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Pressing sul Governo, spazi per il fotovoltaico, nuovo Pnrr: la Regione contro il caro-bollette

SPOTLIGHT di MARCO BRUNACCI | In attesa della pace serve almeno di “comprare tempo”. All’industria può tornare utile una decisione della giunta di qualche mese fa. Ma di fronte all’emergenza tutto diventa urgente. E serve un fronte politico unito

di Marco Brunacci

PERUGIA – Caro bollette, per famiglie e imprese. Un’emergenza così fragorosa che non c’è nulla da spiegare. Bisogna capire solo cosa si può fare partendo dal livello locale, quindi dall’Umbria Regione ed eventualmente dai Comuni.

La Regione non ha poteri in materia, ma si è mossa tra le prime per un intervento (piccolo) ma di aiuto a favore delle famiglie, stanziando una cifra che è insufficiente per le richieste (come ha fatto presente Fausto Cardella, presidente della Fondazione antiusura). Comunque un aiuto. La Regione è stata seguita dal comune di Umbertide, in queste ultime settimane. Altri Comuni fanno fatica a mettersi in gioco perché le loro risorse sono ridottissime.
Cosa si può fare di più?
La Regione intende far leva anche su un provvedimento che ha già preso: interpretando le nuove leggi sul fotovoltaico ha consentito alle imprese di occupare con pannelli fino al 100% dell’area a loro disposizione, qualora usi questa energia per l’autoconsumo. Altrimenti si va comunque al 70%, con il tetto interamente occupato da pannelli. Un’arma molto utile in questo frangente di profonda difficoltà delle imprese, con un’apertura alla possibilità di finanziamenti per coloro che intendono investire in questo tipo di energia.
Per il resto, la Regione intende subito fare altre due cose:
intraprendere tutte le iniziative, possibilmente insieme alle altre regioni, per portare il Governo nazionale a fare scelte immediate;
in secondo luogo, va a proporre un diverso utilizzo del Pnrr, che ormai è considerato una delle poche possibilità concrete di intervento immediato.
Ben sapendo che comunque il Governo nazionale – se non si riesce ad arrivare preso alla pace in Ucraina – può solo fare la sua parte con uno scostamento di bilancio, quindi con nuovo debito pubblico, oppure raschiando il barile e reperendo risorse da questa o da quella entrata, ma con possibili ulteriori squilibri nell’intervento pubblico.
Intervenire con il Pnrr sarebbe almeno un modo di “comprare tempo”, aspettando appunto la fine della guerra.
Ma l’Umbria sta anche studiando la possibilità di utilizzare le aree industriali e artigianali dismesse per poter incrementare le fonti rinnovabili, quindi energia che possa essere d’aiuto in questo drammatico momento dell’industria. E qui anche il Pnrr torna utile.
Per essere più espliciti: se nelle aree dismesse si mettono pannelli fotovoltaici, si fanno investimenti dirottando i soldi del Pnrr, che era destinato all’emergenza Covid, in favore di un’emergenza ancor più pressante, è possibile far rifiatare l’industria ed evitare che ci siano chiusure e crisi diffuse.
Per le famiglie tutto è più complesso: l’idea resta quella di allargare un po’ gli aiuti, ma non a fondo perduto, perché non ci sono le risorse, ma aprendo a restituzioni molto dilazionate nel tempo.
Per certo se c’è un terreno bipartisan nel quale la politica deve parlare con la stessa lingua, che è quella di tutti i cittadini schiacciati dalla crisi delle bollette, questo è.
Nessuno ha la bacchetta magica, ma non intervenire subito e con la massima determinazione diventerebbe una colpa grave.

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