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Cobas scuola Terni: «Stop alle nomine dei supplenti da algoritmo»

Algoritmo inadeguato e privo di trasparenza: le accuse dei sindacati

di Francesco Petrelli

TERNI – I migliaia di precari della scuola chiedono maggiore trasparenza e chiarezza nelle procedure, come ricorda una nota di Cobas scuola Terni. Nel mese di maggio avevano compilato la domanda telematica di inserimento nelle graduatorie provinciali per l’assegnazione delle supplenze, ma la tempistica anche quest’anno è stata infelice, in quanto la scelta delle preferenze è avvenuta in corrispondenza di ferragosto senza che i precari potessero conoscere le disponibilità dei posti, i plessi di effettivo servizio e le eventuali cattedre frazionabili.

«Nessuna trasparenza e correttezza nelle procedure – si legge – perché gli Uffici Scolastici e le segreterie delle scuole, con organici falcidiati dai tagli e costretti a lavorare in tempi molto ristretti, non hanno completato le operazioni propedeutiche che avrebbero permesso di effettuare la scelta delle sedi e delle preferenze dopo una completa e accurata correzione dei numerosi errori riscontrati nelle graduatorie provvisorie. L’Umbria come il resto del paese ha assistito nei giorni scorsi ad un inusuale e apparentemente positivo anticipo delle assegnazioni delle cattedre al 30 giugno e al 31 agosto agli aspiranti inseriti nelle graduatorie provinciali per le supplenze (Gps), ma molti docenti hanno ottenuto posti peggiori rispetto a quelli a cui avrebbero avuto diritto o, ancor peggio, che non hanno ricevuto assegnazioni di cattedre, quando con punteggi e posizioni ben inferiori, un anno fa, avevano ottenuto un posto di lavoro. La parvenza di efficacia ministeriale ha causato in realtà danni e disagi, docenti precari che aspettano una rettifica definitiva da parte dell’Ust alle assegnazioni del 1 settembre e una seconda nomina in quanto numerose cattedre erano state assegnate già a docenti assunti in “ruolo”». Al contempo le singole scuole hanno iniziato a convocare per le supplenze brevi, ingenerando ulteriore confusione e situazioni di criticità. L’esperienza con cattedre attribuite non in presenza, ma mediante algoritmo già lo scorso anno aveva raccolto segnalazioni di anomalie nelle procedure e generato sit-in sotto l’UST. 
«L’algoritmo con cui purtroppo si procede alle nomine è rimasto segreto e solo a seguito di vertenze il Tar del Lazio (ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022) – condividendo integralmente quanto sostenuto dai Cobas Scuola – ha condannato il Ministero dell’Istruzione a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (Gps) per l’anno scolastico 2021/2022. Nel sistema informatizzato basato su un algoritmo non si possono gestire le variabili degli aspiranti per la determinazione degli incarichi perché inseriti in diverse graduatorie e con le convocazioni in presenza la procedura è più flessibile e l’assegnazione non è in blocco evitando che le rinunce possano essere effettuate solo dopo il conferimento dell’incarico. Le rinunce, inoltre, spesso sono dovute al fatto che si è costretti a indicare preventivamente le sedi del possibile incarico, inducendo molte persone a inserire anche sedi poco gradite che poi, all’atto della nomina, non vengono accettate. Nonostante il ministero quest’anno abbia tentato di limitare le rinunce con l’inasprimento delle sanzioni, gli uffici scolastici ripetono le operazioni di surroga con code fino al 31 dicembre e con il rischio che molte classi di studenti potrebbero avere la nomina dei loro insegnanti con molto ritardo». I Cobas concludono che non è più rimandabile un definitivo ritorno alle convocazioni in presenza o online con gli aspiranti collegati in modalità sincrona. Ciò garantirebbe agli aspiranti la possibilità di scegliere, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e delle precedenze, la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) resi noti almeno 24 ore prima. «Il mondo del precariato tiene in piedi la scuola italiana e chiede che sia tutelato il diritto al lavoro».

A tal proposito, i Cobas Scuola ribadiscono per l’ennesima volta la necessità di stabilizzare il personale docente precario con 36 mesi di servizio e gli Ata con 24, in ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza del 2014 della Corte Europea di Giustizia che ha condannato il governo italiano per abuso di ricorso a lavoro precario e in totale controtendenza rispetto al perverso, costoso e lunghissimo percorso a ostacoli introdotto dalla riforma del reclutamento contenuta nel cosiddetto Decreto Aiuti dello scorso luglio.

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