Cna lancia l’allarme: «Gli investimenti pubblici arrivati in Umbria sono ancora pochi». Massima attenzione al Pnrr

Le opere pubbliche finanziate? Non ancora ai livelli della media delle altre regioni. Una preoccupazione ma anche la speranza che, quando verranno “messi a terra” i finanziamenti del Pnrr, la regione potrà avere maggiori vantaggi rispetto ad altre aree del Paese. Necessario però tenere la guardia alta

M.BRUN.

PERUGIA – La Cna lancia l’allarme investimenti pubblici.
Attraverso lo studio commissionato al Cresme Cna ha tirato fuori numeri molto interessanti e alcuni preoccupanti sulla crisi demografica dell’Umbria (ha perso 30mila abitanti in dieci anni e il numero dei decessi negli ultimi due anni è stato nettamente superiore alle nuove nascite). E si sa quanto questo sia destabilizzante per parametri sia sociali che economici di una comunità.

Ma c’è un dato che non è stato sottolineato abbastanza e che dice come l’Umbria abbia di nuovo bisogno di investimenti pubblici.
Non del ricasco della spesa improduttiva dell’amministrazione, ben inteso.
Dice il Cresme, in una pagina della sua ricerca che merita una riflessione. In merito alle opere pubbliche nel 2021 il valore della produzione è stato pari a 638 milioni di euro. Questo in un’Umbria nella quale deve arrivare il grosso del Pnrr, già speso in altre regioni. Cresme, facendo riferimento al report di Bankitalia, afferma che nel 2021 gli investimenti fissi lordi pro capite in Umbria siano stati pari a 209 euro contro i 267 delle regioni a statuto ordinario e i 288 della media nazionale.
«Quella legata agli investimenti – nota il Cresme – è una delle delle questioni che rendono critica la crescita economica umbra».
E’ facile vedere comunque anche l’aspetto positivo dell’osservazione: quando arriverà il grosso del flusso dei finanziamenti del Pnrr (già decisi ma non ancora “messi a terra” qui) l’Umbria avrà dei vantaggi.
L’insegnamento da trarre però da questo, grazie alla ricerca commissionata da Cna Umbria al Cresme, è che la guardia va tenuta molta alta per evitare che le aspettative vengano disattese. E a quel punto l’allarme potrebbe trasformarsi nella presa d’atto di una situazione critica.

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