Ansia Acciaierie, tra aziende e lavoratori dell’indotto c’è chi sfoglia la margherita: mi toccherà, non mi toccherà (la razionalizzazione)

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | Nel giorno in cui Terni consegna il massimo riconoscimento cittadino al cavalier Arvedi, si moltiplicano le preoccupazioni. Il sindacato in allerta, in attesa di riprendere il confronto sul piano industriale. Aspettando rassicurazioni sul ruolo di motore di sviluppo del gruppo cremonese

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il tono delle relazioni azienda-lavoratori alle Acciaierie nella versione nouvelle vague Arvedi style, così tanto attesa? Andante mosso.

C’è un vecchio navigato radicalissimo protagonista del sindacalismo ternano che da qualche giorno ama fare una battuta con gli amici, in inimitabile slang di Piediluco lake: «Che ve aspettavate, è tornato lu padrone», ma si mette poi a ridere e al momento non fa testo. Anche perché gli piovono addosso secchi ghiacciati di dichiarazioni ufficiali di tutto il sindacato, improntate – come si dice – alla massima moderazione.
Ma una verità il vecchio navigato sindacalista la dice ed è però ovvia: alle Acciaierie non c’è più una multinazionale che non guarda con attenzione ai conti, ma un leader di impresa che è abituato ad analizzare settore per settore, servizio per servizio perché la macchina funzioni a meglio, senza colpi a vuoto, senza spazzatura sotto il tappeto. E se parla di razionalizzazione intende proprio razionalizzazione. Con risparmi in ogni dove sia possibile.
Cosa c’è di ufficiale a movimentare il termometro delle relazioni industriali, allora? Una uscita cauta di Cgil che intravede problemi nella gestione dei servizi esterni e segna con la matita blu l’uscita di fatto di almeno 20 lavoratori della vigilanza ed è preoccupata per qualche altra unità persa nei rapporti con piccole imprese dell’edilizia.
Ma vogliamo dircela tutta? Non sarà che nel passato si è esagerato (e anche il sindacato magari ci ha messo del suo) in questo gran valzer di aziende dell’indotto che vivevano all’ombra della grande fabbrica, la quale non sempre si chiedeva se quel tipo di servizio era necessario o poteva essere “razionalizzato”?
Vai a capire.
Di sicuro c’è la Cisl che adesso si guarda intorno e prende atto che ci sono potenziali perdite di posti di lavoro nel conto dare-avere tra i lavoratori che l’azienda sta stabilizzando all’interno e quelli che rischiano di perdere il posto nell’indotto. Cinquanta persone in meno al momento attuale. Diverse di più tra un po’?
E’ lo stesso conto che fa la Cgil. Ma c’è il timore che se ne perdano altri.
Intanto si avanzano aziende del nord, in affari con Arvedi, che si prendono pezzi del mercato dell’indotto. Cosa che procura preoccupazione. E se a quella di Bergamo se ne aggiungesse una di Brescia e poi un’altra di Cremona?, si chiedono i più sospettosi.
Ci vuole la voce autorevole della Fiom per mettere le cose al loro posto: «Siamo preoccupati della situazione? Chiariamo bene: le relazioni industriali con Arvedi erano partite bene, adesso c’è qualche difficoltà in più. Sul piano industriale non si sta discutendo, però la causa è la crisi di governo. Non abbiamo solo condiviso ma anche spinto perché i lavoratori delle agenzie interinali che erano precari, all’interno dello stabilimento, fossero stabilizzati. Altra cosa sono i lavoratori dell’indotto. Dobbiamo parlarne. Ci preoccupano le aziende del nord che scendono qui? Se facciamo l’esempio della Gap di Bergamo problemi non ce ne sono. E’ azienda strutturata e noi siamo presenti. Vedremo semmai cosa succede in futuro – spiega punto per punto Alessandro Rampiconi, alta scuola di diplomazia e di relazioni – Altra cosa la famosa razionalizzazione. Il problema è che non sappiamo le reali intenzioni dell’azienda e questo un po’ di preoccupazione la crea. Speriamo di tornare a confrontarci appena lo consentirà il calendario politico».
E, detto tra noi, qui sta il punto. C’è un clima di attesa per niente sereno tra le varie aziende (e relativi lavoratori) dell’indotto. Con qualcuno che sfoglia la margherita: mi toccherà, non mi toccherà (la razionalizzazione).
Nel giorno in cui il cavalier Arvedi è stato insignito del massimo riconoscimento cittadino di Terni, c’è chi vive di ansie e trattiene il respiro. Per non ridursi alla boccetta del Valium, ha bisogno di maggiore chiarezza.
Come si sa, da qualche tempo in tutto il Paese non si può dire “stai sereno” a nessuno, ma qui arriveranno dalle Acciaierie un po’ di rassicurazioni per confermare che l’avvento di Arvedi per Terni sarà sempre e solo un’occasione di sviluppo?

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