A Matterella, le Vergini Martiri siciliane e il ricordo di Jacopo Siculo della sua terra… in Umbria

Arte e spirito: la “visita guidata” di Carlo Favetti a Ferentillo

di Carlo Favetti

FERENTILLO (Terni) – Alla collegiata di Matterella dopo il Sant Antonio abate, che ci ha meravigliato in questa navata di destra, Jacopo Siculo torna con una ennesima opera compiuta, sempre nello stesso anno ossia 1543. Ma andiamo con ordine.

Dal testamento redatto in Rieti con i protocolli del Notaio  Peratti de’ Cavalli stipulato il  29 dicembre
del 1543, il Santoro vanta di un credito di 8 scudi  nei confronti del rettore dell’abbadia di Ferentillo un certo  Domenico Florentelli che, come afferma il Brunelli (1908), probabilmente imputato all’esecuzione di questo affresco: Le Vergini Martiri. Ma andiamo a scoprire e ammirare il fascino di questo dipinto che ha tanta storia e curiosità da mostrare. Il dipinto e’ collocato nella terza nicchia
della navata di destra. Sulla parasta la dedica dell’ altare S.D. CATHARINAE V. M. Le cinque figure di Sante, di tradizione siciliana, sono rappresentate in successione a figura intera e recano tutte l’attributo del proprio martirio: (da sinistra a destra), Lucia con la palma e la patera con gli occhi, Agata la palma e la patera con i seni, Caterina da Alessandria si poggia con la mano destra alla spada e con il braccio sinistro sulla ruota dentata, Barbara sorregge una torre merlata, Apollonia con in mano una tenaglia stringente un dente.Ansano Fabbi (1976) afferma: “intensa e dignitosa è l’espressione dei volti, dovizioso l’ornato degli abiti eleganti”. Sullo sfondo un paesaggio umbro e, forse, tra le Sante Caterina e Barbara è riprodotta la cascata delle “due rocche” con il ponte, situata presso la cittadina di Corleone (nostalgia dell’artista per la sua terra).

Nella calotta, al centro, sopra una nube è seduto l’ Onnipotente benedicente , sotto una coppia di angeli in volo sorregge un ostensorio. “straordinaria eleganza formale divide la scena terrestre da quella celeste” (A.G.Marchese). L’ intradosso dell’arco, decorato con grottesche, reca su una tabella della candelabra di sinistra la data M.D.XXXXIII mentre su quella di destra è scritto DEI I OCTOBRIS. La cappella era di iuspatronato della famiglia Cybo con il suo scudo inquartato (A.Fabbi lesse lo stemma 1976): nel primo e quarto l’arma dei Cybo; dal capo alla Croce patente e della campagna alla banda scaccata. Nel terzo dei medici. Fu il Guardabassi che segnalò “le cinque meravigliose figure di Sante” ma non attribuisce al Siculo l’opera. Le prime attribuzioni si hanno nel 1908 dal Cavalcaselle e Crowe. Infatti nelle loro relazioni tengono a sottolineare come le figure delle Sante Vergini siano “tutte lunghe e sparute”. Dal Brunelli viene attribuito a Jacopo Siculo. “Queste figure, (afferma Scaturro), in questo affresco, mostrano influssi del Raffaello e de lo Spagna Giovanni di Pietro) insieme. Sarebbero infatti “una limpida prova della prolungata stagione umbra del Siculo” (Bruno Toscano 1964). Sullo sfondo più volte ho citato la presenza della “cascata delle due rocche”, ( e non delle Marmore) con il tradizionale ponte presente da sempre al parco della cittadina siciliana di Corleone. Agli improvvisati scopritori della errata “marina siciliana” vorrei suggerire di documentarsi negli scritti ufficiali e citare sempre le fonti; è questione di correttezza….. ne vale la credibilità.

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