TERNI – Enedina Tuccio ha soffiato su cento candeline. In realtà di cognome fa Fossati: «Ma ai tempi miei, il cognome del marito aveva il sopravvento e qui, ormai, mi conoscono tutti come la signora Tuccio». Sveglia dalle sei, con neanche un filo di trucco in viso ma i soliti tre fili di perle al collo, esce di casa poco dopo le otto e si ritrova il paese in festa. Montecchio le fa gli auguri: le fa trovare fiori e palloncini, ringraziandola per il grande contributo dato alla comunità.
Un capitale umano importante, il suo. Enedina, nata sotto il comune di Baschi ma trapiantata a Montecchio dove, diciannovenne, conosce Rocco, calabrese Doc, si ritrova con la fede al dito nemmeno un anno dopo. Un colpo di fulmine, le nozze, il primo figlio, Giuseppe. Poi la guerra, la forza (di genere) di provvedere da sola alla crescita di Giuseppe, fino al rientro del marito dalla prigionia. Poi l’arrivo di Maria e Elisabetta. Tre figli, cinque nipoti e altrettanti pronipoti. Tutti presenti alla cena prenotata in un ristorante di Alviano.
«La mamma si deve riposare, ha cent’anni». Le figlie, attente a tutto , la fanno dormire un po’, prima della seconda festa, quella in famiglia. E lei, da brava mamma, nonna e commerciante, si lascia festeggiare volentieri. Le piace essere adulata. Le piacciono le sue perle, quegli orecchini che non toglie mai, la gente, la sua Montecchio. Il marito Rocco, imprenditore, le aveva aperto un negozio di ferramenta in centro. Da li, dal bancone della sua attività, Enedina ha saputo impartire lezioni di umiltà e onestà a tutti: esempio di rettitudine per i figli e per i compaesani. «Mamma esemplare». «Nonna straordinaria». E adesso anche centenaria.






