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Sanità, le bollette d’oro mettono in crisi gli ospedali umbri

Dal privato al pubblico, cambierà qualcosa per i pazienti?

A.P.

PERUGIA – Le bollette d’oro entrano inesorabilmente anche negli ospedali umbri. Nella sanità pubblica e in quella privata. Le cifre? Vai a capire. Si parla di milioni, 5 per la Usl1 e altrettanti per la Usl 2. Ma appunto, si parla, perché i dati ufficiali non vengono dichiarati. Ma c’è grossa preoccupazione, sia nel pubblico che nel privato. Nei presidi ospedalieri, nelle cliniche, nelle Rsa e nei centri diagnostici, il margine di manovra è minimo: c’è l’obbligo (e il dovere) di mantenere il servizio 24 ore su 24 e sette giorni su sette, senza abbassare di un grado le temperature, neanche negli ambienti ambulatoriali. Infatti il caro energia non sta avendo alcun impatto sui pazienti, per il momento.

Si agisce quindi su organizzazione e flessibilità. Si elaborano i piani di previsione di spesa e si aspetta, più o meno fiduciosi, che il Governo centrale prenda delle decisioni. Nel frattempo i privati che ancora non hanno efficientato al meglio le proprie strutture, si preparano al risparmio energetico come meglio possono. «Nelle sale operatorie sarà difficile modificare qualcosa – spiega Giuseppe Liotti – e quindi il solo modo che abbiamo di prevedere la riduzione dei costi energetici è di trovare la maniera di renderci in un certo senso autonomi». Qualcuno pensa ad installare un gruppo elettrogeno a Gpl. Anche nella provincia di Terni, dove è vero che non ci sono cliniche private ma dove sono nati diversi centri diagnostici e polispecialistici, ci si vuole accordare per realizzare un generatore che possa essere utilizzato da tutti. Da più soggetti dando vita magari ad un consorzio. Nicola Iemma, direttore sanitario del centro medico Servizi Sanitari di viale Cesare Battisti, accreditato con il Sistema sanitario nazionale e convenzionato con l’Azienda Usl 2, spiega: «Ci dobbiamo attenere alla direttive regionali e quindi non possiamo che prevedere la sostituzione dell’illuminazione nelle sale comuni, perché per il riscaldamento, ad esempio, siamo tenuti a tenere accesi i termosifoni dalle 8 alle 20. Per quanto riguarda l’ipotesi di dotarci di un impianto fotovoltaico, deve essere prima chiarito se il tetto riuscirà a sopportarne il peso». Cliniche e centri medici convenzionati, così come ospedali e presidi sanitari, stanno nella fase del “ragionamento”. Della predisposizione dei piani A, B e C, che però non hanno un impatto immediato sugli importi in fattura. La Regione Umbria, dal canto suo, va di “proiezioni” di spesa. Se tutto fila liscio, se quindi gli aumenti non impennano ancora, con 20 milioni in più se ne esce. Sempre che lo Stato li trovi. Perché per l’assessore Coletto la soluzione si deve risolvere a Roma: «A livello nazionale».
«E in fretta, perché con l’arrivo dell’inverno le cose non possono che peggiorare», interviene Tullio Ostili Moschini, segretario regionale Cisl medici. Il sindacalista torna sulla questione dei bilanci delle Regioni: «Perché la sanità sia efficiente e solidale lo Stato deve stanziare i fondi». Non vede alternative Moschini: «Perché le cose funzionino anche il personale sanitario deve essere messo nelle condizioni di lavorare in sicurezza e con tranquillità, senza sentirsi in dovere di sottoporti a turni estenuanti».
Anche in considerazione del fatto che quei sacrifici fatti spesso volontariamente durante l’emergenza sanitaria da Covid, difficilmente potranno salvare i bilanci delle aziende sanitarie.

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