di Marco Brunacci
PERUGIA – Sondaggi o non sondaggi, Virginio Caparvi è il segretario regionale del primo partito dell’Umbria, la Lega, che esprime la presidente regionale e 2 assessori su 5 e non di più perché, con i risultati di allora, fu un atto di generosità nei confronti degli alleati Ora torna a parlare del futuro di coalizione e governo regionale e, come dice lui, «non si sottrae» sui temi caldi e caldissimi.
«Non mi appartiene la politica dei numeri – dice – e quella delle strategia. Io sono per quella dei problemi della gente. Un esempio? Abbiamo sentito Salvini per la Colussi, 300 lavoratori in difficoltà, e lui ha subito chiamato il ministro Giorgetti. Niente a che fare con la narrazione di una Lega che si divide. Non è reale, mi creda. I governatori del Nord? Hanno una sensibilità diversa per motivi che sono ovvi: hanno la responsabilità di guidare comunità. Ma quale spaccatura…».
Almeno tensioni nella maggioranza umbra le ammette? Fratelli d’Italia sta presentando il conto. La sanità prima, il rimpasto di Giunta subito dopo.
«Sulla sanità dobbiamo cambiare passo. Abbiamo deciso di farlo insieme. Come? I nomi? Non riguardano i partiti. Decide la presidente Tesei e la giunta. Ma abbiamo condiviso la strategia e gli obiettivi. Tutti remiamo nella stessa direzione. Bisogna parlare di più con gli operatori e con la gente? Sì. Condividere di più le scelte e spiegarle? Sì, che vuole che le dica».
Sanità, si cambia e lo abbiamo detto. Su Asl e Aziende U7 ha fatto le ipotesi giornalistiche del caso, ma sarà quel che sarà e quel che deciderà la presidente. È chiaro però che non potevate procedere facendo finta di niente, col rischio di essere criticati per tutto e il contrario di tutto. Ma lo sa che ora Zaffini (il segretario di FdI) non molla? Sulla sanità ha avuto cento volte ragione, ma ora c’è il rimpasto di giunta. Lei è pronto a dare luce verde anche lì. Magari sacrificando l’assessore Fioroni?
«Qui bisogna essere chiari: noi siamo i primi a essere aperti alle questioni che sollevano i nostri alleati, ma non bisogna dimenticare quello che è successo. Non sarebbe corretto. All’inizio della legislatura abbiamo fatto una proposta agli alleati, FdI per primo. FdI ha preferito non entrare in giunta. Per cui ha avuto il presidente dell’Assemblea legislativa e ha avuto modo di condividere professionalità di livello nelle Partecipate regionali, persone che abbiamo apprezzato in questi due anni di governo regionale. Ora non si può ribaltare tutto magari sulla base di sondaggi, veri o presunti, precisi o meno, e comunque che valgono per quel che valgono. Noi siamo i più convinti che soltanto un centrodestra unito può vincere e facciamo di tutto per tenerlo insieme. Ma non c’è motivo per mettere in discussione la giunta».
Zaffini se ne può fare una ragione, niente rimpasto di giunta?
«Per quel che mi riguarda, in questo momento, non ci sono dubbi. Supportiamo la presidente Tesei nel suo sforzo di Governo e in quello che ritiene di dover fare. L’assessore Fioroni discusso? Ho avuto modo di interloquire sempre in maniera positiva con lui, certo come ognuno di noi deve riflettere su quello che fa. Magari prende provvedimenti corretti in favore delle imprese che però, in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, non riescono ad arrivare a destinazione come nelle intenzioni del Governo regionale. Sì, come dice lei, non si riescono a mettere a terra. Ma tutti noi dobbiamo migliorare. E quando parliamo di lavoro, di bilanci familiari, di economia reale, con tutto quello che sta succedendo, la gente è molto sensibile. Con le bollette che aumentano, il pieno di benzina alle stelle, chiunque si occupa di economia deve sapere di avere una responsabilità speciale».
