Fiocco rosa, neonato
Fiocco rosa, neonato. Archivio

«Discriminatorio il solo cognome del padre». Cassazione rivoluzionaria: ci vuole anche quello della mamma

Una sentenza già anticipata dalla nuova prassi, ma è aperto il dibattito: chi è favorevole e chi contrario?

di Egle Priolo

PERUGIA – «Discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio» la regola che alla nascita attribuisce automaticamente il cognome del padre.

Questa la storica decisione presa dalla Corte costituzionale con una sentenza che stabilisce come il figlio assuma il cognome di entrambi i genitori nell’ordine da loro concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. Mancasse l’accordo, deciderà il giudice, ma ci si augura che dopo aver messo insieme al mondo un figlio siano residuali i casi in cui si finisca in tribunale per il cognome.
Una sentenza che parte del mondo politico (soprattutto nel centrosinistra) ha salutato con entusiasmo, a partire dalla senatrice Laura Boldrini che, anche come presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, ha spiegato come «Adesso tocca al Parlamento compiere questo salto di civiltà. Ai genitori pari responsabilità e pari diritti, basta discriminazioni che penalizzano madri e figli».
Una sentenza, in effetti, già accarezzata da una prassi che soprattutto negli ultimi anni è stata abbracciata da tantissimi neogenitori: dare direttamente il doppio cognome al proprio figlio. Una scelta possibile immediatamente in sede di registrazione della nascita, anche se fin adesso la regola imponeva l’ordine: prima il cognome del padre poi quello della madre (tanto che il secondo scompare nel codice fiscale).
Una sentenza già pronta a scatenare il dibattito, con la giustizia (e addirittura prima la gente comune) che ancora una volta precede la legislazione.

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