Grand hotel Palazzo Spada, porte girevoli, chi entra, chi esce, chi cambia casacca. Autorevolezza cercasi

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | A Terni sono almeno 26 i cambi di gruppo (e spesso anche di partito) dei consiglieri comunali ternani. Un campanello d’allarme per la credibilità della politica e del governo cittadino, in vista delle prossime elezioni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Grand hotel Palazzo Spada, sliding doors, porte girevoli, chi entra, chi esce, ma soprattutto chi cambia casacca, ruolo, partito e, chissà, se anche idea. Neanche blockchain fa a tempo a segnarseli tutti questi giri di valzer di consiglieri, assessori entranti, uscenti, dimissionari, dimissionandi, litigandi ma restanti.

Qualcuno dice che sono 26 i cambi di casacca, le variazioni, i distinguo, i lascio ma non mollo, i lascio perché qui son tutti matti. Altri sostengono siano 27. Il totale è importante: i consiglieri comunali di Terni in tutto fanno 32. Che cos’è? Un virus dell’infedeltà istituzionale che ha colpito i partecipanti alle riunioni di Palazzo Spada? Quali sono i principi della filosofia classica che seguono: l’amore non è bello se non è litigarello? Il cuore è uno zingaro e va?
Il record dei cambi di casacca ce l’ha una signora che si chiama Anna Maria Leonelli. Che però all’ultimo passaggio è stata di parola: aderisce a “Cambiamo”.
Un’altra eccellente consigliera (Margaritelli) passa dalla Lega a Fratelli d’Italia. Sicuramente ci sono – e ne siamo convinti – giustissimi motivi. E nessuno si azzardi a dire che Fratelli d’Italia vola nei sondaggi e la Lega ripiega e le elezioni si avvicinano.
Ma invece un gruppo del consiglio comunale dovrebbe modificare il suo nome: chiamarsi “Uniti per Terni” in questo frullatore sembra un’ironia. Proponiamo: “Insieme ogni tanto e senza legami duraturi”, visto come è l’andazzo generale.
Se faccio assessore il leghista Tizio o il forzista Caio devo fare attenzione con quale lista è stato eletto. Perché al suo posto potrei trovarmi in consiglio comunale uno che è partito da destra, che oggi guarda al centro in vista delle prossime elezioni, ma, mentre gioca, potrebbe scoprirsi addirittura mancino.
Se lo racconti a uno che viene da fuori non ci crede. A chiunque viene da chiedersi ma il sindaco Latini è ancora della Lega?
In questi anni a lui deve essergli venuto il mal di testa. Ogni provvedimento da votare in consiglio comunale è un rompicapo. Lo sosterrà quello che vuol essere di “Azione” ma è ancora con noi, e quello che vuol essere candidato con i più forti tra noi, pur di farsi sentire, si metterà di traverso?
Per fare la riunione di maggioranza affittano i locali della Torre di Babele? Ognuno parla una lingua sua.
Ma questa qui non è mica una cosa da città seria. Non è affatto un segnale rassicurante di governo del cambiamento, piuttosto quello di una tribù di novizi con livello di affidabilità vicina allo zero.
E per chi suona questa campana? Soprattutto per il centrodestra che dovrebbe capire di essere tornato in bilico. La maggioranza fluida funziona finché non diventa un continuo gorgo di personali ambizioni e di interessi minimi e non generali. Per forza che è così difficile impostare una strategia coerente, da realizzare in tempi ragionevoli.
Medici ai capezzali della politica ce ne stanno già così tanti che non è il caso di affollarsi, ma un consulto il centrodestra potrebbe pure promuoverlo.
O ha il coraggio (e ancora la forza) di cambiare non casacca (che è lo sport nazionale del consiglio comunale ternano) ma progetto politico, proposta alla città, oppure si prende un rischio grande così. Serve strategia, non tattica. Analisi e risposte concrete, non giri di valzer. Una strada comune da percorrere nell’interesse generale, non rincorse all’ultimo consigliere che abbia un tiramento.
Nel centrosinistra invece possono perfino festeggiare. Per nessuno è un bello spettacolo, ma ci sono le premesse perché in quella latitudine tornino protagonisti.
La prospettiva è stata definita. Niente candidati riproposti (sembra davvero calata la stella Paparelli), ricerca di nomi che aggregano, prima di tutto a sinistra, ma guardando bene che non siano considerati avversari al centro dello schieramento. L’ipotesi Carmelo Campagna è tramontata nel mentre nasceva. ma quello è il target. Un personaggio che risvegli l’amor di patria (sinistra) e torni a mobilitare la città operaia e quel pezzo di economia cittadina che da quella parte ha sempre guardato, finendo per essere perfino accusata di essere collaterale.
Questo frullare delle sliding doors, le porte girevoli del Grand hotel Palazzo Spada, hanno fatto forse scattare anche l’allarme al momento giusto. Per il bene della città, si apra il confronto. L’obiettivo comune: autorevolezza e solidità per la prossima amministrazione comunale.

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