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La Bce, la politica monetaria restrittiva e i guai di Piazza Affari

L’analisi di Angelo Drusiani

di angelo drusiani

PERUGIA – Risvegliarsi da un sogno vero. Vissuto non nel sonno. Ma presente, in teatro, mentre orchestra, coro, soprano, tenore ti deliziano con Luisa Miller. E mi accorgo, già dall’”ouverture”, che sono al cospetto di un’opera straordinaria. La prima che, dopo anni di frequentazione, mi ha fatto dire a me stesso, e anche alla mia vicina di poltrona: “È la prima volta che amo Verdi”. Io che ho in testa la dolcissima melodia belliniana.

Pensare che nel pomeriggio di venerdì, che ha preceduto la rappresentazione lirica, ho avuto modo, indirettamente, di difendere l’operato della Banca Centrale Europea, colpevole, a parere di alcuni interventi nel corso della Conferenza stampa, di decisioni tardive. In materia di gestione del tasso di riferimento. Esattamente, come accadde, tempo fa, a Washington. A sfavore, in quel caso, della Banca Centrale degli Stati Uniti, la Federal Reserve.
La politica monetaria che la BCE attuerà, a partire dal prossimo mese, sarà gradualmente restrittiva, anche se da più parti si vorrebbe un attacco deciso nei confronti del tasso d’inflazione che sta mettendo a dura prova Piazza Affari e il differenziale di rendimento tra i titoli del Tesoro italiano e quelli del Tesoro tedesco.
Sette giorni fa scrissi: “Che fare? Chi ha pazienza, e capitali da investire, può fissare dei livelli di prezzo, definiti di entrata, ai quali immettere in portafoglio azioni od obbligazioni. Ad esempio, quando il rendimento del BTP decennale dovesse raggiungere il rendimento del 4,25-4,50%. Per poi proseguire, a fronte di rendimenti superiori.” Ora non si può che ribadire quella sorta di consiglio per gli acquisti nel comparto obbligazionario. Tendendo sempre conto, come indicato nello stesso messaggio che, laddove il rendimento si attestasse a valori superiori, altri acquisti, in presenza di disponibilità liquide, sarebbero consigliabili. L’ottica, in questo, ma anche in altri casi, è di dar corso ad un investimento di medio periodo, circa tre anni. Arco temporale nel corso del quale, superate probabilmente le avverse situazioni odierne, il rendimento potrebbe tornare a livelli inferiori, con benefici non trascurabili per il valore di mercato dell’emissione con durata a quel tempo di sei-sette anni residui. Arco temporale stesso nel corso del quale, sulla base delle caratteristiche dello strumento, il suo possessore avrà incassato già sei cedole.
Ai citati, ipotetici, livelli di rendimento, il confronto con il comparto azionario potrebbe divenire meno sbilanciato, a favore di quest’ultimo, caratteristica, questa, che ha governato indisturbata negli ultimi anni. In questo caso, chi preferisce le azioni alle obbligazioni dovrebbe attendere martedì per cercare di carpire i segreti di Washington. Per immaginare, o scommettere, su quanto sarà il valore del rialzo del tasso di riferimento della Banca Centrale statunitense. Perché con un aumento di 0,50 punti le reazioni sarebbero modeste o, quanto meno, contenute. Ma se fosse di 0,75 l’umore muterebbe sensibilmente in peggio. Nel timore che la stretta creditizia potrebbe assumere un ritmo eccessivamente restrittivo. Ma è un’ipotesi da scartare a priori, perché il Presidente della FED ha già dichiarato rialzi del valore massimo di 0,50. Qualcuno si chiederà: l’inflazione made in USA ha segnato, a maggio scorso, più 8,6%, in rialzo su attese a 8,3%. Non potrebbe cambiare idea? Non dovrebbe, perché la politica monetaria della Banca Centrale deve centrare l’obiettivo di riportare la crescita del costo della vita al 2% nell’arco di più mesi.
Vivremo ancora fasi difficili nei mercati finanziari, anche se l’ottimismo di un ritorno alla normalità passa attraverso momenti di ripresa dei corsi azionari e/o obbligazionari. Fasi di mercato adatte a chi ama il “trading”, compravendite dello stesso strumento, anche in tempi brevi. E, paradossalmente, anche di chi ama investire a medio e lungo termine. Perché, a fronte di quotazioni di strumenti azionari e/o obbligazionari di “pregio”, più la quotazione scende, maggiore sarà la plusvalenza che si realizzerà in un futuro non remoto (lontano nello spazio e nel tempo), ma prossimo (relativamente vicino nello spazio e nel tempo.

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