di Marco Brunacci
PERUGIA – Ha i toni di una lunga “fatwa” che però probabilmente è indispensabile, visto il punto raggiunto. Massimo D’Angelo, dg della sanità umbra, scrive a Asl e Aziende ospedale per far applicare da subito “Urgenti misure di razionalizzazione della spesa farmaceutica”. Sono 5 pagine di raccomandazioni tecniche che vanno dal tetto alla spesa fino a indicazioni anche sugli acquisti: d’ora in poi andranno fatti (tutti) attraverso le gare della società regionale Punto Zero.
Perché si è arrivati in questa situazione? Perché sono decenni che viene raccomandata maggiore attenzione e appropriatezza nella spesa farmaceutica ma nessuno finora è riuscito a ottenere risultati apprezzabili.
Colpe? Va detto subito che la materia è davvero complessa e ridurla a Tizio contro Caio sarebbe un esercizio inutile. Magari esistesse una formula magica.
Però lo sforzo della Regione, fatto in un momento in cui la Corte dei Conti ha appena mandato il suo ultimo alert, con invito a ridurre immediatamente la spesa per farmaci e acquisti in sanità, non può essere che condiviso. Come pure va condivisa l’urgenza.
Aggiungiamo però, per aiutare nel dibattito, i primi commenti che arrivano dalle eccellenze delle strutture sanitarie umbre. Ecco dunque alcune osservazioni, molto pertinenti, dalle quali partire per un confronto, al fine di migliorare l’intervento.
Prima osservazione: la letteratura scientifica in materia, insieme all’esperienza nazionale, indica che si possono ottenere risultati immediati con giri di vite e diktat, ma spesso sul medio periodo tutto si rivolge contro. Provvedimenti “coercitivi” magari rispondono a esigenze indifferibili – si fa notare – ma alla fine senza un coinvolgimento diretto degli specialisti della materia non si va da nessuna parte.
Seconda osservazione: premesso che un’iniziativa choc andava presa, nel documento manca – dicono – un’analisi numerica dei consumi attuali della farmaceutica, una previsione di spesa ed una di risparmio per le aree specialistiche dove agire in maniera differenziale per il risparmio.
Come si fa quindi a dire – per fare due esempi – che i nefrologi hanno rispettato il tetto di spesa e gli oncologi no, quando non si hanno numeri di riferimento?
Terza osservazione: giusto valutare appropriatezza della prescrizione e della spesa per farmaci, ma insieme va fatta anche una valutazione sull’appropriatezza della spesa per organizzazione. Neanche questa è più differibile se si vuol garantire un futuro del sistema.
Quarta osservazione: ci sono risvolti legali inevitabili in operazioni di questo genere. Cosa si risponde a un gruppo di cittadini che reclama un tipo di farmaco piuttosto che un altro?
Ci sono farmaci, molto costosi, che secondo gli studi scientifici, allungano la possibilità di sopravvivenza del paziente, in un numero però limitato, o addirittura molto limitato, di casi. Che si fa? E’ legittimo e persino doveroso risparmiare, ma sempre rispettando il sacro diritto a tutelare la salute del paziente nel modo migliore tra quelli indicati. Come e chi farà le scelte?
Via al dibattito. E provare a trovare vie di uscita – soluzioni complesse a problemi complessi – attraverso il dialogo e il confronto con gli esperti. Senza giustificare ritardi, ma senza che l’appropriatezza diventi approssimazione.


