di Luca Ceccotti
TERNI – La scritta è comparsa alcuni giorni fa alla rotatoria dell’obelisco di Pomodoro, in via Vittima delle Foibe, su di un pezzo di cemento messo a chiusura di un piccolo cantiere. Di un vivo arancione e impossibile da ignorare, quest’ultima rappresenta una grave presa di posizione contro il particolare regime penitenziario rivolto ai boss mafiosi, il carcere duro per esponenti di spicco o capi delle organizzazioni criminali più pericolose del territorio italiano.
Lo scopo della disposizione è quello di ostacolare le comunicazioni interne alla casa circondariale ed esterne, tra altri esponenti della relativa cosca, con il detenuto. Va oltre il mero appannaggio restrittivo e punitivo, introdotta per la prima volta nella cosiddetta legge Gozzini nel 1986, modificata successivamente all’omicidio Falcone nella strage di Capaci del ’92. Si parla di uno degli articoli cardine nella lunga e duratura lotta alla mafia, di cui Terni è stata ed è tutt’ora protagonista “indiretta”.
Ospiti del carcere di Sabbione, nel tempo, sono stati Bernardo Provenzano o Raffaele Cutolo, esponenti di spicco di camorra e cosanostra. Il penitenziario di massima sicurezza è infatti dotato di svariate celle destinate al 41-bis, regime detentivo a cui sono attualmente sottoposte a Terni 26 persone (dati dell’Associazione Antigone), numero importante che più di una volta ha fatto temere eventuali e possibili insediamenti mafiosi cittadini, motivo che rende la scritta preoccupante.
Andrebbe cancellata quanto prima, essendo de facto evidente sfregio a legge, giustizia e guerra contro le mafie.