Si interrompe ma ha sempre il fioretto in mano. «Detto questo però mi lasci aggiungere anche che non si può governare a strappi, le cose possono cambiare nel corso degli anni ma noi dobbiamo garantire stabilità. Sempre aperti al confronto ma responsabilmente».
Abbiamo detto dei sondaggi, l’ultimo – ancora misterioso – pare positivo per la presidente Tesei, ma la Lega soffre.
«Non mi sottraggo: c’è stata, non dico delusione, ma gli elettori avevano delle aspettative e si sono un po’ raffreddati. I nostri risultati? Non sono quelli di mesi fa. C’era un trend nazionale molto positivo. Oggi piuttosto la novità è che la Lega umbra in ogni sondaggio ha una percentuale superiore a quella nazionale. E’ un dato oggettivo, sapendo che i sondaggi valgono per quel che valgono e personalmente sono convinto che pesa più in questo momento una disaffezione alla politica dovuta alla crescita dei problemi personali e familiari, lavoro e bollette. Conta per tutti i partiti. Per la Lega sono convinto che noi faremo meglio dei sondaggi. Lo sento ascoltando la gente, lo vedo nel lavoro di tutti i giorni, anche in quello di sindaco di Nocera».
Onorevole segretario Caparvi dica una cosa per cui promuove Tesei a pieni voti e una per la quale lei è, almeno un po’, deluso.
«Donatella Tesei è una presidente che lavora senza sosta, che studia le questioni, che qualche volta ci ferma per dirci che su certi dossier bisogna ancora riflettere, capire e approfondire, per poter risolvere davvero il problema. Guardi quello che ha fatto su Monteluce. Un problema enorme lasciato dalla sinistra. 50 milioni. Oggi è avviato a soluzione. E il Pd fa una manifestazione proprio davanti a Monteluce per gridare che è sbagliato non farci la Casa della salute. Mi lasci dire: ci vuole una bella faccia tosta».
Il limite di Tesei?
«Lei fa un lavoro per l’Umbria straordinario. Il limite? Noi tutti dobbiamo comunicare quello che facciamo. La presidente deve farlo in prima persona. Ma adesso lo farà, vedrete. Finita l’emergenza Covid tornerà a girare l’Umbria e a incontrare la gente e a spiegare».
Parliamo di Terni.
«Prima allora dico che la regione è troppo divisa anche tra le due province. Siamo una piccola realtà, il progetto deve essere uguale per tutti. Dobbiamo valorizzare le nostre unicità, difendere gli imprenditori che hanno idee e rendere più attrattiva l’Umbria nel suo insieme».
Sì, va bene, però intendevo cosa farà la Lega alle elezioni per il Comune di Terni, che sono tra pochi mesi. Confermerà come candidato Latini o esplorerà strade diverse, sulla scorta della “dottrina Romizi” degli schieramenti più ampi possibili?
«Dividiamo le questioni. Perché mai non dovremmo puntare su Latini? Ha dietro la città, è arrivato in Comune in una situazione post bellica e ha lavorato alacremente con la sua giunta per risolvere le questioni lasciate in eredità dal centrosinistra. Poi, per non ripresentare un sindaco al secondo mandato ci vuole un gran buon motivo. Invece sull’allargamento delle alleanze noi siamo sempre favorevoli. Porte aperte. Vogliamo rappresentare il maggior numero dei cittadini con le loro esigenze».
Come vede il futuro della regione?
«Sono convinto che vedremo ripartire l’Umbria».
E quello della Lega e di tutto il centrodestra umbro?
«Nel tempo che resta dobbiamo dimostrare quel “quid” nel governo regionale che gli umbri ci chiedono. Alla fine sono convinto che qualche mea culpa dovremmo farlo. È inevitabile. Ma vedremo ripartire l’Umbria».


