possibile?
«Sono parole al vento. Vale solo quello che ho detto prima».
Alla fine, però, lei lo sa che il problema dei problemi quando si dice Melasecche è questo qui: come mai lei, che ha tanto da fare come assessore regionale – e ci sono persino parecchi che giurano lo faccia bene – continua a pensare di fare il candidato sindaco di Terni?
«È simpatico continuare a leggere di dispute fra chi vorrebbe che mi candidi a sindaco, convinto che possa continuare in quella inta propulsiva data sia venti anni fa con Ciaurro che quattro anni fa con il rilancio di progetti ritenuti fino allora impossibili ed ora avviati brillantemente a conclusione. La verità è che non ho mai fatto dichiarazioni in tal senso mentre leggo piacevolmente di veti e di altrui candidature. Ripeto allora con chiarezza: credo di dare da assessore regionale, umbro che più umbro non si può, un contributo importante al progetto del cdx, con una visione strategica ed una esperienza non banali. Coloro che sostengono che i miei post su facebook riguardino la città in cui vivo ed in cui sono stato sempre eletto e rieletto decine di volte, sono soggetti poveri di spirito perchè anche un bambino comprende come sia doveroso rendere edotti coloro che mi hanno eletto del lavoro che sto facendo, ma sfido chiunque sia in buona fede a dimostrare, numeri alla mano che non abbia tutelato tutti i territori dell’Umbria. Sono altrettanto convinto che un maggiore coordinamento Assessorato/Comune, come esiste con tutti i comuni disponibili, darebbe risultati di gran lunga superiori, farebbe conseguire finanziamenti notevolmente più importanti, e soprattutto consentirebbe di recuperare vari gap di cui Terni soffre e che spesso sono frutto di una politica limitata. Su questo fronte si può e si deve fare molto di più e di meglio. Chi fa il sindaco conta, perché nella storia della città abbiamo visto sindacature deboli e forti, ma non quanto potrebbe fare la capacità di fare squadra su cui è indispensabile fare molte serie riflessioni».


