M.Brun.
TERNI – Per il 2023 ci sono altri 6 milioni e 300 mila euro per il territorio. Una stima prudenziale, molto prudenziale, perché le cose potrebbero cambiare, in meglio, forse in molto meglio, già dalla seconda metà dell’anno, se il vento cambia verso e si mette a gonfiare, almeno un po’, le vele dell’economia.
La cifra messa a disposizione è minore dei record dell’ultimo periodo, ma comunque superiore all’era pre Carlini (prima dell’avvento delle attuale presidente) e anche rispetto ai suoi primi due anni.
Ma quel che conta è la forza del binomio “vocazione e passione” per il territorio – una sorta di credo – , che non solo non cambia ma si rafforza.
L’assemblea della Fondazione Cassa di risparmio di Terni è stata per molti versi speciale. “Più di cento soci presenti, partecipi, pronti a fare proposte e a confrontarsi su quelle degli altri”, sintetizza con grande soddisfazione il presidente Luigi Carlini.
Un esempio? In assemblea c’è un socio che ha insistito sulla necessità che nel territorio si promuova la formazione tecnico-scientifica e gli Its. Ecco che subito è diventato uno spunto di riflessione per tutti.
Carlini ha voluto sottolineare anche come la nomina di Carlo Gentili nel Comitato di indirizzo per Arte e cultura sia stata fatta praticamente all’unanimità. Partecipazione, confronto e intenti comuni.
E sulla prossima avventura della mostra su Caravaggio e i caravaggeschi si riserva una presentazione che sia all’altezza dell’evento, davvero straordinario non solo per Terni e per l’Umbria.
Alla presenza del sindaco Latini, in assemblea sono stati diversi e interessanti gli interventi.
Ma una finestra va aperta su quello di un personaggio che è un po’ la storia della Fondazione Carit, Chicco Dragoni. Una riflessione sulla sanità, forse controcorrente in questo periodo di tagli e risparmi forzati, ma che merita l’attenzione di tutti.
Dice Dragoni, lanciando la sua sfida agli amministratori, un ospedale come Terni ha una speciale vocazione che va riconosciuta e tutelata e che può diventare ricchezza per l’intero territorio.
L’ospedale può servire un bacino di utenza che arriva fino a Roma, con i tanti abitanti e una sanità spesso in affanno per far fronte alle esigenze. E va trasformato, convintamente, in un forte presidio “di frontiera”, che regga con valore il confine sud dell’Umbria. Così può diventare ancora più attrattivo. La mobilità passiva (pazienti che vanno fuori regione per farsi curare) è uno dei mali della sanità umbra e dei suoi bilanci. Promuovere la mobilità attiva è la soluzione. Non leccarsi le ferite.
Ecco quindi la proposta operativa: si deve investire oggi denaro sull’ospedale di Terni, si chieda quindi al suo direttore generale di diventare un vero amministratore delegato, capace di tradurre l’investimento iniziale in ricavi.
Va da sé: si deve puntare alla qualità e alle eccellenze, partendo però da subito su una operazione che non può. essere più differita: assumere medici e infermieri, i cui ruoli sono con ogni evidenza carenti.
Si è detto di qualità ed eccellenze: anche qui – dice Dragoni – si deve passare per un miglioramento del trattamento economico perché quello umbro non è competitivo con quello delle realtà migliori d’Italia.
Di fronte al mantra del risparmio a ogni costo una proposta che punta su un investimento per ottenere – con criterio di impresa – un vantaggio nel medio periodo. Invece di un arretramento che si trasforma in declino, e quindi in nuovi debiti, un passa in avanti per combattere battaglie non di retroguardia.
Chi ha orecchie per intendere, intenda.


