di Luca Ceccotti
TERNI – Basta un rapido giro per il web, attraversando ovviamente fonti attendibili, per comprendere che il dubbio al riguardo è sorto già altrove, da molto tempo. Da Torino a Chiavari, da Ravenna a Pescara, è ormai un anno che spuntano dal nulla e nei centri della varie città dello stivale questi artisti di strada dal talento miracoloso, artigiani della sabbia.
Uno di questi è da poco comparso a Terni, a Corso Tacito, davanti la famosa pasticceria Pazzaglia. I passanti sono subito rimasti stupidi di fronte alla bellezza del suo cane di sabbia, scultura composta dal sapiente utilizzo di piccoli scalpelli e attrezzi di precisione, pennelli, acqua e ovviamente sabbia. Splendida alla vista, di stile piacevole, l’opera è apparsa così come la vedete in foto: già conclusa, con un piccolo cumulo di sabbia asciutta alle sue spalle, bottiglie d’acqua tutte intorno e l’artista al lavoro su di un piccolissimo cagnolino, molto più piccolo e appena stilizzato. Questo dopo un paio di giorni di permanenza sul posto.
Un dettaglio salta all’occhio: cosa ci fa il carrello per il trasporto lì vicino? Volendo essere un po’ maliziosi e prendendo in considerazione gli sgombri e le denunce già avvenuti in altre città, l’idea è che più che arte si tratti di truffa, un proverbiale – e nel caso anche paradossale – delicato castello di sabbia pensato ad hoc per stupire e nascondere la verità. Non diciamo di crederci, ma vogliamo analizzare i fatti.
In buona fede: la statua è stata creata in un primo momento dall’artista e poi spostata in bella vista. In malafede: la scultura è forse composta altrove e “compatta”, comprata solo a scopo dimostrativo. In entrambi i casi, si spiegherebbe la presenza sul post del carrello da trasporto, magari utilizzato anche solo per gli strumenti da lavoro. Quei cumuli di sabbia ai bordi potrebbero essere lì come “polvere” negli occhi dei passati, incuriositi dalla bellezza dell’opera e convinti sia in lavorazione perché circondata di sabbia e altri strumenti. Oppure, più semplicemente, come materia prima di lavoro. L’artista, inoltre – e questo a Terni e in altre città – passerebbe giorni a sistemare piccolissimi dettagli, modificando coda, scanalature delle zampe, rughe. Nel caso specifico – va detto – il piccolo cane aggiuntivo alla fine è stato completato e ora è lì, immobile accanto all’altra opera su cui i dubbi sono ben più consistenti, non essendo stata lavorata in loco. Da una parte il riconoscimento effettivo, dall’altra un retroscena poco chiaro. Vanno insomma soppesati pro e contro.
Altra curiosità è la presenza della stessa opera – con piccole modifiche e cambiamenti – in ogni città dove sono apparsi questi artisti. Perché non mostrare altri animali o qualcosa di differente? Questione d’iconicità dell’opera? Hanno tutti lo stesso maestro? Sempre e solo cani, per giunta della stessa razza.
Provate a fermarvi e chiedere informazioni voi stessi, vedere l’evoluzione del lavoro di questi artigiani della sabbia, capire come si muovano. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”, diceva Giulio Andreotti. Una massima calzante.




